Dopo Anna Kuliscioff il Comune ricordi anche Giovanni Giolitti

Ai primi del ‘900 il suo governo emanò le prime leggi in favore delle donne. Furono scritte, sebbene non firmate, dall’attivista madre del socialismo italiano. Lei e il suo compagno, Filippo Turati, seppure non ufficialmente (il Psi era all’opposizione) collaborarono per migliorare le gravi condizioni femminili sul lavoro. Il presidente del Consiglio fu insieme a loro, Giacomo Matteotti e Benedetto Croce vigoroso sostenitore del non intervento in guerra dell’Italia. Merita di essere onorato

di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro – L’Officina delle Idee”


Del tutto condivisibile l’iniziativa del Comune di Bologna e dell’Istituto Parri per ricordare Anna Kuliscioff (qui) intitolandogli un giardino. La Kuliscioff merita una maggiore attenzione storica sull’aspetto della toponomastica a volte trascurata, o per distrazione o per una certa smemoratezza storica.

Approfitterei per segnalare la mancanza della memoria di un altro personaggio, legato a quell’attivista che fu madre fondatrice del Partito socialista Italiano: Giovanni Giolitti, il più rilevante – dopo Camillo Benso conte di Cavour – presidente del Consiglio della storia italiana compresa tra il 186O e il 1945. Giolitti fu capo del Governo per cinque volte: 15 maggio 1892 – 15 dicembre 1893; 3 novembre 1903 – 12 marzo 1905; 29 maggio 1906 – 11 dicembre 1909; 30 marzo 1911 – 21 marzo 1914; 15 giugno 1920 – 4 luglio 1921. Fu dunque il secondo più longevo in quel ruolo nella storia italiana dopo Benito Mussolini, che la carica però se la procurò con i metodi che conosciamo. Il primo governo del duce del fascismo ebbe la fiducia – va detto – anche di Giolitti. Ma dal 1924 l’esponente politico della sinistra storica prima e dei liberali poi si schierò all’opposizione.

Qualcuno arriccerà il naso pensando: «Ma cosa c’entra Giolitti con la Kuliscioff?». C’entra eccome.

Nel primo decennio del ‘900 i vari Governi Giolitti emanarono le prime e molto significative leggi in favore delle donne che lavoravano nelle fabbriche e nei campi. In condizione di totale mancanza di diritti, queste leggi furono scritte, sebbene non firmate, dalla Kuliscioff. Giolitti più volte aveva tentato di coinvolgere la sinistra socialista riformista nei suoi Governi, ma il compagno della Kuliscioff, Filippo Turati, era consapevole che l’allora Psi non avrebbe mai accettato una simile partecipazione. Tuttavia Turati e la Kuliscioff, seppure non ufficialmente, collaborarono con Giolitti per migliorare le gravi condizioni delle donne.

Voglio ricordare un episodio del secondo dopoguerra. Gaetano Salvemini, personaggio di alta qualità accademica (a cui sono intitolate vie, strade, piazze, scuole ecc. ecc.), tornato dall’esilio antifascista, rimise su il suo disco rotto preferito e riprese la sua campagna contro Giolitti, che intanto nel 1928 era già morto. Palmiro Togliatti, allora leader assoluto del Pci, intervenne attaccando duramente Salvemini e gli ricordò che nelle stagioni del primo decennio del’900 nei Governi Giolitti si ebbero, cosa mai prima di allora accaduta, le prime leggi in promozione della difesa delle donne lavoratrici. Quelle leggi ricordate da Togliatti e rinfacciate a Salvemini erano, nella realtà storica come ho detto più sopra, leggi redatte da Anna Kuliscioff.

Come finora è capitato a lei, dunque, Giolitti è uno degli altri personaggi dimenticati dalla toponomastica bolognese. Il quale nel 1915, con la Kuliscioff, Turati, Giacomo Matteotti, Benedetto Croce e altri grandi personaggi furono, nel “radioso maggio”, vigorosi sostenitori del “non interventismo” in guerra dell’Italia. Invece Salvemini era schierato insieme a Benito Mussolini. Era un interventista convinto. Sappiamo poi cosa successe nel nostro Paese per le conseguenze della guerra che lo aveva stremato.

Si omaggi dunque a Bologna anche Giolitti, con un luogo a lui intitolato.


