Quando durante le iniziative per ricordare l’Anniversario di Ustica si servivano i piatti della solidarietà, non si raccoglievano fondi per la sopravvivenza e la attività di tutti i giorni, ma si contribuiva a percorrere un cammino di memoria con l’Associazione dei Parenti delle Vittime
di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica
Le Cucine Popolari ci hanno ricordato i loro dieci anni di attività e gli elogi sono stati fatti, più che elogi sono stati riconoscimenti del ruolo insostituibile delle Cucine Popolari, di Roberto Morgantini, dei suoi volontari, nel tessuto sociale della nostra città, e non solo, a difesa dei più deboli.
Da parte mia vorrei invece segnalare e ringraziare per una presenza attiva, non di solidarietà soltanto, ma di vero protagonismo. Voglio dire che le Cucine sono state in questi anni, nell’impegno per la Verità e la Memoria per la strage di Ustica, non mani che prestavano solidarietà e aiuto materiale, ma mani e menti protagoniste nell’impegno.
Quando durante le iniziative per ricordare l’Anniversario della strage si servivano i piatti della solidarietà, insieme al Centro Montanari, davanti al Museo per la Memoria di Ustica, non si raccoglievano fondi per la sopravvivenza e la attività di tutti i giorni, ma si contribuiva a percorrere un cammino di memoria, con l’Associazione dei Parenti delle Vittime.
Si contribuiva a tracciare, tra tagliatelle e cous cous, un legame con la Sicilia. È stato nei fatti ripercorrere, molto più che simbolicamente, il tragitto del volo interrotto del DC9 Itavia, partito da Bologna coi suoi 81 passeggeri che non arrivarono a Palermo.
Ma se si ripercorre quel volo, si chiede anche verità e giustizia e allora preparare e offrire quei piatti diventa anche più che stendere una mano per raccogliere aiuti per i “disperati emarginati” di Bologna: diventa davvero essere protagonisti.
Non aiutare a dire “diritto alla verità” ma dire con forza, insieme a tanti, che abbiamo diritto alla verità. Se Morgantini dice che con un pasto si cerca di ridare dignità alle persone più deboli, bisogna dire che con un piatto si diventa protagonisti di un impegno per la verità e la memoria. Ma se poi ricordiamo in via Battiferro gli incontri del 1 febbraio per il “buon compleanno” ad Andrea Purgatori e le iniziative attorno ai libretti di Nello Scavo e Massimo Cirri bisogna pur dire che è stato fatto qualcosa di più grande!
Attorno alla tavola ci sono stati i figli di Andrea, i suoi amici più cari, i giornalisti affermati, la riconoscenza dei parenti di Ustica, ma anche la difficoltà della stampa, le censure, le querele bavaglio, “le miserie” delle nuove generazioni anche nel mondo dell’informazione e ancora una volta c’è qualcosa di più dell’ “elemosina”: c’è la volontà di essere civilmente protagonisti della vita pubblica nei percorsi di memoria, verità e giustizia.
