Ventiquattrore sono il tempo che occorre, a Bologna, per smentire una notizia falsa e priva di qualsiasi fondamento condivisa in lungo e in largo da cittadini e attivisti che si oppongono alle politiche ambientali del Comune. Un danno serio alla credibilità delle istituzioni e dei comitati stessi, cui non c’è altro antidoto che una deontologicamente corretta e puntuale informazione
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Chi avesse una qualche consuetudine con le tradizioni locali, svegliandosi una classica domenica di agosto bolognese con l’afa che mortifica l’anima e la città che assume sembianze di deserto, sarebbe tentato di credere che per una volta, e nonostante le ostiche condizioni ambientali, il giorno del Signore possa essere onorato dall’assenza di polemiche e da quintalate di dolce fancazzismo.
Il medesimo soggetto, evidentemente un discreto fesso, sarebbe però costretto a ricredersi soltanto qualche ora dopo. Quando, al calar del sole, una mail esplosiva lo coglierebbe, disgraziato, mentre si esercita nel grounding all’ombra di un pioppeto in predicato di smantellamento – «Maccome Pì?! È dendricidio!». «No gioia, si chiama agricoltura».
L’inaspettata missiva, opera di un famigerato comitato di dendrofili che tutti ormai ben conosciamo, lascia il caporedattore assai di stucco: «Abbiamo ricevuto la notizia – vi si legge – da fonti interne all’amministrazione bolognese – chi è il Giuda?! – che è prevista la devastazione del verde in zona Casalone a San Donato per fare spazio al tram». L’orrendo crimine, secondo il comunicato, «è previsto per il 15 agosto con la città svuotata e i rompiscatole ambientalisti in vacanza». Ostia, mancano appena cinque giorni! Datemi Instagram, che devo subito controllare…
Sul social dei narcisi, tuttavia, la storia se possibile peggiora: a leggere la pagina del suddetto comitato, infatti, pare che l’amministrazione «di taglialegna» abbia intenzione di «devastare il parco all’altezza di Casalone-San Donato, angolo Zagabria, per fare il nuovo capolinea del tram» visto che «al Pilastro non riescono ad arrivare per via del ponte sull’autostrada di pertinenza autostrade Spa».
Poiché la differenza tra i giornalisti e i social è che i giornalisti solitamente verificano prima di emettere e i social emettono e basta – motivo per il quale dovremmo tutti preferire sempre la prima categoria, almeno quando si tratta di informarci – il fesso caporedattore molla i pioppi in marcia sul miglio verde e si attacca al telefono per cercare qualcuno che, competente in materia, possa smentire o confermare l’infelice tesi comitarda.
La prima ipotesi, quasi interna, è contattare quell’ex agente Ansa, nome in codice “Wolf”, che abita giusto giusto in via Zagabria e che qualcosa potrebbe sapere. Ma è agosto e forse giustamente Wolf ha messo i piedini al fresco, e oltretutto ha quel brutto vizio di dare notizie – verificate – non appena le riceve: se sapesse qualcosa, dunque, ce lo avrebbe già detto.
Si arriva così alla seconda ipotesi, che è parlare con l’amministrazione. Un’opzione sempre spinosa per noi “pennivendoli” a causa di quella patina di sospetto che il grillismo ci ha comunque vomitato addosso, ma che la deontologia – ripeto un brutto vizio, non c’è che dire – proprio ci impedisce di evitare.
Da Palazzo d’Accursio, con encomiabile precisione, mi assicurano quello che sarà ribadito, il lunedì, anche in un comunicato ufficiale (qui): non ci sono varianti al progetto per fare il nuovo capolinea del tram e, su quel lato di via San Donato, è da sempre previsto l’abbattimento di soli tre alberi – «dovrebbero essere due tigli e un pino» – posti a ridosso della strada, che deve essere allargata per realizzare la fermata “San Donnino” già presente in tutte le fasi del progetto. E sia lodato Gesù Cristo.
Al di là degli egocentrismi pascoliani, si sa che la notte del dieci agosto, per noi plebei, è sinonimo di speranze. E forse proprio per questo la lettera del comitato si concludeva con l’auspicio che «la notizia ricevuta sia una fake news». Per parte mia, appurato che lo è davvero, vorrei spingere il desiderio ancora più in là. Ossia che un giorno o l’altro le fake news vengano sì smentite, ma ben prima di essere condivise in lungo e in largo come verità scolpite nella pietra. A gran beneficio dei cittadini, del grounding e dei pioppi che hanno ormai fatto i conti con il loro destino.
