La mostra del “Resto del Carlino” e la politica bolognese

Mi ha sempre colpito il profondo radicamento nel territorio del quotidiano, anche quando guardava maggiormente a destra, in contrasto con l’orientamento politico prevalente alle scadenze elettorali

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


“Occhi sulla storia” è il titolo della mostra celebrativa predisposta dal Resto del Carlino per i suoi 140 anni. Nulla da eccepire. Può però essere utile calarsi nella cronaca che, per tanti motivi, non emerge nelle tavole della mostra.

Desidero richiamare un ricordo che è scolpito nella mia memoria. Direttore del Carlino era Girolamo Modesti. Gli attacchi alla amministrazione Zangheri erano frequenti e a volte pesanti. A un certo punto Zangheri, sempre compassato, perse la pazienza e disse forte: «Dico no a questo Carlino che Bologna non si merita». Il grido di allarme sortì i suoi effetti e il ‘registro’ cambiò.

A parte questo ricordo di una aspra polemica, non ho difficoltà a riconoscere che il Carlino, in specie nei bar, non solo è letto con una devozione totale, ma è quasi ‘studiato’ parola per parola. E c’è la fila, a volte, per conquistarsi la lettura, specie delle pagine di cronaca bolognese. Non so se questa ‘devozione’ si verifichi anche nelle altre provincie della Regione.

Quando purtroppo tanti anni fa, agli albori degli anni ’70, ero responsabile dell’ufficio stampa del Pci (ne era segretario Vincenzo Galetti) la lettura mattutina del Carlino era passaggio obbligato anche per orientarsi sulla realtà bolognese. Lo stesso si verificava con il sindaco Zangheri alle otto di ogni mattina. A rapporto andavamo Sandro Rovinetti, capo ufficio stampa del Comune, e il sottoscritto come capogruppo Due Torri. Le pretese ‘magagne’ denunciate dal giornale andavano verificate con gli uffici competenti e non di rado si dimostravano non del tutto fondate. Ricordo con rimpianto Luca Savonuzzi che seguiva i lavori del consiglio comunale con acuta perspicacia.

Non nego che via via instaurai con la redazione del Carlino un rapporto non subordinato di simpatia. Quando divenni sindaco di San Lazzaro, il cronista di allora fu il mio quotidiano interlocutore. La sua attenzione sulle cose sanlazzaresi era per me sprone per conoscere meglio questo Comune difficile, che si articola in tante frazioni, con le loro peculiarità.

Un interrogativo mi sono sempre posto. Nel bolognese il Carlino, giornale non certo di sinistra, era molto letto dalla gente la quale però nelle scadenze elettorali votava Pci, Pds, Pd in grande maggioranza. Non c’era fino a dieci anni fa l’astensionismo dal voto che oggi azzoppa, per cosi dire, il tessuto democratico. Questo aspetto del radicamento del Carlino nella nostra realtà non mi sembra emerga a dovere nella mostra in corso, ma credo non sia fuori di luogo richiamarlo. È un aspetto della  contraddittorietà che segna la nostra realtà politica.


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