La forza delle accuse contro l’amministrazione per l’abbattimento di alcune piante ad alto fusto che, a giudizio di tecnici, erano pericolanti e pericolosi è stata fortissima. È chiaro che ogni patrimonio verde che viene sacrificato è una perdita per la comunità. Ma quel bagolaro abbattuto in piazza dell’unità un tempo fu a sua volta un virgulto. Le piantumazioni sono più numerose che le motoseghe. Infrastrutture come il tram sono necessarie. Vogliamo leggere le notizie pensando anche al futuro?
di Giampiero Moscato, direttore cB
Parliamo di giornalismo, ma anche di come si leggono le notizie. Se l’editoria soffre, anche i lettori non stanno benissimo.
Una premessa, poi arrivo al punto, che riguarda anche Bologna. L’anglo-canadese Reuters, una delle principali agenzie di stampa internazionali, fa forse il giornalismo meno schierato al mondo. Ha un codice rigorosissimo per mantenere il più possibile l’oggettività dei propri contenuti. Per esempio ha bandito la parola “terrorismo” dai propri servizi, compresi eventi clamorosi come l’attacco sferrato alle Torri gemelle di New York con il lancio di due aviogetti per il trasporto civile. O altre bestialità umane. L’aggettivo “terrorista” viene usato solo fra virgolette. Cioè solo quando quella parola è pronunciata da un leader politico per definire i suoi nemici. Non saranno i giornalisti Reuters a etichettarli come tali.
La scelta è stata motivata dall’agenzia con l’idea che ogni persona che si arruola, uccide ed è pronto a farsi uccidere possa essere considerata da qualcuno “terrorista” mentre per altri sarà un “combattente per la libertà”. La scelta ha ovviamente scatenato molte polemiche. La Reuters, scegliendo di non schierarsi, è stata subissata di insulti. Come se avesse dato dignità a tagliagole assetati di sangue e stupratori di bambini che per altri sono partigiani liberatori.
La lunga premessa è per dire che, anche quando non si schiera, la stampa avrà torve di odiatori seriali che la dipingeranno come nemica della verità. Quando poi si schiera, e quasi tutta la stampa mondiale lo fa, subisce trattamento identico. Definisci terroristi quelli di Hamas? Ma che cappero dici? Sono “combattenti per la libertà” contro quei “genocidi” di Israele. Potremmo fare un esempio in viceversa.
Insomma, raccontare il mondo, cosa che è compito del giornalismo, è materia spinosa. Comunque si tratti un fatto, in maniera neutrale oppure schierata, ci sarà gente che disprezzerà.
Io provengo da un’agenzia di stampa che ha la stessa logica della Reuters, l’Ansa. E sono convinto che non schierarsi sia un modo per cercare di essere il più obiettivi che si può. Il servizio pubblico dovrebbe non schierarsi. Però sostengo allo stesso tempo che dichiarare le proprie opinioni sia un diritto sacrosanto di ogni giornalista. Come lo è di ogni lettore.
Il giornalista ha in più un obbligo morale. Raccontare i fatti così come sono avvenuti, senza interpretazioni personali, soprattutto senza falsificazioni (abbastanza facili da scoprire) e omissioni (più subdole perché meno verificabili) è il compito di chi fa informazione. Poi, a parte, in maniera trasparente, può leggere i fatti secondo la sua opinione. L’importante è che abbia provato (in un lavoro che non si esaurisce oggi ma può continuare per anni) a raccontare la versione più vicina possibile alla verità, in quel dato momento.
Il lettore a sua volta deve comprendere che chi racconta un fatto in modo diverso da come piacerebbe, magari addirittura opposto, non compie un tradimento. Un giornalista non è bravo solo se racconta i fatti che assecondano le nostre opinioni. Magari è bravissimo se ci fornisce elementi che, valutati serenamente, possono farci cambiare idea. Leggo quotidianamente giornali di diverso orientamento. Nessuno mi convince del tutto. Nessuno lo manderei al rogo. Li trovo ancora più utili a sapere cosa accade della cosiddetta “democrazia del web” in cui la fatica di cercare cosa sapere devo farla io.
