L’avvistamento di un esemplare solitario nella zona del Parco della Chiusa di Casalecchio ripropone la necessità di aggiornare leggi e regolamenti per educare la popolazione alla convivenza con una specie che, dopo decenni di pressoché totale assenza, negli ultimi tempi è tornata a ripopolare i nostri Appennini
di Barbara Beghelli, giornalista
Attenti al lupo? C’è un esemplare di questa specie protetta che da due mesi gira tutto solo per il bosco (ex) Talon perché abbandonato dal gruppo di origine (branco che ogni tanto si vedeva a villa Ghigi, da Capodanno). L’animale vaga tra il versante settentrionale del colle di Ronzano e San Luca. Da tutti i video riprodotti una sola cosa si capisce: è spaesato, senza famiglia. Comunque attento, non si fida, e probabilmente fuori dal branco non sopravviverà tanto. Nessuno l’ha mai visto cacciare, forse è più attratto dal cibo dei gatti, motivo per cui qualche volta si è un po’ avvicinato alle case all’entrata del parco.
Questa insolita circostanza ha fatto sì che qualche giorno fa il Comune di Casalecchio, dominato dal Colle della Guardia, sulla scia di Bologna abbia emesso un’ordinanza «per evitare situazioni di disagio e potenziali interazioni con l’animale e preservarne allo stesso tempo la salvaguardia». Dunque, è fatto divieto di assumere qualsiasi comportamento che possa attirare il lupetto o altri animali selvatici nelle zone abitate, come lasciare cibo all’aperto o abbandonare rifiuti organici fuori dagli appositi bidoni. A ciò si aggiunge il «massimo controllo sull’alimentazione dei gatti, rimuovendo il cibo avanzato» e la segnalazione obbligatoria di avvistamenti anomali ai Carabinieri Forestali (112) o alla Polizia Locale.
Fino a quando non passerà il freddo invernale i lupi frequenteranno i nostri Appennini, solo allora si sposteranno. Resta da dire che negli anni ’70 questo magnifico animale era praticamente estinto a causa della persecuzione umana: rimanevano 100 esemplari tra Abruzzo e Calabria, per fermare questo sterminio un funzionario pensò bene di proteggere legalmente la specie (Decreto Natali 1971, escludendolo dalle specie nocive).
Vent’anni dopo, grazie alla maggiore disponibilità di prede, all’abbandono delle zone rurali e alla protezione della specie, il lupo ha ricolonizzato spontaneamente tutto l’Appennino. È tornato grazie alla sua elevata capacità di dispersione: percorre centinaia di chilometri, e così si è ripresa naturalmente la popolazione. Sempre dagli anni ’90, i lupi provenienti dall’Appennino e dai Balcani hanno ricolonizzato l’arco alpino, integrandosi con le popolazioni presenti. Attualmente, è presente su quasi tutto il territorio italiano (esclusa la Sardegna), con circa 3.500 esemplari (2021).
Ma l’Italia è sempre l’Italia e, pur se incredibile, anche il tema lupo viene utilizzato come terreno di scontro politico. Succede con il recentissimo decreto del ministero dell’Ambiente che modifica gli allegati del Dpr 357/1997, il regolamento che attua in Italia la Direttiva Habitat pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale pochi giorni fa. Gli ambientalisti ribollono, mentre le associazioni agricole esultano. Ma si sa, i voti sono voti, e molti politici su questo problema fanno i pesci in barile, anche se si dichiarano verdi nell’animo.
In pratica, con questo provvedimento il lupo viene spostato da una protezione rigorosa alle specie per cui possono essere previste «misure di gestione e di prelievo meno rigorose». È il passaggio formale con cui l’Italia recepisce il declassamento della bestia da super-protetto a solo protetto. È stato anche pubblicato un decreto che fissa il «tasso massimo annuo di prelievo», ripartito per Regioni e Province autonome. Quest’anno in Italia potranno essere abbattuti in totale 160 lupi, a fronte di una popolazione stimata di circa 3.500 esemplari. Follia.
La sfida ovviamente non dovrebbe essere ideologica, ma pratica: costruire strumenti efficaci per ridurre i conflitti, sostenere chi vive e lavora nelle aree rurali e rendere la presenza del lupo compatibile con le attività umane. Il vero nodo da sciogliere, avvisa l’associazione scientifica “Io non ho paura del lupo”, è l’assenza di un quadro nazionale chiaro. Senza un adeguamento della legge 157/92, per cui il lupo è ancora una specie particolarmente protetta, senza criteri di monitoraggio condivisi e un piano nazionale di gestione e conservazione del lupo, qualunque decisione rischia di essere fragile. La priorità è la prevenzione: «Il lupo è tornato per restare: pensare di governare questa presenza solo con strumenti repressivi o emergenziali é illusorio». Già.
E allora, caro Lupo solitario del Talon, come la mettiamo? Sei a rischio più di prima. Io al tuo posto scapperei lontana, magari sul Pianeta delle scimmie: lì nessun uomo ti perseguiterà più e avrai pure cibo eterno.

Buongiorno bell’ articolo speriamo però che non si cominci con la solita solfa : il lupo attacca le persone è pericoloso per gli animali domestici bisogna farlo fuori e via dicendo. Con un po’ di attenzione e con l’arrivo della bella stagione se ne andrà per i fatti suoi e magari troverà una bella lupacchiotta con cui mettere su famiglia.
Complimenti per l’ articolo scritto bene ed anche molto simpatico nell’ esposizione e concordo con lei : prima che ci sia qualche stupido coglione che inizia a fare del terrorismo mettendo in pericolo la vita dello spaurito lupo spero che in primavera riesca a conoscere una bella lupacchiotta e che se ne vadano assieme lontano dalla cattiveria umana.