Bolognina, sicurezza e crack: lo scaricabarile del governo sul Comune

L’esecutivo Meloni ha la responsabilità diretta dell’ordine pubblico ma preferisce riversare colpe e accuse su chi, in prima linea, sta cercando di fare il possibile. Il ministro degli Interni dovrebbe intervenire immediatamente sugli organici delle forze dell’ordine in enorme difficoltà numerica e nel contrasto alle organizzazioni criminali sulle quali certamente non possono agire gli enti locali.

di Andrea Femia, digital strategist cB


In una Bolognina sempre più al centro del dibattito nazionale, tra dossier presentati in Procura, risse in strada e la distribuzione di pipe da crack come misura di riduzione del danno, si consuma un nuovo scontro politico che ha dell’assurdo. Da una parte un Comune, quello di Bologna, che – nel rispetto delle proprie competenze – cerca di gestire una situazione complessa con gli strumenti che ha. Dall’altra, un governo centrale che ha la responsabilità diretta dell’ordine pubblico, ma che preferisce riversare colpe e accuse su chi, in prima linea, sta cercando di fare più del possibile.

La miccia si è riaccesa con le parole del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni della Lega, che ha bollato come una «pagliacciata» l’iniziativa dell’assessora Matilde Madrid di portare in procura un dossier sullo spaccio in Bolognina. Un’accusa grave, che ignora volutamente l’evidente tentativo dell’amministrazione di denunciare situazioni al limite, chiedendo più attenzione, più mezzi e più uomini a chi – per legge – dovrebbe garantirli: il Ministero dell’Interno, per l’appunto.

Nel frattempo, in via Zampieri, scoppia una rissa tra pusher e clienti (qui). Una donna finisce a terra mentre cerca di proteggere il figlio. Il 118 interviene. Un episodio drammatico che sottolinea quanto sia seria la situazione. Eppure, al posto di un confronto istituzionale costruttivo, la reazione del governo è tutta politica, muscolare, utile solo ad alimentare una narrazione propagandistica.

Perché è questo il punto: la destra è in una perenne campagna elettorale, incurante delle responsabilità che derivano dal governare. Preferisce prendersela con chi non ha competenze in materia di sicurezza – i Comuni – invece di affrontare la realtà. Una realtà che vede organici delle forze dell’ordine sotto dimensionati e organizzazioni criminali radicate. Temi su cui il Viminale dovrebbe intervenire direttamente, invece di accusare chi, nel frattempo, prova almeno a mettere una pezza con misure di salute pubblica, come la distribuzione controllata di pipe da crack, sostenuta da dati scientifici e dal Sistema Sanitario Nazionale.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami parla di «decine di arresti e centinaia di provvedimenti di allontanamento», ma questi numeri, più che confermare l’efficienza dello Stato, mostrano proprio l’entità del problema. Non serve uno scienziato per capire che se il governo fosse davvero efficace il fenomeno si ridurrebbe nel tempo, piuttosto che continuare imperterrito. La destra governa da tre anni, non da tre mesi.

È brutto dirlo, ma l’eterna propaganda della destra si regge su un corto circuito che sfrutta l’ignoranza – sì, l’ignoranza, viene difficile trovare altre parole – di una parte del suo elettorato, convinto che a garantire la sicurezza pubblica debba essere il sindaco e non il ministro dell’Interno. È una confusione pericolosa, alimentata ad arte per spostare il dibattito dal piano delle soluzioni a quello dello scontro ideologico. Ma la sicurezza è una cosa seria. Non dovrebbe essere oggetto di slogan. E soprattutto non dovrebbe essere gestita a colpi di tweet, conferenze stampa o dichiarazioni incendiarie.

Il governo faccia il suo dovere. Se non per rispetto delle istituzioni locali, almeno per rispetto dei cittadini.


Un pensiero riguardo “Bolognina, sicurezza e crack: lo scaricabarile del governo sul Comune

  1. Polemizzare con il Governo lascia il tempo che trova. Anche con i governi di centro sinistra il problema degli organici insufficienti delle forze dell’ordine sussisteva. Allora pero’ si preferiva parlare di insicurezza percepita e se anche fosse stato possibile si diceva “no alla militarizzazione del territorio”.
    Gli spacciatori portano anche degrado ma sono tanti perche’ rimangono altissimi i numeri dei consumatori di droghe di tutti i tipi, comprese quelle definite, con imprudente banalizzazione, “leggere” (oggi il loro principio attivo e’ decine di volte superiore a quello di non molti anni fa). Inoltre lo spacciatore arrestato in flagranza, anche per problemi normativi, il giorno dopo, quasi sempre, torna libero e ovviamente riprende subito a spacciare.
    Non esistono bacchette magiche per risolvere il problema pero’ lo si potrebbe limitare diminuendo drasticamente il consumo (assumere stupefanti e’ sempre una libera scelta) e creando nuovi centri (per alcuni i famigerati CPR) ove trattenere gli spacciatori condannati in primo grado, al fine di espellerli.
    Valter Giovannini (ex Procuratore Aggiunto di Bologna)

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