Photo credits: Ètv Rete 7

In realtà la smentita del comune non smentisce.
Cioè, smentisce che in san donnino venga fatto un terminal *permanente* del tram ma “solo” una fermata “con inversione di marcia” (cioè… un terminal, ma della differenza terminologica ci importa poco), invece non smentisce affatto, anzi conferma, che verranno tagliati alberi – e di questo invece ci importa, come cittadini.
Che poi gli abbattimenti fossero già previsti in progetto non ci consola. E se invece che il 12 o il 15 agosto saranno tagliati il 16 o il 19 non fa differenza.
Quant’è irritante la supponenza di considerare invariabilmente i/le cittadini/e come dei bambini scemi a cui bisogna spiegare le cose 😖
Consiglio al comico che non fa ridere che ha scritto questo articolo probabilmente letto solo dagli amichetti del PD di andare a vedere sul suo amato Instagram la fake news di oggi di piazza dell’unità e conseguentemente di darsi un ciocco in testa da solo.
Siete Vergognosi. Intanto stamattina alle 6 (orario da ladri come si conviene a questi abbattimenti e giusto per tirar giù dal letto qualcuno) hanno abbattuto il bagolaro storico di Piazza dell’Unità. Mi raccomando continuate a leccare…
Appunto.
E aggiungo che, verso le 8, un’altra squadra di taglialegna era al lavoro in via Emilia ponente, intorno alla fermata “prati caprara”, zona odpedale maggiore: dovevano tagliare “solo” un paio di alberi di alto fusto evidentemente per fare spazio al cantiere del tram cge sta per iniziare in quel tratto
Buongiorno riprovo a scrivere un commento. Sarà stata anche una fake news come afferma l’ autore dell’ articolo ma visto come si è comportata finora la giunta più green d’Italia bisogna sempre essere vigili ed attenti. Si ricorda per esempio come si sono comportati in via Cavazzoni quando le motoseghe sono arrivate di notte agendo come dei ladri?? Potrei fare altri esempi e comunque non dimentico le manganellate della digos inviata al Parco don Bosco dalla giunta dei democratici quindi non mi fido più di loro. Come elettore di sinistra e come cittadino sono veramente indignato e deluso ma cercherò di non gettare la spugna e continuerò a dire la mia con umiltà e senza la prosopopea che trasuda da questo articolo. Distinti saluti. Lenzi Loris
Da residente aspetto anch’io da gran tempo che “un giorno o l’altro le fake news vengano sì smentite, ma ben prima di essere condivise in lungo e in largo come verità scolpite nella pietra”: mi piacerebbe infatti non leggere più, su media sedicenti “di informazione”, che l’amministrazione bolognese è green, che è la più progressista d’Italia (se non dell’Europa, dell’Orbe o dell’universa galassia), che ascolta i suoi cittadini, che ne rispetta i bisogni e i desiderata, che ha a cuore la loro salute, e via millantando. Peccato che codeste fake news, sistematiche e facilmente verificabili come tali, non vengano mai sottoposte dai suddetti media alla prova dei fatti, come dovrebbe essere loro mestiere. Ma si sa che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare…
Non riuscite proprio a comunicare senza astio? In un solo “articolo”, voi “giornalisti seri” che verificate sempre le fonti delle notizie (semicit) siete riusciti a insultare chiunque, anche chi non c’entra niente con questa questione.
Addirittura siete andati a ripescare i 5 Stelle.
Non so se la vostra concezione di giornalismo equivalga a comunicazione violenta: sarcastica, rancorosa e povera di contenuti (perché suvvia, non c’era tanto da dire su una smentita), in caso si potrebbe dar quasi ragione ai 5 stelle col loro giudizio sui giornalisti.
Abbiamo aspettative più alte.
Fate uno sforzo e non cedete agli impulsi emotivi di pubblicare questa roba.
Perché dietro i comitati preoccupati per il verde o dietro i 5 stelle, ci sono cittadini ed elettori comuni, che in diversi casi hanno espresso preoccupazione legittima per il verde a Bologna e hanno rivendicato la loro necessità di mantenere il verde esistente, come nel caso del Parco don Bosco e dei Prati di Caprara, dove i Comitati hanno avuto successo; ricordo che in altri casi hanno perso, come avvenuto per gli alberi abbattuti all’uscita 6 della tangenziale per allargare l’autostrada in città (?) a cui seguiranno altri tagli di alberi, se l’allargamento mai si farà.
