Il 2026 sarà l’anno in cui Bologna definirà le strategie da raggiungere entro il 2050, declinandole in dieci missioni tematiche. La missione 7 è denominata “Le nuove generazioni, la sfida educativa e le opportunità” con l’ambizione di costruire un “ecosistema educativo metropolitano”, dotandosi di un laboratorio civico per definirla, e aiutare la crescita e il benessere dei nostri ragazzi
di Daniele Ara, assessore alla Scuola del Comune di Bologna
Il 2026 sarà l’anno in cui Bologna e tutta l’Area Metropolitana definiranno il Piano Strategico Metropolitano per mettere in campo le strategie da raggiungere entro il 2050, declinandole in dieci missioni tematiche. La missione 7 è denominata “Le nuove generazioni, la sfida educativa e le opportunità” con l’ambizione di costruire un “ecosistema educativo metropolitano” dotandosi di un laboratorio civico per definirla.
Bologna è ricca di soggetti, progetti e servizi che possono consentire una discussione proficua. Innanzi tutto l’Alma Mater con il Dipartimento Scienze dell’Educazione, una rete di servizi zero-sei consolidato e in espansione, un proficuo rapporto con le autonomie scolastiche per la costruzione di progetti e servizi e una costante progettualità dell’extra-scuola, con attenzione all’inclusione e al protagonismo dei ragazzi e delle ragazze.
Ma qual è l’elemento distintivo del nostro territorio per la discussione che si sta aprendo? Io sono fortemente convinto che l’elemento base per costruire la visione su questo tema sia rappresentato dal collegamento costante che il sistema educativo zero-diciotto ha con il territorio, i saperi e le comunità professionali.
La “scuola di pedagogia” bolognese è cresciuta con il territorio e ha trovato nello stesso il luogo di sperimentazione dei pensieri innovativi, grazie a un virtuoso intreccio fra amministratori, intellettuali, scuola pubblica, cooperazione, imprese e comunità educanti. Per questo è fondamentale, per affrontare le sfide della contemporaneità, mantenere nella propria cassetta degli attrezzi i pensieri di Frabboni, Canevaro, Tarozzi, Ciari, Adriana Lodi e tanti altri.
Nelle comunità educanti va rilanciato un protagonismo importante di docenti e genitori, volto a costruire questa relazione territoriale quotidiana. Ogni Istituto Comprensivo ha un’opportunità di relazioni nel territorio che consente alla scuola di essere protagonista e di trovare sponde per risolvere i problemi. In questo il ruolo della scuola pubblica è fondamentale. Lo dico innanzitutto da genitore che conferma per le proprie figlie la scelta della scuola di stradario, nel mio caso la “media” Salvo D’Acquisto all’IC 3 Lame, una buona scuola come tutte le scuole medie della città (gli stradari non sono una camicia di forza ma sono l’elemento essenziale per tenere unità una comunità e per programmare i servizi attorno al momento educativo. La concorrenza fra le scuole è incomprensibile). Vorrei citare un’esperienza che ho recentemente vissuto proprio all’IC 3 Lame, come esempio del mio pensiero. Prima di Natale, i genitori IC3, con la sentita collaborazione dei docenti della “media”, della primaria e dell’infanzia, hanno organizzato una festa civica di metà anno per tutta la scuola, guarda caso dentro il Centro Civico Lame “Borgatti” (la scuola che esce dalle proprie quattro mura), altro nodo dell’ecosistema sociale ed educativo territoriale. Tre ore dense con anche la presenza di diverse associazioni del territorio del rione Lame, la Biblioteca Malservisi e il Quartiere Navile. Un’esperienza preziosissima, che genera relazioni e collaborazioni, con la scuola al centro. Perché non riprendere nei Quartieri e nei Comuni a costruire relazioni di questo tipo? La scuola bolognese è nata nella relazione con la comunità, riprendere questo metodo significa attrezzarci tutti meglio per affrontare le complesse sfide educative del presente.
Bisogna partire da esempi positivi e tenere unite le comunità. Da questo punto di vista preoccupa, e non poco, l’incertezza che regna dentro la scuola pubblica e la poca valorizzazione delle intelligenze della scuola. A cominciare dalle “Indicazioni Nazionali” del ministro Valditara che vanno nella direzione contraria a quelle da noi auspicate, dando alla scuola il ruolo di un insegnamento competitivo e riportando alla sola famiglia il ruolo educativo, passando per un’idea di identità nazionale anacronistica e sminuendo la funzione sociale della scuola nella costruzione di cittadinanza. Inoltre il contributo per la frequenza di una scuola privata paritaria, in particolare per le scuole “medie”, previsto nella Legge di Bilancio, crea un ulteriore rischio di allontanamento delle famiglie dalle scuole statali, indebolendo il ruolo di coesione e inclusione delle scuole del territorio. A differenza del contributo alle scuole dell’Infanzia paritarie che è finalizzato al funzionamento e alla costruzione del mix sociale, qui si crea la dinamica contraria con un incentivo ad abbandonare la scuola pubblica.
Noi la pensiamo diversamente e parteciperemo al dibattito pubblico nazionale.
Allora sì, costruiamo una visione per il futuro, insieme ai saperi e alle comunità educanti. Su disabilità, cittadinanza globale, inclusione, scuole aperte, lotta ai cambiamenti climatici, protagonismo giovanile, pace, modelli gestionali sostenibili. Facciamolo con fiducia, credendo nelle giovani generazioni ancora poco protagoniste. Il PSM e ogni azione educativa vanno pensati per loro e con loro.
Faccio mie le parole del Presidente Mattarella rivolte alle ragazze e ai ragazzi: «Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».
Abbiamo l’ambizione di costruire un “ecosistema educativo metropolitano” che aiuti la crescita e il benessere dei nostri ragazzi andando in questa direzione.
