Dopo la tragedia ambientale di Milano Marittima, diventa sempre più impellente per le amministrazioni locali trovare un metodo scientifico e condiviso in grado di tenere insieme tutela del verde pubblico, incolumità dei cittadini e politiche di mitigazione climatica. Un puzzle di non facile soluzione cui sta tentando di dare risposta anche il Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali di cui fa parte Barbara Negroni, assessora alla transizione ecologica e alla rigenerazione urbana dello spazio pubblico del comune di Casalecchio
di Barbara Beghelli, giornalista
Riveste ruoli che a prima vista potrebbero sembrare in contraddizione: da una parte quello politico, come assessora alla transizione ecologica e alla rigenerazione urbana dello spazio pubblico del comune di Casalecchio, dall’altra quello tecnico, come dottore agronomo e consigliera nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali (Conaf). Ma in realtà, nella vita professionale di Barbara Negroni, pare proprio che questi due piani si alimentino a vicenda. Chiamata in giunta a Casalecchio a fine 2016 come civica per la sua competenza tecnica nella gestione del verde oggi, da assessora, ci tiene a precisare che «ogni decisione che prendo in materia di ambiente e spazio urbano si arricchisce della prospettiva nazionale, che deriva dal mio ruolo al Conaf. Allo stesso modo, porto a livello nazionale l’esperienza concreta e quotidiana della mia città».
A lei abbiamo chiesto un parere sulla tragedia ambientale accaduta pochi giorni fa a Milano Marittima, per capire se potrebbe succedere anche a Bologna.
Dopo quanto accaduto a Milano Marittima, che dire ai bolognesi? Potrebbe succedere anche qui un simile disastro?
«L’evento di Milano Marittima rientra purtroppo tra i fenomeni meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico. Raffiche di vento eccezionali hanno abbattuto centinaia di pini, ma il danno è stato aggravato anche da fattori locali: tagli alle radici per lavori stradali, potature drastiche e altre interferenze che nel tempo hanno compromesso la stabilità e il naturale equilibrio morfo-fisiologico degli alberi. Comunque va detto che è difficilissimo dire se e quando un evento simile possa ripetersi e dove, ma certo il rischio esiste anche qui».
Quali azioni può intraprendere un Comune per far “prevenzione”?
«Posso riassumere in questi tre punti chiave: attivare regolari azioni di monitoraggio dello stato di salute degli alberi, con particolare attenzione a stress da siccità, stabilità del terreno e integrità strutturale. È essenziale intervenire con prontezza in caso di segnali di compromissione (es. rami danneggiati, funghi, cedimenti). Prevedere protocolli operativi in base al tipo di allerta (temporale localizzato o emergenza diffusa). Redigere un Piano del Verde a lungo termine con obiettivi chiari: biodiversità, servizi ecosistemici, adeguatezza spaziale, efficienza; includendo anche soluzioni innovative come tetti e pareti verdi».
Anche a Bologna è sempre più evidente la lotta di quartiere per la sopravvivenza degli alberi-tutti, anche quando le riorganizzazioni urbanistiche prevedono il contrario.
«Il verde urbano, e in particolare le alberature, rappresentano una vera e propria infrastruttura di “salute pubblica”. Gli alberi migliorano la qualità dell’aria, mitigano gli effetti delle ondate di calore e contribuiscono al benessere fisico e psicologico dei cittadini: in un contesto di cambiamento climatico questi benefici sono indispensabili. Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare che sono esseri viventi: nascono, crescono, invecchiano e in città questo processo è accelerato da interventi antropici come potature drastiche o tagli alle radici per i sotto servizi, che spesso compromettono la loro salute e staticità. Per questo il rinnovo delle alberature, quando necessario, non deve essere vissuto come una perdita, ma come un atto di cura e responsabilità».
Come si deve muovere un amministratore pubblico in questo contesto?
«Deve innanzitutto affidarsi a tecnici e professionisti formati sia a livello accademico sia sul campo, scegliendo imprese con competenze certificate e costantemente aggiornate. È fondamentale che lo stesso ente pubblico investa nella formazione dei propri dirigenti e tecnici, così da avere figure preparate a orientare le scelte. Il politico passa, il tecnico comunale rimane. Accanto a questo, il coinvolgimento dei cittadini è indispensabile: devono essere informati e formati per comprendere realmente quando un intervento sugli alberi è necessario, anche nei casi di abbattimento. Il Dipartimento che coordino come consigliera nazionale del Conaf sta lavorando proprio per definire protocolli e procedure univoche per la valutazione del rischio arboreo in tutta Italia. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale creare sinergia tra professionisti e università, con percorsi accademici sempre più vicini al tema delle infrastrutture verdi, indispensabili per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico».
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