Ha esordito al parco Cevenini la kermesse provinciale del Partito democratico bolognese. Una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, rispondendo al bisogno di tradurre la passione politica in azioni e relazioni umane
di Ilaria Gamberini, consigliera di quartiere Porto-Saragozza
Ieri sera la Festa dell’Unità ha finalmente aperto le sue porte, dando il via a una nuova edizione che, come sempre, promette di essere un’occasione imperdibile di incontro, discussione e condivisione.
Quest’anno, dopo tantissimo tempo, la Festa ha cambiato location. Un cambiamento che per molti ha rappresentato una rottura con il passato, ma che in realtà dimostra quanto contino, più che il luogo, le persone che lo rendono vivo.
Perché la vera forza della Festa non sta nel terreno su cui si monta uno stand, ma negli sguardi, nei gesti, nell’impegno di chi ci crede. E allora questa nuova avventura, anche se in uno spazio diverso, non perde nulla del suo significato: si rinnova, si adatta, ma resta autentica. Perché sono le persone a renderla speciale.
Il giorno dell’inaugurazione non dice tutto ma dice tanto, e i numeri sono stati in linea, se non migliori dell’ultima edizione. Segno che le preoccupazioni per la novità si sono rivelate infondate e che probabilmente c’era una voglia di cambiamento che ieri ha trovato respiro.
Ma la cosa più importante è l’atmosfera: sorrisi, file alle casse, musica e voglia di fare politica in modo concreto, partecipando attivamente alla costruzione di una società più giusta. Una magia che si ripete ogni anno e che si tramanda di generazione in generazione.
Perché in fondo la Festa è l’incontro di chi crede che l’impegno collettivo non si fermi alle parole, di chi sa che dietro a un piatto di tagliatelle c’è il finanziamento a un partito, di chi sente il bisogno di tradurre dogmi e trattati politici in azioni e relazioni umane.
Dietro ogni angolo della Festa dell’Unità, dietro ogni piatto servito, ogni sorriso scambiato, c’è un gruppo di persone che dona il proprio tempo e la propria energia per far sì che tutto funzioni. Volontarie e volontari senza i quali la festa non sarebbe la stessa.
Tra una risata e un’ora di fatica, si costruiscono legami che vanno oltre il lavoro stesso, si alimenta un senso di comunità che rende ogni momento speciale. È proprio questo che rende la Festa dell’Unità un’esperienza unica: l’energia che nasce dalla passione condivisa, dalla consapevolezza che, seppur per pochi giorni, si sta costruendo qualcosa di importante.
Gli stand dei ristoranti sono tanti, ciascuno con la propria identità, i propri piatti, la sua storia. Per tre settimane non conta più da quale circolo o area si provenga, perché tra cavi da sistemare, tavoli da montare e tende da fissare, sono la solidarietà, il lavoro di gruppo, il senso di comunità a prevalere.
Ogni anno, questo evento diventa un’occasione per rincontrare vecchi amici e conoscerne di nuovi, per scambiare idee, per condividere momenti che vanno ben oltre il dibattito politico. È in quei momenti di pausa, tra una chiacchiera e un caffè, che si crea un legame che va al di là delle parole: si costruisce una rete di relazioni, di esperienze condivise, di sogni comuni.
È un modo diverso di fare politica.
Ma non per questo meno efficace.
C’è tempo fino al 21 di settembre per scoprirlo e valorizzarlo. E vi assicuro che è un’occasione da non perdere.

condivido l senso dell’ scritto, aggiungerei “SOLO” che era necessario ricordare che queste feste servivano anche per finanziare il giornale, l’Unità, indispensabile per per fare politica in autonomia: un giornale proprio è fondamentale per diffondere la propria opinione e farla conoscere a chi è interessato, senza la mediazione di giornali che hanno altri obiettivi.
Non sento mai parlarne, anche in forme semplici ma costanti, anche in web