2 pensieri riguardo “Dopo Anna Kuliscioff il Comune ricordi anche Giovanni Giolitti

  1. Ricordo sommessamente che Giolitti fu anche il presidente del consiglio che mentre approvava legislazioni pallidamente progressiste in favore delle classi operaie del nord Italia, lasciava il meridione ma il paese nel suo complesso privo di una riforma agraria salvaguardando il sistema del latifondo e il clientelismo politico che ne deriva esattamente come fecero i fascisti. Giolitti fu anche al centro dello scandalo del Banco di Roma una sorta di tangentopoli ante litteram che fece cadere il suo primo governo e lo costrinse all’anonimato politico per i successivi 10 anni e solo quando la questione era ormai entrata nel dimenticatoio il suddetto potè rientrare nei circoli che contano. Infine ritengo qunato minimo sbagliato far passare Giolitti per un pacifista dal momento che fu il suo ultimo governo nel 1911 a promuovere l’invasione della Libia, scatenando un’ondata di proteste da parte dei socialisti che erano aizzati allo sciopero generale in funzione anticoloniale, ironia della storia, da Benito Mussolini allora convinto pacifista. Anche sorvolando sull’appoggio al fascismo che Giolitti pensava di manovrare per ottenere un ultimo giro di giostra a Palazzo Chigi, il nostro rimane quanto minimo un personaggio complicato. Personalmente non sono un fan della cancel culture e trovo che sia da mantenere acceso il dibattito sulla storicizzazione dei monumenti a eroi nazionali che oggi sarebbero considerati razzisti, maschilisti e omofobi, perché altrimenti anche l’incredibile toponomastica delle città emiliane rischierebbe di veder eliminati, come a volte viene proposto, anche nomi che personalmente mi hanno sempre fatto essere orgoglioso di essere nativo dell’Emilia rossa dove era possibile collocare l’ospedale del paese di Bentivoglio all’incrocio tra via Pertini e via Ho Chi Min. Detto questo anche il tentativo di recuperare anche personaggi discutibili o quanto meno problematici per la storia del nostro paese come ritengo che la figura di Giovanni Giolitti sia stata per andare verso un’assoluzione generale ritengo sia sbagliato, altrimenti tra qualche anno non mi stupirei di trovare qualcuno come lei che si faccia promotore di intitolare una via della nostra città a Giulio Andreotti o a Francesaco Cossiga. Dio ce ne scampi e liberi.

    1. Giovanni Giolitti fu uno statista certo liberal conservatore ma, a molta differenza della destra anzi tutto nazionalista liberale – compresa quella di sinistra – che controllava la stampa a cominciare dal Corriere di Albertini, Giolitti si rese conto che il sistema parlamentare e la democrazia si potevano salvare coinvolgendo quelle masse, cattoliche e
      socialiste, che erano state estranee o peggio ostili al Risorgimento.

      Fra l’altro, e non è poco, fu Giolitti nel 1913 e nonostante la
      diffidenza della sinistra liberale “alla Salvemini” e della
      borghesia nazionalista, a concedere il suffragio universale maschile. Del resto la sinistra liberale nazionalista alla Salvemini, anche a proposito di guerre, non lo campirono. Giolitti, fece la guerra all’Impero ottomano per la Libia perchè non era riuscito a fermare il bellicismo imperante soprattutto sui media a cominciare dal Corriere della Sera di Albertini. Fare un paragone fra la guerra di Libia e l’interventismo nel 1915 che buttò l’Italia nella prima guerra modiale è fuori luogo. Fu di fatto un colpo di stato regio contro la maggioranza del Paese e del Parlamento a me pare.

      Quanto alle sue critiche sulla politica giolittiana verso il sud lei potrà avere qualche ragione, ma non è storicamente accettabile la vera e propria ossessione di Salvemini (scrisse pure in libro “il ministro della malavita”). Del resto Salvemini, grande accademico ancora oggi riverito dagli accademici, non è che ci prese sempre. A parte il colpevole errore dell’interventismo e delle radiose giornate del 1915, sia Salvemini sia la sinistra liberale fecero l’errore di abbandonare il Parlamento dopo l’assassinio di Matteotti. L’Aventino servì solo a Mussolini, mentre Giolitti rimase in Parlamento proprio per opporsi al Duce.

      Concludo osservando che a mio giudizio resta ingiusto che a Salvemini siano intitolate vie, piazze, scuole mentre Giovanni Giolitti rimane un busto nella sala del Consiglio Provinciale di Cuneo.

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