La personale dell’artista bolognese sarà ospite della Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio fino al 12 febbraio 2026
di Sofia Sabaini, giornalista
Nella Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio è possibile visitare la mostra “Pietro Pietra (1885-1956). La forza del segno”, personale dell’artista bolognese a cura di Daria Ortolani. Questa, accessibile dal 6 dicembre 2025 al 12 febbraio 2026, raccoglie numerose opere dell’autore, le quali si dividono tra disegni, acqueforti, dipinti e alcuni oggetti di manifattura artigiana, come dei piccoli manifesti pubblicitari o dei biglietti da visita da lui realizzati.
Accedendo allo spazio espositivo, lo spettatore viene subito investito dall’intensità dei lavori selezionati per l’occasione, che introducono con vigore alla sua poetica. L’allestimento, organizzato per tecniche, mette in evidenza il processo di osservazione dal vero adottato dall’artista, che partendo dal disegno sviluppa il suo punto di vista autonomo.
La visita comincia dalla prima sezione, dove sono disposti proprio i numerosi disegni, che presentano principalmente raffigurazioni animali, con una predilezione per i cavalli o per una fauna esotica, insieme ai minuziosi studi. Questi sono fondamentali per comprenderne il lavoro, poiché ne testimoniano la perizia e l’impegno; come suggerito dalla curatrice Daria Ortolani, infatti, studium dal latino indica dedizione, ma anche ardore e passione.
Seguono le acqueforti, che paiono prendere vita, fuoriuscire dal perimetro della cornice che è stata loro concessa. I soggetti si animano e ogni immagine evidenzia le abilità di un artista poliedrico, che attraverso varie morsure riesce a ottenere effetti pittorici, raffinati giochi di trasparenze e una sensazione quasi tattile dei suoi protagonisti.
Le incisioni possono essere realizzate in molteplici modi e attraverso diverse tecniche. Così, per dare allo spettatore un ulteriore strumento di approfondimento in un invito a scoprire anche gli elementi di natura metodologica dei lavori, alcune di esse sono state illustrate in un compendio pratico che, per l’occasione, è stato abbinato a un catalogo disponibile per l’acquisto. Tra queste vengono menzionate per esempio la xilografia, l’acquaforte, l’acquatinta, la ceramolle.
La mostra termina con i dipinti, che prevedono generalmente delle vedute della sua città natale, Bologna. Le opere richiamano la tradizione settecentesca, ma evidenziano allo stesso tempo delle affinità con la fotografia, identificabili nelle prospettive e nei dettagli. La sua firma emerge nella rappresentazione dei luoghi attraverso uno sguardo soggettivo, di cui trasmette un sentimento che rende unica ogni scena. Ne si può trovare un esempio nell’opera dal titolo “Vecchia Bologna. 1700. Abside di S. Petronio a destra. Palazzo dell’Archiginnasio, sede dello Studio Felsineo”, una penna acquerellata su carta raffigurante il retro della Basilica di S. Petronio, dove alcune figure si muovono nello spazio.
Facendo infine riferimento al periodo storico durante il quale l’autore in oggetto ha lavorato, sorge spontanea una riflessione. Il Novecento è il tempo delle Avanguardie Storiche, di Filippo Tommaso Marinetti col suo Manifesto del Futurismo in Italia, che poco ha a che fare con Pietro Pietra. La sua ricerca procede in una direzione differente, da cui si evince una personalità unica, indipendente, mossa dalla passione, libera da qualsiasi adesione ad alcun movimento.
Il suo lavoro si colloca dunque in bilico tra due tensioni: un’eredità antica e legata all’organico, e una moderna e sensibile al proprio tempo. Ne emerge così un artista rinnovativo, capace di rivitalizzare una tradizione tecnica dal grande potenziale espressivo, la cui mostra coinvolge profondamente il pubblico.
Si vuole infine segnalare la possibilità di partecipare nei giorni 15, 22 e 29 gennaio 2026 alle ore 17.00 ai “Dialoghi Culturali a Palazzo d’Accursio”, un ciclo di conferenze a ingresso gratuito presso la Cappella Farnese.