Abbiamo capito che siete contenti (sino ad esultare) per averli “colti in fallo” per una notizia non vera fino in fondo- perché gli alberi si abbatteranno come da progetto, ha detto il Comune- ma mentre da parte loro non c’era alcuna malizia, non si può dire lo stesso di voi con questa specie di articolo.
Insultarli non serve a nulla e non è un lavoro giornalistico. Mostra solo l’empatia di una mattonella e la capacità di fare giornalismo super partes… inqualificabile.
Fate un bel lavoro giornalistico serio per calcolare quanti alberi ad alto fusto ci vorrebbero per ridurre la temperatura in città di un grado di media, o nelle zone più calde (e povere), come la Barca o Corticella Vecchia.
Chiedete ai cittadini di queste due aree come passano l’estate in città, com’è la loro giornata con 35 gradi di media per due settimane.
Chiedete agli amministratori comunali come prevedono di adempiere alla Nature Restoration law quando verrà il momento.
Ne avete di lavoro da fare, invece di insultare i cittadini preoccupati.
I disagi che si stanno vivendo per creare una infrastruttura così importante come il trasporto su tram saranno ampiamente compensati con vantaggi che già ora possiamo intravedere andando a rileggerci le pagine di alcuni quotidiani europei. Ho la fortuna di poter viaggiare e posso offrire alcune riflessioni ed esempi storici e contemporanei:
1. Nizza (Francia) Quando si parlò di introdurre il tram negli anni 2000, ci fu una forte opposizione per via dell’abbattimento di alberi storici e del cantiere invasivo in Avenue Jean Médecin. Dopo l’apertura, la linea ha ridotto traffico e inquinamento, migliorando la vivibilità del centro. Oggi il tram è un simbolo della città. 8 milioni di viaggi in auto in meno ogni anno. Riduzione media della CO₂ urbana di 2.500 tonnellate annue. Più spazi pedonali e ciclabili nelle strade centrali.
2. Bordeaux (Francia) Prima del tram (2003): trasporto pubblico usato dal 9% della popolazione per gli spostamenti quotidiani. Nel 2018:
Quota di utilizzo salita al 15%. Riduzione di circa 50.000 viaggi in auto al giorno. Forte crescita del commercio nel centro storico riqualificato.
3. Strasburgo (Francia) Negli anni ‘90 la reintroduzione del tram fu contestata da molti commercianti che temevano un calo di clienti durante i lavori. Ora la rete è un modello europeo, ha rivitalizzato il centro e stimolato il turismo. Dopo 10 anni di esercizio: Traffico automobilistico in centro ridotto del 20%. Aumento del 40% dei passeggeri del trasporto pubblico. Concentrazioni di NO₂ calate del 15% nelle zone servite.
4. Vienna (Austria) La città ha investito massicciamente nel potenziamento della rete tramviaria, spesso sottraendo corsie alle auto. Oggi i viennesi la considerano una parte essenziale della mobilità urbana, grazie a puntualità e copertura capillare. La rete tramviaria consente di evitare circa 300.000 viaggi in auto al giorno. Emissioni di CO₂ del trasporto urbano inferiori del 30% rispetto alla media delle grandi città europee che non dispongono di una forte rete tramviaria.
5. Praga (Repubblica Ceca) Ha una delle reti più estese al mondo. Durante l’ammodernamento di alcune linee storiche ci furono proteste per il rumore e per le modifiche alla viabilità. Ma la qualità del servizio e la riduzione del traffico automobilistico hanno poi convinto molti scettici.
6. Milano (Italia) Anche lì, già a fine ‘800, la transizione dai tram a cavalli ai tram elettrici fu accolta con diffidenza. Oggi la rete milanese è un elemento identitario e un’attrazione turistica oltre che un mezzo di trasporto. In generale, le esperienze mostrano che: I disagi sono concentrati nel periodo dei lavori, mentre i benefici (riduzione traffico, qualità dell’aria, accessibilità) si vedono a lungo termine. La comunicazione chiara e il coinvolgimento dei cittadini aiutano a ridurre le opposizioni. Molte città, a posteriori, considerano i tram un investimento di cui non farebbero più a meno. Più spazi pedonali e ciclabili (il tram libera corsie dalle auto). Per Bologna è facile prevedere maggiore accessibilità ai negozi senza bisogno di parcheggio in centro. Aumento del valore immobiliare nelle zone servite (+5–10% in 5 anni, come osservato a Strasburgo e Bordeaux). Bologna ha diritto ad ottenere meno traffico, aria più pulita e un centro più vivibile, con benefici ambientali paragonabili al togliere dalla strada circa 20.000 auto private in circolazione ogni giorno…
Va bene paragonare Bologna alle città francesi che Lei cita, tutte meno popolose e a volte anche di parecchio, ma il confronto fra realtà nazionali diverse è sempre delicato, dato il pregresso storico tanto differente e, quindi il divario di esperienza accumulata: Grenoble, tanto per citare una città quasi tre volte meno popolata di Bologna, aveva una rete cittadina di trasporti su rotaia ad elevata automazione già nel lontano 1988, quando vi ho lavorato. Quanto a paragonare Bologna con Vienna, Praga o Milano, anche truccando le carte con il parlare di Città Metropolitana, non vale neanche la pena di soffermarsi, tanto è diverso il rapporto di dimensioni. Ma confrontare le mele con le pere è occupazione assai in voga, soprattutto presso la nostra Amministrazione.
