Il condominio ha detto no a una targa per ricordare l’uomo che per anni ha chiesto una moneta all’incrocio tra Altabella e Oberdan e che era diventato una presenza amichevole. Non sarebbe stato un premio all’accattonaggio, ma un riconoscimento al fatto che anche una vita sbagliata può sempre riscattarsi o, come nel caso di Franco, venire riscattata dal ricordo che ha lasciato
di Piero Dall’Occa, architetto
Voglio raccontare una piccola storia ambientata in un angolo di Bologna, quello tra le vie Guglielmo Oberdan e Altabella. È una storia piccola, breve, ma esemplare per quello che è avvenuto, o meglio è cambiato, e non da poco tempo, nel sentimento di convivenza urbana, quel sentire istintivo, spontaneo che genera comunità e rende la città viva.
Penso che non siano pochi i bolognesi che si ricordano di Franco che per anni, certamente più di venti, passava le sue giornate, tutte tranne la domenica che anche per lui era giorno di riposo, in quell’angolo, apostrofando “maestro fammi un canestro” i passanti se uomini, “stellina una monetina” se donne. Per chi passava abitualmente di lì Franco era una presenza piacevole e quando è morto, agli inizio del luglio scorso, l’improvvisa assenza della sua gentilezza e della sua cordialità hanno lasciato una profonda sensazione di vuoto, perché privo di vita, privo della sua vita.
E così, per riconoscergli il merito di aver trasformato un tratto di Bologna in un palcoscenico sul quale ha recitato molta parte della propria esistenza, sono state raccolte molte firme per ricordarlo con una targa nominando il suo posto “L’angolo di Franco”. La proposta è stata inviata all’assemblea condominiale dell’immobile sul quale sarebbe dovuta essere affissa la targa per avere l’autorizzazione necessaria ma purtroppo l’esito è stato negativo.
Il fatto in sé non è così rilevante per essere ricordato, ma le motivazioni del rifiuto invece meritano un commento. Tralascio la volgare insinuazione di aver cercato un tornaconto commerciale sfruttando i puerili impeti emotivi dopo la sua morte e quella di voler premiare l’accattonaggio, invece che disincentivarlo. L’unico tema serio sollevato è stato quello del lavoro, ossia che meritano un ricordo solamente le persone che con il loro tenace lavoro hanno contribuito al benessere materiale della comunità, in altre parole riconoscere solo il lavoro come valore sociale.
A questo riguardo si possono avere vedute un poco differenti. Se per lavoro si intende un’attività che viene remunerata con del denaro, questo valeva anche per Franco che per più di vent’anni tutti i giorni, esclusa la domenica, era presente al suo posto per ricevere una moneta. Se per lavoro si intende non solo riscuotere una ricompensa per il proprio tempo prestato ma anche in cambio offrire qualcosa in più, le proprie competenze professionali, come nel caso di Carlo Scarpa nella vetrina a fianco citato in una delle motivazioni di diniego, anche questo valeva per Franco.
Infatti la proposta, spontanea, di apporre una targa in sua memoria è scaturita dall’effetto improvviso di vuoto che si è creato nel posto dove era solito sostare. La presenza di Franco in quell’angolo aveva dato vita a una costante sensazione di umanità condivisa, che era proprio ciò che Franco offriva in cambio delle nostre monete.
È giusto considerare il lavoro un valore sociale, ma non allo stesso tempo disconoscere gesti di umanità o addirittura, come nel caso riportato, valorizzare il lavoro a scapito di una iniziativa umanitaria. Chi enfatizza così tanto il lavoro e lo ritiene l’unico parametro per giudicare le persone immagina un mondo gretto e cupo, che rischia però di essere quello verso cui stiamo andando.
È un vero peccato che l’Angolo di Franco non sia andato in porto, non sarebbe per nulla stato un premio all’accattonaggio, ma un riconoscimento al fatto che anche una vita sbagliata può sempre riscattarsi o, come nel caso di Franco, venire riscattata dal ricordo che ha lasciato.

Questo dimostra quanto sia caduto in basso il genere umano sempre più egoista e senza umanità , Franco non era un delinquente anzi era una persona molto umana e gentile non dava fastidio a nessuno ed era benvoluto.
Anime morte, Piero.
Sono pienamente d’accordo con queste belle parole che danno valore alle persone e non al profitto generato… un’occasione persa per sentirci umani
Ecco cosa mi mancava. Speravo fosse andato meritatamente in vacanza, visto il caldo! Il suo cagnino mancava da tempo, ma certo non era in sciopero
Perché una vita sbagliata e non una vita diversa ?
Ho voluto citare il titolo UNA STORIA SBAGLIATAdi Fabrizio De André sula morte di Pasolini. È un bel aggettivo, a volta basta fare una sola scelta., giusta o sbagliata che sia, e ci si incammina in una strada piuttosto che in un’altra. Ai miei occhi Franco ad un certo momento della sua vita ha fatto la scelta sbagliata visto la persona profonda che era.
Condivido pienamente l’articolo che in un certo senso si ricollega ad alcune delle cose emerse, pur con accenti diversi e in un contesto diverso, anche nella recente assemblea relativa alla mensa Caritas di via Santa Caterina.
Vi faccio una proposta. Depositare ogni gg un mazzo di fiori all’anglo della via con il biglietto “Ciao Franco e ciao al tuo angolo”, magari anche con un garbato invito a non rimuovere i fiori e spiegare perchè sono li.
Trovare una trentina di persone disponibile a farlo una volta al mese,
raccogliere una modesta cifra a testa e trovare un fioraio nelle vicinanza con cui stringere un accordo e da cui passare per ritirare il mazzo di fiori e il biglietto (magari un A4 che sia leggibile) da unire ai fiori.
Sensibilizzare anche il Comune a non rimuovere i fori come rifiuto.
Chi porta il mazzo rimuove quello del gg prima e si tiene i fiori se utilizzabili…e si porta un po’ di Franco a casa per qualche gg.
Il Condominio non è disponibile ad accendere una dinamica di ricordo, liberi di farlo. E noi liberi di accenderla invece,
Io ci sono, portafoglio compreso.
Buonasera, come Quartiere Santo Stefano verificheremo se ci sono possibilità per trovare un’altra collocazione su suolo pubblico per apporre una targa in ricordo di Franco. Ci teniamo informati reciprocamente.
Un cordiale saluto michela marchioro
Grazie.