La nuova frontiera del Dna, “testimone oculare” del delitto

Oggi, dalle 15 alle 19, nel corso di un convegno al Damslab di piazzetta Pasolini 5/b, sala Auditorium, saranno evidenziate le sfide legali, etiche e sociali della fenotipizzazione del Dna, tecnica che, da una traccia genetica sulla scena di un crimine, rende possibile dedurre il colore di occhi, capelli e pelle di chi l’ha lasciata ed è fuggito. Si farà il punto sul progetto ministeriale “LetFor” (Legal, ethical and social challenges of the Forensic Dna Phenotyping in Italy), di cui l’Alma Mater è capofila

di Susi Pelotti, docente di medicina legale e coordinatrice del progetto “LetFor”


Da una traccia genetica su una scena di un delitto si possono dedurre, con un certo grado di probabilità, il colore di occhi, capelli e pelle di chi l’ha lasciata ed è fuggito, oppure di una vittima anonima di cui sono rimasti solo resti scheletrici. Si possono poi ricavare anche età biologica e “ancestralità”, cioè l’origine biogeografica: si può, per esempio, individuare un gruppo etnico di riferimento per restringere il campo dell’identificazione.

Sono le possibilità aperte dalla fenotipizzazione del Dna forense, oggetto di dibattito internazionale e di leggi ad hoc in alcuni Paesi, mentre in Italia se ne parla poco: non sono state avviate né una discussione pubblica sui multiformi risvolti della tecnica di analisi, né proposte legislative specifiche.

Per approfondire un tema che ha invece attualità e potenzialità ancora da esplorare è dedicato un convegno, venerdì 19 settembre a Bologna (dalle 15 alle 19 al Damslab di piazzetta Pasolini 5/b, sala Auditorium) dal titolo “Quando il Dna diventa testimone oculare della scena del delitto”: saranno passate in rassegna le sfide legali, etiche e sociali della fenotipizzazione del Dna.

Sarà l’occasione per fare il punto sul progetto ministeriale “LetFor” (Legal, ethical and social challenges of the Forensic Dna Phenotyping in Italy), di cui l’Università di Bologna è capofila, con il coinvolgimento di tre dipartimenti (Scienze Mediche e Chirurgiche, Scienze Giuridiche e Scienze politiche e Sociali) e una seconda unità di ricerca dell’Università di Ancona. Con approccio interdisciplinare, è stata valutata la consapevolezza nel tessuto sociale dei benefici e dei rischi (per esempio su privacy o potenziale discriminazione) di questa tecnica di analisi, incrociando aspetti etici, sociali e normativi in termini di diritti individuali, sicurezza sociale e repressione dei delitti. Per farlo, sono state realizzate interviste a rappresentanti di istituzioni, associazioni di cittadini, magistrati, avvocati, forze dell’ordine e giornalisti.

Dopo l’introduzione, seguirà l’analisi dei risultati delle interviste e un dibattito con le differenti prospettive portate proprio da docenti, avvocati, magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e giornalisti. Chiude una tavola rotonda, coordinata da Pina Lalli, docente di Sociologia della comunicazione: “Il Dna sulla scena del crimine nelle news e nelle fiction”.


Un pensiero riguardo “La nuova frontiera del Dna, “testimone oculare” del delitto

  1. E’ un argomento veramente interessante e delicato. Letteratura e cinematografia tracciano rischi e limiti delle nuove indagini penali. Mi ricordo di aver visto recentemente una serie crime svedese “The breakthroug – La prova, distribuita su Netflix in cui veniva risolto un crimine seriale realmente accaduto attraverso l’utilizzo della genealogia genetica forense. Quest’ultima scienza assieme alla fenotipizzazione del Dna forense potrebbero concorrere (e l’uso dei social e dei media li amplificheranno) anche attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ad indirizzare le indagini degli inquirenti restringendo gli scenari possibili per l’individuazione dei sospettati. Bene ha fatto il nostro Parlamento ad approvare proprio in questi giorni delle norme in materia di intelligenza artificiale nel settore della Magistratura con l’introduzione del “principio di prevalenza umana” cioè sarà sempre il magistrato ad interpretare e valutare le “prove”. Il fatto che un progetto come LetFor stia cercando di stimolare una riflessione interdisciplinare (medicina legale, diritto, scienze sociali, comunicazione) è fortemente positivo, perché la tecnologia non è mai neutra: gli strumenti scientifici diventano davvero utili solo se integrati con un quadro normativo ed etico solido. E la normativa in vigore in Germania e Paesi Bassi può costituire una buona base di discussione, ad es. in Germania l’utilizzo della fenotipizzazione del DNA forense (FDP) è ammesso solo per reati gravi quali gli omicidi o le violenze sessuali, si possono cioè dedurre età biologica, colore degli occhi, capelli e carnagione, ma non l’origine etnica. Escludendo quindi l’ancestralità/etnia per evitare discriminazioni. Certamente andranno codificate regole su conservazione e comunicazione dei dati genetici.

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