“I Care”… per non lasciare nessuno indietro

Fino al 15 dicembre, l’Istituto comprensivo di Monte San Pietro ospita una mostra patrocinata dal Comune locale e dedicata al contesto culturale e sociale che diede vita a “Lettera a una professoressa”, il libro che Don Lorenzo Milani scrisse insieme ai ragazzi della scuola di Barbiana tra il 1966 e il ‘67. Un’occasione per ragionare non soltanto sulla qualità della scuola che vogliamo, ma per interrogarci sul tipo di comunità educante che vogliamo essere per i più piccoli

di Ilaria Gamberini, consigliera di quartiere Porto-Saragozza


C’è qualcosa di profondamente attuale, quasi urgente, nel sentire risuonare nelle scuole il motto di Don Milani: I care, “mi sta a cuore”. Ed è questo il filo rosso che ha attraversato l’iniziativa organizzata dall’Istituto comprensivo di Monte San Pietro, con la mostra “Gianni e Pierino. La scuola di Lettera a una professoressa” e con l’incontro del 5 dicembre che ha portato in auditorium voci autorevoli come quella di Agostino Burberi, presidente della Fondazione don Lorenzo Milani; il direttore dell’Ufficio V Ambito Territoriale Bologna-Usr per l’Emilia-Romagna, Giuseppe Antonio Panzardi; e rappresentanti del Ccrr -Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, un progetto di partecipazione democratica che coinvolge studenti della scuola primaria e secondaria e che permette ai giovani di esprimere le proprie idee, condividere proposte e partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Ma al di là dei relatori prestigiosi e del valore storico della mostra, ciò che colpisce davvero, soprattutto per chi ha partecipato all’evento organizzato dall’Istituto comprensivo di Monte San Pietro è la forza educativa e civile che iniziative di questo tipo hanno su ragazze e ragazzi di oggi.

La mostra, dedicata al contesto culturale e sociale che diede vita a “Lettera a una professoressa”, il libro scritto nel 1967 dai ragazzi della scuola di Barbiana e da Don Lorenzo Milani (qui), offre agli studenti un’occasione di guardare indietro per comprendere il presente: la scuola come spazio di emancipazione, la cultura come strumento di giustizia, il gruppo come antidoto all’isolamento. L’iniziativa è stata inoltre patrocinata dal Comune di Monte San Pietro, un segnale importante di collaborazione istituzionale: quando scuola e amministrazione locale lavorano insieme, i messaggi educativi arrivano più lontano, coinvolgono più persone e possono generare un impatto reale sulla comunità.

In un’epoca dominata da algoritmi, velocità e solitudini digitali, raccontare ai ragazzi e alle ragazze che qualcuno si prende cura è un atto di resistenza culturale. E partecipare con loro a momenti di riflessione come questo significa allenarli alla cura, alla gentilezza, alla costruzione di relazioni sane. In un tempo dove l’individualismo rischia di prendere il sopravvento, far conoscere ai giovani la storia di Barbiana significa donare loro un modello alternativo, capace di mettere al centro chi fatica, chi resta ai margini, chi ha bisogno di una mano in più per non essere lasciato indietro.

Si vede chiaramente, negli sguardi degli studenti, che ascoltare testimonianze come quella di Burberi non è un esercizio retorico: è un modo per scoprire che ognuno può essere protagonista di un cambiamento, anche piccolo, anche quotidiano.

Don Lorenzo Milani diceva che la scuola è “uscire da sé”, e forse è proprio questo il messaggio che più arriva ai giovani attraverso iniziative di questo genere: la responsabilità verso l’altro come forma più alta di maturità.

È possibile visitare la mostra fino al 15 dicembre, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 18. Un’apertura che non è solo logistica, ma simbolica: un invito alla comunità intera a confrontarsi con una delle pagine più importanti della pedagogia italiana e con il significato del “prendersi cura”.

Partecipando all’incontro ho percepito chiaramente quanto questo tipo di esperienze siano più che semplici attività scolastiche: sono occasioni di crescita reale. Ragazzi e ragazze hanno bisogno di vedere adulti che credono in loro, che parlano di responsabilità, di solidarietà, di comunità. Hanno bisogno di esempi che dimostrino che la scuola non è solo un luogo di compiti e valutazioni, ma una palestra di cittadinanza.

Iniziative come queste ci insegnano che non siamo soli, e non dobbiamo esserlo; che si cresce insieme, non in competizione; che la fragilità non è una colpa, ma un punto di partenza; che la diversità è una ricchezza, non un ostacolo; che l’impegno verso gli altri dà senso al nostro essere comunità.

Personalmente, ciò che porto via da questa iniziativa è la consapevolezza che il motto di Don Milani non è un’eredità da conservare, ma un compito da rilanciare. Eventi così non dovrebbero essere eccezioni, ma parte integrante dell’offerta educativa: perché ricordano a tutti – studenti, docenti, genitori, istituzioni – che la scuola è prima di tutto un luogo di umanità. E che nessun ragazzo, nessuna ragazza, deve essere lasciato indietro.

Certo, non devono essere solo parole. Oggi abbiamo strumenti pedagogici, normativi, professionali e culturali per costruire davvero una scuola equa e inclusiva. La conoscenza non manca, le buone pratiche esistono, la consapevolezza è diffusa. Quello che serve, e che iniziative come questa provano a sollecitare,  è l’impegno concreto di tutta la comunità educante in ogni sua componente: scuola, famiglie, istituzioni, associazioni, cittadini.

Solo se guardiamo tutti nella stessa direzione, se mettiamo in campo coerenza, lavoro quotidiano e responsabilità condivisa, allora le parole possono diventare fatti, e il “non lasciare nessuno indietro” può diventare realtà. Vale anche la pena sottolineare, infine, la qualità del lavoro svolto dall’Istituto Comprensivo di Monte San Pietro, che con impegno e visione ha reso possibile una proposta culturale ed educativa di grande valore. La cura dell’organizzazione, la scelta dei temi, l’attenzione agli studenti e alle famiglie mostrano una scuola che non si limita a “fare attività”, ma che si assume davvero il compito di formare cittadini e cittadine consapevoli.


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