Santi, beati, cittadini onorari e la pasta in brodo: è meglio se riposano

Lo insegna la Chiesa: non bisogna aver fretta. Mussolini nel 1924, l’anno dell’assassinio Matteotti, ebbe 6.694 cittadinanze da Comuni che cent’anni dopo continuano a revocarla; lo faranno anche quei municipi che intendevano darla a Francesca Albanese, prima che qualche sua uscita desse vita a imbarazzi come quelli che si indovinano a Bologna? Aiuterebbe una paziente istruttoria, lontani dalle tv. Fare come a Reggio Emilia coi cappelletti: appena cotti spegni il fornello e li fai «padire». Li lasci un po’  riposare prima di scodellarli

di Ugo Berti Arnoaldi, ex dirigente editoriale


La «santa nera», Caterina de’ Vigri, si conserva mummificata a Bologna nella chiesa del convento del Corpus Domini, da lei fondato nel 1456. Quando morì, il 19 marzo 1463, era già oggetto di una grande venerazione, che dopo la sua scomparsa non cessò di crescere anche grazie a fatti che parvero miracolosi: per esempio la salma, riesumata neanche venti giorni dopo la sepoltura, fu trovata incorrotta e profumata, indizio certo di santità. Tuttavia, nonostante la pressione della devozione popolare, Caterina non fu iscritta nel martirologio cristiano che oltre un secolo dopo (1592) e il processo di canonizzazione cominciò dopo un altro mezzo secolo (1646) per concludersi nel 1712, 249 anni dopo la morte. 

Com’è noto, il tempo della Chiesa non è il tempo del mercante. Per una Chiesa che ha come unità di misura l’eternità, che sarà mai qualche secolo? Ma quella era in generale una civiltà con un senso differente del futuro: piantava querce che non avrebbe mai visto crescere, e poteva impiegare tre o quattro secoli a costruire una basilica. 

Oggi il processo di canonizzazione non può iniziare prima che siano passati cinque anni dalla morte del candidato: saggia cautela che anche lo Stato prevede là dove impone – legge 1188 del 23 giugno 1927 – «la necessità che le persone a cui si intitolano le vie siano morte da almeno dieci anni». 

Ma siamo nel paese delle deroghe, anche per i santi. Giovanni Paolo II fu fatto beato tre mesi dopo la morte e santo dopo quattro anni; per madre Teresa di Calcutta il processo di beatificazione iniziò due anni dopo la morte. È di un mese fa la canonizzazione del ragazzo Carlo Acutis, morto nel 2006, beato dal 2020, santo nel 2025 (se fosse vivo, avrebbe 34 anni). In questo anche la Chiesa in qualche misura si è adeguata a una civiltà di fiammate emotive intense ed effimere che chiedono soddisfazione immediata: «Santo subito!» si diceva al funerale di papa Wojtyła. E subito sia.

Vien da pensare con qualche disagio alla corsa alla «beatificazione» di Lucio Dalla cui Bologna ha assistito qualche anno fa; una corsa talmente tempestiva da iniziare prima ancora dei funerali nella ridda delle proposte: e l’intitolazione della strada, e il monumento, e la musica al tramonto in via d’Azeglio come la preghiera del muezzin… Qualsiasi cosa purché subito; purché con un bell’applauso unanime l’emozione fosse portata all’incasso sui due piedi. 

Il conferimento della cittadinanza onoraria è un atto lodevole con cui una comunità dichiara la propria gratitudine a una persona; a seconda di come lo si usa serve ad annettersi una figura positiva, segnare un’appartenenza, incassare consenso. Anche a seguire la corrente: 6.694 comuni italiani conferirono la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini nel maggio 1924, un mese dopo che il Partito fascista aveva vinto le elezioni (in un clima di violenze e minacce che Giacomo Matteotti, il 30 maggio, denunciò nel suo ultimo discorso: dieci giorni dopo fu rapito e ucciso). È passato un secolo e molti comuni hanno provveduto, soprattutto negli ultimi anni, a revocarla (tra gli ultimi, Casalecchio lo scorso marzo) quasi quell’antico gesto servile si potesse cancellare così semplicemente.

Seguono in certo senso la corrente, ma è una buona corrente, i sessanta comuni che hanno dato la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, che se la merita; e lo fanno, o meglio lo stavano facendo quei comuni che intendono darla a Francesca Albanese, prima che qualche sua uscita poco opportuna desse vita a una corrente contraria. Firenze ha rinviato il consiglio che doveva votare la cittadinanza; a Bologna, che l’ha votata con qualche mal di pancia, si indovina l’imbarazzo. Ci aspetta una campagna di revoche? Frattanto la petizione contro l’iniziativa ha messo insieme oltre novemila firme.

Si vorrebbe tornare alla saggia cautela che la Chiesa impiega per i santi e lo Stato per la toponomastica. Prendere tempo, condurre una paziente istruttoria, lontani dallo schermo televisivo e dalla volatilità delle sue emozioni. Fare come a Reggio Emilia si fa con i cappelletti: quando sono belli cotti spegni il fornello e li fai «padire» nel brodo. Cioè li lasci lì per un po’ a riposare. Dopo li metti nel piatto. Ecco.


4 pensieri riguardo “Santi, beati, cittadini onorari e la pasta in brodo: è meglio se riposano

  1. Vincenza63 – Writer e blogger per passione, vivo in provincia di Pavia. Nella vita traduco testi tecnici e scrivo. Sono un'appassionata di musica, letteratura, amici, allegria, meditazione e riflessione. E soprattutto di tutto ciò che è amore, in ogni sua forma. Sono cristiana, credente e praticante. Questo è l'Amore che non conosce confini.
    Vincenza63 ha detto:

    Riflettere ed aspettare: dipende dall’argomento, dalla persona, dagli eventi.
    La storia, a volte, insegna.

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