qui abbiamo un fulgido esempio di come i giornalai di Bologna accorrono subito in aiuto del sindaco , ironizzando su come quei “boccaloni dei cittadini e comitati pro alberi” abbiano abboccato all’amo degli spacciatori di FAK E NESW SENZA PRIMA VERIFICARE ECC. EC….. rimediando cosi’ secondo loro una figura barbina…….
Non si rendono conto poveretti che cosi’ facendo per l’ennesima volta, i servi della gleba del sindaco (o camerieri che dir si voglia),
HANNO COME AL SOLITO PERSO UNA MERAVIGLIOSA OCCASIONE PER STARSENE ZITTI !!!
Sono così stanca di sentir parlare di ” disagi temporanei”, di luminosi vantaggi futuri, dalla claque del primo cittadino, in una città completamente stravolta da scenari simili a contesti di guerra. Cantieri che rendono aria irrespirabile, alberature scomparse, circolazione ostacolata dovunque per anni.
Altre grandi città europee prese ad esempio….come se Bologna non fosse una piccola città romana e poi medievale che si percorre a piedi tra due porte opposte in mezz’ora, con strade strette limitate dai portici, piena ricolma già ora di turisti. In questa città che si è voluta chiamare, con prosopopea, “metropolitana” la rete del trasporto pubblico di autobus era già capillare, copre ancora ogni direzione.
I binari del tram si incrociano in modo rettilineo: chi abita nei quadranti, da essi definiti, dovrebbe prendere un autobus per raggiungere le due direttrici, cambiare e salire sul veloce mezzo pubblico. Un grande vantaggio davvero!.
E allora? Viva la bicicletta!…. Peccato che le carreggiate sempre più ristrette per ingrandire i marciapiedi in particolare in prossimità degli incroci, le auto elettriche sempre più larghe e massicce, i binari scavati per il tram rendano le strade veramente pericolose.
Nel primo caso perché portano cicliste e ciclisti verso il centro della strada;
nel secondo li spingono a cercare di marginalizzarsi il più possibile, nel terzo rischiano di incastrare la ruota nel solco metallico ( in più li attende pure la multa per non essere rusciti a tenere in piedi il proprio mezzo).
Va bene così, decidi di andare a piedi…se non fosse che i monopattini e le bici elettriche si spostano con la velocità dei motorini non di rado anche sotto i portici. Ah, dimenticavo le fermate del tram, caro pedone, si allontaneranno per te circa del doppio rispetto a quelle degli autobus. Dunque? Resta a casa, hai il computer, la digitalizzazione, la città smart, gli alberini nei vasi, cosa cerchi ancora? Cosa dici…quel che avevi prima e or non hai più? Cittadino retrogrado e conservatore!
Una considerazione sulla convivenza green tra il tram e le biciclette: guardando attentamente si può notare che i binari del tram si trovano, sia pur di pochissimi centimetri, a livello inferiore rispetto alla pavimentazione stradale in cui sono inseriti (ho delle foto di via Ugo Bassi in cui questo si vede bene). Il margine della pavimentazione stradale intorno alle rotaie è smussato verso l’interno, così che la ruota del ciclista che si sposta da destra a sinistra o viceversa (magari per schivare un pedone che attraversa o un veicolo fermo a margine) viene di fatto convogliata proprio verso il solco delle rotaie col rischio concreto di incastrarcisi dentro e far cadere il ciclista. Lo stesso non avviene per monopattini, bici elettriche e scooter perché hanno ruote più larghe che non si incastrano nel solco delle rotaie. Quindi, va bene il tram (anche se la capillarità del servizio green era garantita dai meno dispendiosi bus elettrici), ma la.convivenza con le bici, con una sede così costruita, non pare del tutto “pacifica”.