E vengo al punto. Ho scelto il titolo sugli alberoni-alberelli perché la questione riguarda un tema molto dibattuto in città. Abbiamo ospitato diversi interventi su Cantiere (qui e qui gli ultimi in ordine cronologico). Ma la forza delle accuse contro l’amministrazione per l’abbattimento di alcuni alberi che, a giudizio di tecnici comunali, erano pericolanti e pericolosi (il Comune ha replicato dicendo di ricevere continue richieste di risarcimento per rami caduti) è stata fortissima. È chiaro che un albero adulto che viene sacrificato è una perdita per la comunità. Ma quel bagolaro abbattuto in piazza dell’Unità un tempo fu a sua volta un virgulto. Gli alberelli che il servizio comunale del verde pubblico sta piantando a migliaia in città, un giorno – quando i nostri figli e nipoti saranno grandi – faranno ombra e produrranno ossigeno in maniera più intensa di adesso. E saranno di più.
«Roma non fu costruita in un giorno», no? Ristrutturare casa non è atto di scempio, è un pensiero rivolto al futuro. È chiaro che si può fare meglio. Ma quando si giudica un’amministrazione dovremmo provare a vedere anche il punto di vista dei “terroristi-combattenti per la libertà”. Non abbiamo ragione solo noi e i nostri amici.
La violenza del dibattito cittadino sul tentativo di dare infrastrutture che alla città mancano e che sono attese da decenni è ingiustificabile. Qualcuno ha mostrato sui social le foto di via Ugo Bassi mentre erano in corso i lavori del tram commentando: «Guardate come hanno ridotto la mia città». Immagino che durante la ristrutturazione di casa sua qualcuno lo abbia accusato di aver sfasciato un bell’appartamento. Ci fu chi, argutamente, replicò pubblicando le foto di via Ugo Bassi negli anni ’70: una fila ininterrotta di autobus. Si rimpiange davvero quell’epoca di benzina col piombo? Forse ci si commuove al pensiero di quando si era più giovani quando tutto è più gioioso. A mio modesto avviso quella strada del cuore sarà ancora più bella quando le carrozze correranno sui binari. Già adesso l’estetica è migliorata. La domanda è: non fare sarebbe stato più utile per il futuro della nostra comunità? Proviamo a leggere le notizie senza pregiudizi.
Photo credits: Comune di Bologna

Mi piace moltissimo la similitudine con la ristrutturazione di casa; da oggi la porterò come esempio ( citandoLa ovviamente) nei miei discorsi con amici e conoscenti che ancora della tramvia non sono convinti.
Oltre a questo rimango sulla posizione che le varie lamentele, polemiche e accuse siano frutto (prima ancora di una rimozione di alberi) di uno sradicamento degli abitanti dai propri quartieri, della società che forma una Città; in favore di turisti e di chi vede Bologna come una scenografia, una tavola calda a cielo aperto, un parco giochi etc… e così la utilizza.
Lasciando a noi, esclusi dalla nostra Città, solo la magra consolazione di raggiungere – in tempi brevi, grazie al tram- i luoghi che abitavamo.
😦
Magra consolazione, davvero.
S.
Il problema, che gli ambientalisti e sempre più cittadini stanno denunciando in tutte le sedi, è che gli alberi di nuovo impianto il più delle volte non hanno futuro. Non crescono e non diventeranno mai “alberoni”: nell’arco dei primi 3, 5 o massimo 8 anni di vita si disseccheranno e, quando va bene, dovranno essere ripiantati in un ciclo continuo di non crescita e quindi mancato recupero di tutte quelle funzioni – fondamentali per la nostra sopravvivenza in città – che tutti gli alberi svolgono. Ebbene, queste funzioni dipendono dalla dimensione della chioma degli alberi: più gli alberi sono piccoli, meno sono efficaci. Tra le tante, sottolineo qui l’ombra, il raffrescamento climatico e la depurazione dell’aria dagli inquinanti, la Bellezza, il conforto emotivo e psicologico, il raffrescamento dei palazzi e degli appartamenti ad essi vicini.
Questo fenomeno dell’insuccesso dei nuovi impianti, dovuto a vari fattori, primo fra i quali il nuovo clima, con ondate di calore e assenza di pioggia per periodi prolungati, avviene non solo a Bologna, ma ovunque nella nostra fascia climatica, e non va preso sottogamba: è un problema fondamentale e se vogliamo mantenere vivibili le città vanno prese contromisure valide stanziando fondi. In assenza di decisioni e stanziamenti in merito, per intanto è necessario salvaguardare in tutti i modi possibili e curare i grandi alberi oggi esistenti, perchè non abbiamo oggi alcuna garanzia che al loro posto ci sia un altro grande albero. Ogni abbattimento, dopo il quale chissà, è sentito da molte persone come una minaccia al proprio stesso futuro, alla propria stessa sopravvivenza nel proprio luogo di vita: da qui la forte emotività e le accese accuse ad ad un’amministrazione che fa la scelta politica di ignorare il problema.
