È comprensibile che il Comune, attraverso il Quartiere, alterni nei propri spazi attività diverse per cercare di soddisfare il maggior numero di richieste che gli pervengono, ma chiudere una delle poche realtà cittadine rivolte prevalentemente ai giovani artisti che escono dall’Accademia o dal Dams è certamente una decisione che toglie prospettiva di vita culturale alla città
di Piero Dall’Occa, architetto
Da quando sono iniziati i lavori per le linee dei tram in città si alternano con sempre più frequenza chiusure momentanee di strade e incroci, con le conseguenti deviazioni tortuose e congestionate. Trovo però abbastanza inspiegabile la continua lamentela di buona parte dei cittadini bolognesi per i disagi che devono sopportare, fino al punto da sostenere la totale inutilità del progetto.
Penso sia comune a molti aver dovuto accettare, per raggiungere i traguardi voluti, periodi difficili, colmi di insicurezze e incertezze, vedi i lunghi apprendistati ai quali sono sottoposti coloro che vogliono intraprendere l’attività di libero professionista, oppure gli anni passati a svolgere didattica e ricerca all’università, pagati una miseria, prima di essere inquadrati come ricercatori. Eppure questo spirito di sopportazione scompare quando si tratta della città nella quale vivono e operano e prevale la stizza e una ristretta visione del solo tempo presente, volutamente impediti di immaginare un possibile futuro prossimo.
Ultimamente nelle scienze i concetti di vita e di intelligenza vengono applicati anche in ambiti fino a poco tempo fa inimmaginabili. Si studia infatti la forma di intelligenza propria dell’apparato radicale delle piante e i recenti cambiamenti climatici hanno rinforzato la considerazione, vecchia già di mezzo secolo, che sia il pianeta Terra a vivere e noi esseri umani essere solamente una delle sue tante manifestazioni, se non addirittura una sua malattia che Gaia, il nome che questa teoria ha dato al pianeta, cercherà di espellere per preservare la propria vita. Anche una città può essere intesa come un organismo vivente, e come tale ha bisogno di cure a volte anche molto invasive, e ritengo che il progetto del tram sia una maniera chirurgica di curare un sistema dei trasporti ammalato e non più funzionale.
È avvenuta invece ultimamente in città un’altra chiusura, non temporanea ma definitiva e inquadrabile, per continuare con la metafora clinica, come grave errore diagnostico che il Quartiere Santo Stefano ha deciso a mio avviso in maniera superficiale. Mi riferisco al mancato rinnovo della concessione di un piccolo spazio in via Sant’Apollonia alla galleria Lavì!city. Con la motivazione che l’attività svolta per nove anni nel piccolo locale di solo 20 mq non è più idonea, al loro posto subentrerà un’attività sportiva.
È comprensibile che il Comune, attraverso il Quartiere, alterni nei propri spazi attività diverse per cercare di soddisfare il maggior numero di richieste che gli pervengono, ma chiudere una delle poche realtà cittadine rivolte prevalentemente ai giovani artisti che escono dall’Accademia o dal Dams è certamente una decisione che toglie prospettiva di vita culturale alla città. Bologna rappresenta un grande punto di riferimento per la cultura letteraria, musicale e artistica giovanile e una buona politica culturale dovrebbe sostenere e incrementare questa prerogativa piuttosto che contrastarla.
Fino a oggi sono bastati per Lavì!city 20 mq e penso che esista in città uno spazio analogo, libero e vuoto, che possa rinascere come spazio di cultura e diventare una scintilla di vitalità per una più ampia area al suo intorno. Proposte?

È vero! I cantieri del tram sono temporanei mentre la mostrificazione della Città, la mortificazione della Dotta, la snaturazione di Bologna sono processi che rischiano di essere definitivi.
La mia proposta, banalmente, è un punto di partenza: essere presenti! Non abbandonare i nostri luoghi, far sapere che la tradizione e la vocazione di questa Città non sono turisti, taglieri e tavolini. Ma arte e libertà ci hanno caratterizzato nel tempo, tutto il resto è invenzione e bugia. Farlo sapere all’avventore ma anche al cittadino che si sente ormai sconfitto. Creare un modo di pensare positivo verso l’arte e la libertà parallelo ad un modo di pensare sfavorevole verso il modello di Città alla quale si sta dando forma.
Solo così gli spazi ( culturali e abitativi ) torneranno, a mio avviso!
S.