Destra e Sinistra ai tempi della polarizzazione estrema

I paragoni con l’Italia del “bipolarismo” tra Dc e Pci-Psi intrigano ma possono fuorviare. Tanto il governo Meloni quanto l’opposizione progressista, infatti, hanno scelto di privilegiare la tutela di identità rigide alla necessità di aprire i rispettivi campi ad altre porzioni di società

di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro – L’Officina delle Idee”


Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere della Sera” di lunedì 22 dicembre fa un paragone storico fra l’oggi e il primo decennio repubblicano, il tempo in cui De Gasperi era leader di un partito cattolico di massa e la sinistra vedeva ancora insieme i comunisti con i socialisti. Entrambi gli schieramenti tuttavia rappresentavano i 4/5 dell’elettorato italiano di quel tempo, ed erano gli eredi dei movimenti e leader politici che erano stati indifferenti o, peggio, ostili al processo unitario (a esclusione di Giovanni Giolitti, personaggio ancora oggi non amatissimo dall’intellighenzia storica pseudo liberal radical, che fu, dopo il Cavour, il miglior presidente del consiglio italiano fra il 1860 e il 1945).

Questa “novità”, aspetto che raramente si segnala,  fu dovuta alla modestia e alla cifra nazionalista della borghesia post-unitaria. Ernesto Galli osserva come soprattutto la Meloni, vincitrice, abbia preso una strada sbagliata. Ma altrettanto si potrebbe dire, a parer mio, dell’opposizione.

È vero che la Meloni, soprattutto in politica estera, è uscita dalla linea tradizionale delle destre europee, pur con non poche contraddizioni. Del resto, nell’atteggiamento di questa “nuova destra” la contraddizione tradizionale è già simboleggiata bene dall’insistenza della “fiamma” nel simbolo di Fratelli d’ Italia. Quindi l’errore vero della Meloni è quello di non riuscire ad abbandonare la sua storia, invece di rappresentare un nuovo partito conservatore nazionale.

Dall’altro lato del campo, direi che la Bologna di Matteo Lepore è il simbolo perfetto della sinistra di Elly Schlein. A Bologna troviamo un mix surreale, una macedonia con tutta, proprio tutta, la sinistra tradizionale, che non era stata nemmeno dei Sindaci del dopo liberazione: né Dozza, né Fanti, né Zangheri, né Imbeni e né Vitali. L’alleanza con Coalizione Civica impedisce qualsiasi apertura a una sinistra veramente riformista, mentre per quanto riguarda il mondo cattolico bolognese anche qui troviamo un forte strabismo. È vero, in città abbiamo recentemente avuto anche una mostra su Alcide De Gasperi. Ma si dimentica, per la memoria storica, che Giuseppe Dossetti, che resta un gigante, nel rapporto con De Gasperi ha avuto torto mentre De Gasperi aveva ragione.

Aggiungerei anche, chiedendo un momento di pazienza per potermi togliere il cappello, che di fronte all’attuale positivo ricordo del Concilio Vaticano II ci sono differenze “censurate” fra chi, lo dico per semplificare, ritiene il Cardinal Lercaro non esattamente un protagonista ma un portatore delle certamente eccellenti intuizioni dossettiane, e chi invece contesta questo ruolo subalterno di Lercaro (con buona pace di qualche illustre accademico).

Anche il movimento cattolico, quindi, esattamente come il centrosinistra, risente a Bologna di un’influenza negativa: una sorta di strabismo politico che coltiva nostalgie di un tempo sbagliato.


Un pensiero riguardo “Destra e Sinistra ai tempi della polarizzazione estrema

  1. Succede anche a me ogni tanto di essere d’accordo con Angelo. Credo anch’io che, nonostante la povertà della proposta, il centrosinistra bolognese sia bloccato dal fattore Clancy.

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