Penso che con i mezzi che ci sono oggi, ma che ci sono sempre stati, costruire un infrastuttura obsoleta come il tram, debba a prescindere avere come primo ovbbiettivo quello di salvaguardare il nostro patrimonio aroboreo, ancora di più quando si tratta di Alberi di 50/60 anni, Alberi che non potranno venire compensati in termini di funzione escosistemica con le nuove piantumanzioni, ammesso e non consesso che superino i tre anni di vita
Leggere pensierini da scuola elementare spacciati come riflessione politica è deprimente. Ma poi chi ha detto all’autore che il bilancio tagli/piantumazioni sarebbe a favore di quest’ultime? Babbo Natale gli può spiegare che la metà (tanto per citare a spanne) sono già morte? Come speriamo muoia l’inutile partito del PD che fa più danni della destra ormai.
Mi lascia sempre stupita la scarsa lungimiranza di questo “grinpensiero”. Di fronte alla realtà dei fatti, alle temperature ardenti, alle nuove piantumazioni seccatesi ben presto, al suolo divenuto arido perché sempre più cementificato, condizioni che sono sotto gli occhi di tutti si considerano “solite lamentele” le motivazioni espresse dalle persone attente e rispettose dei delicati equilibri naturali oggettivi e delle associazioni più competenti in merito.
Mirabile soprattutto l’attenzione che l’amministrazione e questi mezzi di informazione pubblica rivolgono alla Consulta del Verde che da queste associazioni è composta.
Trovo di una superficialità palese poi il paragone con la ristrutturazione della casa; Si sceglie di ristrutturare la propria casa ma non si sceglie di distruggere la propria città neanche se è stato dato il voto da una parte dei cittadini.
Scusi direttore, ma in base a cosa definisce “violentissima” la cristica che è stata espressa in merito alla gestione del verde di questa amministrazione?
Perché io, che pure seguo con interesse l’argomento, ho visto solo critiche argomentate, domande circostanziate (che quasi mai ricevono risposte) e polemiche del tutto legittime in regime democratico.
Di “violento” ho visto, in verità, l’agire delle forze dell’ordine contro cittadin3 giovani e anzian3, inermi e a braccia nude aggrappat3 agli alberi del parco Don Bosco, e le motoseghe della ditta appaltatrice azionate a pochi centimetri dagli arti di giovani ambientalist3.
Raccontare il mondo in modo il più possibile vicino alla verità implicherebbe anche scegliere parole coerenti con la realtà.
Caro Giampiero, concordo pienamente con lo scritto da Luca Manghi, non avrei saputo dire meglio le cose.
Tra l’altro, devo precisare che gli alberi allevati nei vivai sono molto più vulnerabili e richiedono molte più attenzioni rispetto a quelli che nascono spontaneamente, sistematicamente eliminati come fastidiosi polloni dagli addetti alla manutenzione del verde.
Siamo entrati a gamba tesa in un’epoca gravida di incognite, dove ciò che mette a disposizione la natura è più importante di quanto molti di noi suppongano, calati spesso nei nostri ormai inattuali algoritmi mentali.
All’Ansa non vi hanno insegnato che quando si afferma che “le nuove piantumazioni superano le motoseghe” bisogna portare dati a supporto?
La verità è che a Bologna è in corso in vero massacro… Cito qualche esempio: il massacro fatto per il cantiere 0 del passante, diverse migliaia di alberi che non verranno compensati..
L’Idice, dove sono passato oggi, con centinaia di alberi abbattuti nel silenzio in nome della prevenzione idrogeologica, quando in realtà gli eventi recenti hanno dimostrato che gli alberi ad alto fusto sono l’unica difesa degli argini..
Il massacro notturno al Paleotto di centinaia di alberi, con una compensazione fatta in qualche sperduta ed ignota zona…
E avanti così
E le compensazioni sono una truffa assoluta.. Non solo molte piante muoiono, ma il diametro piantato non è mai 1 a 1 con l’abbattuto, come dovrebbe essere.. Ma, soprattutto, le “nuove piantumazioni” non sono nuovi alberi, ma alberi spostati da un vivaio… Quindo, banalmente, loro impatto sulle emissioni é nullo, negativo ovviamente contando le motoseghe.
Direi che basta così…