Tra Natale e Capodanno una nuova boccata di negatività ha finalmente preso cittadinanza a Bologna, che ne sentiva evidentemente il bisogno. La fine del lungo privilegio per le auto ibride in centro ha dato inizio a una nuova polemica. Incredibilmente anche chi ha un’auto ibrida dovrà pagare la sosta in centro. Un abuso insostenibile
di Andrea Femia, digital strategist cB
A Bologna la lamentela è diventata una forma d’arte un po’ ingiallita. Capisco che criticare i cittadini che mi hanno dato così tanta ospitalità non è proprio educato, però credo sinceramente che un lamentometro troverebbe in questa città, in questi tempi, il livello massimo mai misurato in Italia e nel mondo. Eccezion fatta per la Scozia.
Anche in questi giorni post natalizi il cittadino bolognese si è potuto abbeverare alla sacra fonte della negatività con la fine del privilegio per le auto ibride. Fino a ieri, possedere un’ibrida in città era come avere un pass VIP da sfoggiare con ardore, permettendoti di entrare nel centro storico senza pagare il parcheggio e senza versare l’obolo del pedaggio. Poi, d’improvviso, è finito natale: l’incentivo è scaduto. O almeno una parte, perché comunque quando si fanno le cose è bene farle complicate il giusto. Nel senso che i residenti potranno continuare a passare dal centro senza spendere un euro, diversamente dai non residenti che dovranno pagare.
Sia residenti sia non residenti dovranno pagare la sosta. E viene da chiedersi per quale motivo non dovrebbe essere così.
La ratio era chiarissima: l’amministratore aveva incentivato l’acquisto delle auto ibride perché inquinano meno rispetto alla moltitudine di auto a benzina e a diesel presenti in questa città come nelle altre. Ma oggi che le ibride rappresentano il 45% delle nuove immatricolazioni in Italia e iniziano a dominare anche il mercato dell’usato, l’eccezionalità è diventata la normalità.
Non parliamo più di auto del futuro, sono solo auto. Eppure, il bolognese ha reagito più o meno come se qualcuno gli avesse usato violenza. La levata di scudi è stata immediata, feroce, quasi assurda. Ho immaginato che uno dei sogni nascosti di taluni, quanto meno a interpretarne gli umori leggendo la sezione commenti sui social, sia vivere qualche mese di campagna elettorale con Cetto La Qualunque urlante al megafono: «Più parcheggi per tutti!».
Promesse impossibili, un’utopia campanelliana, la Città del Sole fatta di cemento e strisce blu gratuite in cui sfrecciare con natalizio candore. Nessuno voterebbe Babbo Natale se a candidarsi contro fosse Cetto per farci vivere una campagna elettorale d’estasi. Mesi di promesse di sogni proibiti. Anni di rancore e mugugni raccolti in una Beata Minchia, preghiera laica alla quale riservare il proprio gaudio davanti all’impossibile.
Certo, ci sono le attenuanti generiche: tra alluvioni devastanti e una città che sembra un plastico di Bruno Vespa sotto forma di cantiere, i nervi sono scossi. Ma la deriva attuale va oltre la logica. Siamo arrivati al punto di lamentarsi ferocemente anche per i pochi giorni dell’installazione in Piazza Maggiore IWAGUMI – Dismisura, anche nota come “i Masagni”, come giustamente riportato da Monsignor Caporedattore (qui). Lasciamo per un attimo da parte il fatto che i giornali non hanno fatto altro che dire che la città si lamentava, portando questa narrazione a dominare anche le cronache nazionali mentre a ogni ora del giorno e della notte decine – quando non centinaia – di persone erano lì estasiate, incuriosite, divertite, trovate voi il participio migliore per descrivere chi viveva personalmente l’esperienza di un’opera d’arte monumentale contemporanea giganteggiare in una delle piazze più belle d’Italia. Ma al di là del racconto del dissenso leggermente fuori misura (per l’appunto), va detto che se accettiamo per assurdo che il termometro della realtà sia la sezione commenti, è giusto dire che anche quell’operazione è stata vissuta come un’offesa personale al diritto primordiale di vedere il crescentone nudo come mamma l’ha fatto.
Da elettore di centrosinistra mi sento comunque sereno davanti a questo mirabile caos, perché tra un Cavedagna che ha paura che qualcuno cada nel dolce mare di Riva Reno, un Bignami che appare troppo preso dal tango con se stesso, tra il suo passato in divisa e il suo presente con la Kippah, per finire con le non chiarissime intenzioni di Alberto Forchielli e del suo movimento che ha cambiato più o meno 450 nomi nelle ultime settimane, l’opposizione sembra straordinariamente lontana dal riuscire a rappresentare questo tonitruante giramento di maroni con il quale il bolognese sembra praticare il suo personalissimo rodeo.
In questo scenario, il centrosinistra può dormire non uno, ma dieci sogni tranquillissimi. Non è detto che sia per forza un bene, perché aumentare la competizione potrebbe portare il più in alto possibile l’asticella degli obiettivi amministrativi, o comunque eviterebbe situazioni di delirio translucido, come quella a dir poco imbarazzante del quartiere San Donato San Vitale, ma non voglio immaginare cosa succederebbe se a Bologna arrivasse Cetto.
E la gente lo votasse.

Sono anch’io un sostenitore del centro sinistra ma per questo non sono obbligato a dare per buono ogni caxxzzata che fa’ questo sindaco con la sua giunta quindi essendo bologna la città con meno parcheggi interrati in Europa grazie alla poca lungimiranza delle ultime amministrazioni dovrebbero avere la sensibilità di non penalizzare sempre economicamente la sua popolazione
La legge, non il codice della strada, prevedeva che il 60% dei parcheggi fosse gratuito. il rimanente 40% era da destinarsi ai parcheggi a pagamento (strisce blu), ai parcheggi commerciali e andicappati (strisce gialle) e ai residenti (strisce bianche con cartello di riservato ai residenti) e atre iniziative. Il Comune si è mangiato quel 60% di parcheggi gratuiti e questo è il punto principale di protesta. Il fatto poi di permettere l’accesso alle auto elettriche o semielettriche è già di per sè una discriminazione fatta sulle spalle dei cittadini meno abbienti, che poi gli concedessero pure il parcheggio gratuito sulle strisce blu era una cosa vergognosa, lo spazio occupato era identico a quello occupato da un’auto termica. La maggioranza delle auto in circolazione sono termiche e il limite temporale del 2035 è stato eliminato. Le istituzioni se ne facciano una ragione e ragionino per il bene di TUTTI i cittadini, specialmente dei meno abbienti che non possono inseguire le “mode”. Paul.
A parte i sottintesi e i giochi di parole che non sempre mi risultano di chiara comprensione – per non dire che sono decisamente ambigui -, il tema principale dell’articolo riguarda la fine del libero parcheggio consentito finora alle auto ibride. Su questo punto la mia posizione di cittadina che si muove a piedi o in autobus, è di sollievo. Per i pedoni, le automobili, sia parcheggiate che in movimento, sono sempre un ingombro al piacere di camminare.
Anche per questa ragione aspetto con impazienza la fine dei lavori per le nuove linee del tram.