Caldo estremo e mortalità, la strage silenziosa dei più fragili

Di anno in anno le statistiche sulle morti causate dall’afa in Europa si aggravano, soprattutto nelle aree urbane e per la fascia di popolazione più anziana. Intervista alla consigliera comunale Pd Giorgia De Giacomi sulle azioni messe in campo dall’amministrazione della nostra città, che quest’anno è stata la ventiquattresima più colpita con ben 75 morti

di Barbara Beghelli, giornalista


Il caldo estremo può causare la morte, anche sotto le Due Torri. In seguito a disidratazione, scompensi cardiaci e patologie croniche che si aggravano quando si scontrano con temperature climatiche elevate come quelle di questa estate. Lo dicono le statistiche, in particolare una ricerca made in Europe, l’analisi condotta da undici ricercatori dell’Imperial College di Londra, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, dell’Università di Berna, del Royal Netherlands Meteorological Institute e dell’Università di Copenaghen.

I ricercatori avvertono peraltro che il risultato è solo un’istantanea, poiché le zone studiate rappresentano circa il 30% della popolazione europea. Ma cosa emerge esattamente dalle statistiche?

Su 854 città europee allo studio sono stati riscontrati 16.500 decessi in più causati dal caldo eccessivo tra giugno e agosto, complici i gas serra. In questo quadro (clinico), l’Italia è il paese più colpito, sia in termini assoluti che relativi alla popolazione, con un tasso di mortalità che supera la media europea e con un aumento delle temperature fino a 3,6 °C.

Ecco i dati pubblicati qualche giorno fa: 4.597 morti in Italia, 2.841 in Spagna, 1.477 in Germania, 1.444 in Francia, 1.147 nel Regno Unito, 1.064 in Romania, 808 in Grecia, 552 in Bulgaria, 268 in Croazia. Nelle capitali, in particolare, i cambiamenti climatici hanno causato 835 morti a Roma, 630 ad Atene, 409 a Parigi, 387 a Madrid, 360 a Bucarest, 315 a Londra e 140 a Berlino. Le persone di età pari o superiore a 65 anni rappresentano l’85% dei decessi in eccesso, di cui il 41% dato da grandi anziani.

E a Bologna? La città delle Due Torri risulta la 24^ in graduatoria, con 75 morti.

Come si affronta allora questa emergenza? L’ha detto anche il Sindaco: serve più verde urbano, piani locali di adattamento e una transizione ecologica rapida. Ogni rinvio significa altre vite spezzate. Senza dimenticare che le politiche per proteggere le persone dal caldo sono una necessità, e che un rapido abbandono dei combustibili fossili rimane comunque il modo più efficace per evitare estati più calde e letali. Ma come accelerare questo processo? Lo abbiamo chiesto alla consigliera comunale del Pd Giorgia De Giacomi, nel lavoro e nel tempo libero molto attenta alle questioni ambientali.

Settantacinque morti per caldo in città, molti dei quali anziani.

«Sono morti terribili e purtroppo invisibili. I cambiamenti climatici hanno tanti effetti ancora poco noti e i decessi per caldo sono uno di questi, maggiormente concentrati in città per via dell’effetto-isola di calore urbano: le temperature crescenti, l’urbanizzazione e l’assenza di acqua e verde rendono le città più calde rispetto alle zone rurali, intensificando ulteriormente gli effetti del riscaldamento globale».

Questa emergenza, che è climatica, si affronta con  più verde urbano, piani locali di adattamento e la transizione ecologica.

«Sì, e sono già state messe in campo misure emergenziali che dovranno diventare strutturali: l’installazione delle colonnine di acqua fresca e gratuita nelle zone più calde, la mappatura dei rifugi climatici, in modo da segnalare le zone più fresche. È stato anche aumentato il verde urbano, anche temporaneo. Oltre alle azioni legate al verde urbano ci sono poi quelle legate all’acqua: bisogna aumentare le fontanelle fisse e, per diminuire le temperature, saranno utili misure come quella dello scoperchiamento del Canale di Reno. Per quanto riguarda le città, bisogna fare altre due cose: rendere la mobilità sostenibile ed efficienti ed energeticamente sostenibili gli edifici, poiché a livello cittadino sono questi due settori a emettere di più».

Cosa suggerisce per coinvolgere i giovani in questa battaglia?

«Sono già molto sensibili all’argomento, soprattutto a livello civico e fin dalle scuole elementari. Bisogna però dare spazio politico e amministrativo ai giovani, in modo che queste competenze e battaglie possano essere ancora più a servizio della collettività. L’unica cosa da fare è agire e ci sono tanti modi per farlo: in politica, nell’associazionismo, con lo studio e con le nostre scelte di consumo. Non è una battaglia più grande di noi».


Un pensiero riguardo “Caldo estremo e mortalità, la strage silenziosa dei più fragili

  1. Il tema e’ assai serio e fate bene ad affrontarlo. Se non erro pero’, dopo la grande risonanza mediatica del loro rapporto, gli stessi ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno precisato che al momento “il numero effettivo dei decessi osservati non era disponibile pertanto, i nostri valori riportati devono essere interpretati come stime della mortalita’ attribuibile piuttosto che come risultati osservati”.
    Cio’ si e’ appreso alcune settimane addietro, non so se i dati da voi pubblicati si riferiscono all’originario rapporto (per il quale vale la precisazione dei ricercatori) oppure ad una recente integrazione non piu’ basata su dati probabilistici ma sui reali decessi osservati.
    Valter Giovannini

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