Un anno dopo l’alluvione celebriamo la forza silenziosa di una comunità

Domenica 19 ottobre, davanti alla Parrocchia di San Paolo Ravone che fu epicentro della solidarietà in quei terribili giorni, il Comitato Ravone Sicuro celebrerà non solo la solidarietà che invase il quartiere Porto Saragozza insieme all’acqua e al fango, ma la forza di una comunità che nella tragedia si riscoprì unita e che, da allora, non ha mai smesso di prendersi cura di sé

di Ilaria Gamberini, consigliera di quartiere Porto Saragozza


C’è un silenzio particolare, in certe mattine d’autunno, quando Bologna si risveglia sotto i portici di Saragozza. È un silenzio che sa di memoria e, da ormai dodici mesi, anche di riconoscenza. Un anno fa, in quei giorni di ottobre che nessuno di noi dimenticherà, il quartiere si trovò sommerso da fango e paura, ma anche da qualcosa di più forte: la solidarietà. E domenica 19 ottobre, davanti alla Parrocchia di San Paolo di Ravone, ci si ritrova per dirlo ad alta voce: non abbiamo dimenticato, e non abbiamo smesso di prenderci cura gli uni degli altri.

Un anniversario che profuma di fango, pane e speranza. La giornata, organizzata dal Comitato Ravone Sicuro, nasce insieme a quelle realtà che da subito hanno condiviso il cammino, a partire dalla Parrocchia di San Paolo di Ravone, vero e proprio centro nevralgico delle operazioni di coordinamento un anno fa. Con loro, decisivi in quelle ore e nell’organizzazione della giornata di domenica, i volontari e le volontarie di Bologna 1 Agesci, Bologna for Climate Change, Plat e Super Ravone. Quelle stesse realtà che, nei giorni successivi all’alluvione, si sono rimboccate le maniche spalando, accogliendo, cucinando e coordinando gli aiuti. E che, qualche mese più tardi, hanno dato vita alla prima festa in strada del Ravone, un momento di gioia e rinascita che ha raccolto fondi e donazioni per le famiglie più colpite. Quell’energia, quella voglia di fare insieme, oggi tornano per un anniversario che non è solo memoria, ma anche gratitudine e desiderio di futuro: non vuole essere solo un evento commemorativo, ma un sincero abbraccio collettivo.

Dalle 12.00, i punti informativi delle associazioni che durante l’alluvione hanno lavorato senza sosta apriranno le loro postazioni per raccontare cosa è stato fatto e cosa ancora si può fare. Seguirà un pranzo solidale, un gesto semplice ma denso di significato per dare sostegno agli esercizi commerciali danneggiati, luoghi che in quei giorni sono stati fari di resistenza e umanità. Nel pomeriggio, dalle 15.00, ci sarà un momento di incontro con la Commissione Speciale del Comune di Bologna dedicata alla gestione dei rischi idraulici e idrogeologici. Interverranno l’assessora comunale al Welfare, Matilde Madrid, e l’assessore alla Sicurezza idraulica, Daniele Ara, insieme ai consiglieri comunali De Biase e Tarsitano. Un dialogo necessario per capire come trasformare quella tragedia in una lezione per il futuro, perché nessun fango dovrà più sorprenderci, e nessuna comunità dovrà rischiare di sentirsi sola nell’affrontarlo.

Quello che resterà davvero, di questa giornata, sarà qualcosa di più profondo dei discorsi. Saranno gli sguardi che ci scambieremo tra persone che hanno spalato insieme, senza contare le ore né la fatica. Sarà il sorriso del fornaio che, porgendoci il pane, ci riconosce: «Ehi, ma tu eri lì, vero?». Sarà l’abbraccio tra sconosciuti diventati amici, tra volontarie e volontari e residenti, tra chi ha perso tanto e chi ha trovato negli altri la propria forza. Perché quella dell’esondazione del Ravone non è solo la storia di un quartiere o di una città, ma la storia di tutte e tutti. Un noi che si è fatto strada tra l’acqua e il fango, tra le mani screpolate e la stanchezza, e che ha scelto di sorridere, sempre. Un noi che oggi si ritrova per dire che da quella tragedia è nata una comunità più viva, più attenta, più innamorata del proprio territorio.

È dunque un invito a non dimenticare quello che il Comitato Ravone Sicuro ci rivolge, chiedendo a tutte e tutti di partecipare a questa festa anniversario. Una giornata per non dimenticare chi ha aiutato, chi ha perso, chi ha resistito. Per aggiornare le cittadine e i cittadini sui progetti di sicurezza idraulica realizzati o in fase di realizzazione. Ma anche, semplicemente, per stare insieme. Perché ricordare non significa solo rivivere il dolore, ma riconoscere la bellezza che da quel dolore è nata.

E quando, dopo l’ultimo brindisi, il sole scenderà dietro i tetti di Bologna, forse ci scopriremo ancora una volta grati di poter lavorare uniti, per quelle mani che non si sono mai fermate e per la città che, anche nelle sue ferite, non ha mai smesso di amare sé stessa.


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