La Top 10 di Art City 2026

Piccola mappa e decalogo personalissimo di appuntamenti imperdibili inseriti nel cartellone ufficiale della kermesse artistica bolognese, che quest’anno festeggia la quattordicesima edizione

di Sara Papini, curatrice d’Arte


È arrivato uno dei miei momenti preferiti dell’anno: Art City, dove l’arte finalmente contamina ogni casa, bar, garage, palazzo, fondazione e anfratto del bolognese.

Non potevo, nemmeno quest’anno, esimermi dal proporvi la nostra personale top 10 di Art City 2026. Sia chiaro, è una mappa dai gusti totalmente soggettivi e non totalizzante, ma che può sicuramente darvi un’indicazione di partenza in questo oceano sconfinato di arte che vi sommergerà in questofine settimana!

  • Non posso non citare, come ogni anno, lo splendido lavoro che persegue tutta la squadra di Parsec, là dove il mio cuore si allieta ogni volta che visito la loro galleria (scusate, divento molto poetica quando si tratta di loro). Per questa edizione al centro dell’esposizione sono Rachele Maistrello e Susana Ljuljanovic, attualmente in residenza artistica e che aprono i loro studi al pubblico per l’occasione, condividendo la ricerca sviluppata durante i mesi passati. Maistrello presenta una selezione di opere della Diamond Saga, progetto che indaga la relazione tra umano e natura in dialogo con le scienze cognitive e biologiche, materiali di backstage del lavoro in camera oscura e Fen Lin, un secret screening visibile il 7 febbraio dalla serranda di Parsec dalle 21 fino all’alba. Domenica 8 febbraio, dalle 10.30, selezione di acque a cura dell’artista. Ljuljanovic presenta invece gli sviluppi di Čuti!, una ricerca sul rapporto con le immagini perdute e la memoria emotiva, che riflette sul confine tra reale e artificiale, tra analogico e digitale. Attraverso AI, video, scultura e audio, l’artista ricrea fotografie e oggetti scomparsi, trasformandoli in nuove opere. A integrazione del progetto, sabato 7 febbraio dalle 17 è prevista una sessione di live recording aperta al pubblico con Marianna Murgia.
  • Gelateria Sogni di Ghiaccio, forse uno dei luoghi più interessanti e freschi di tutta Bologna debutta per questa edizione di Art City Bologna 2026 con Frammenti di un discorso amoroso, una composizione spaziale di oggetti e immagini in movimento di Enrico Boccioletti. L’intervento, che ruba il titolo al celebre saggio di Roland Barthes (1977), mette in scena il dispendio affettivo che dedichiamo agli oggetti d’infanzia, luogo di intensità radicale, che precede e resiste la normatività dei contesti linguistici e sociali.
  • SPAM SPAM SPAM! Dalla collaborazione tra Quartiere Navile e Associazione culturale Amici del Mercato Albani nasce SPAM!, spazio di creazione, proposta artistica e comunità, incrocio tra la quotidianità di chi vive il contesto del mercato e artistə coinvoltə in esposizioni, laboratori, residenze, performance. Per Art City 2026, SPAM! accoglie un carosello di opere video inedite della visual artist Sara Bonaventura (presente anche nell’archivio di videoarte FataVideo.it), realizzate fra il 2018 e il 2025 utilizzando synth analogici e in collaborazione con artistə internazionali. Il 5 febbraio, la proiezione sarà accompagnata dalle sonorizzazioni live di Gianmarco Leprozo aka PRESENTE. La mostra è a cura di SPAM! Spazio Per le Arti del Mercato.
  • Alchemilla, che quest’anno propone Artisti Marziali, format sperimentale a cura di Veronica Santi in cui due artisti si intervistano reciprocamente e dal vivo. Si tratta cioè di incontri-scontri che non prevedono la mediazione di un giornalista o di un critico d’arte. Ogni coppia di artisti ha a disposizione circa quaranta minuti. Le domande non sono concordate. Un pubblico assiste a porte chiuse agli incontri, formando un cerchio magico che perimetra il ring. Prossimi appuntamenti: sabato 7 febbraio 2026, ore 15.00, Rudy Cremonini vs Eugenia Vanni; ore 16.30, Paolo Chiasera vs Giulia Poppi. Domenica 8 febbraio 2026: ore 11.00, Alessandro Brighetti vs Jacopo Benassi; ore 12.30, Anna de Manincor vs Emilio Fantin.
  • Cinema Impero, scritto e diretto da Muna Mussie (una delle artiste che più amo in assoluto), a cura di Martina Angelotti. Il progetto, ospite della Sala Cervi della Cineteca di Bologna, prende il nome dall’omonimo cinema situato nel centro di Asmara, costruito nel 1937 durante l’occupazione del regime fascista. Il cinema, come linguaggio, ha sempre avuto il potere di creare immaginari e, al contempo, di plasmare e costruire narrazioni, soprattutto nella sua dimensione più propagandistica e di regime. Alla luce delle attuali intelligenze artificiali, è evidente come anche questi nuovi linguaggi mirino in parte a sorprendere e, allo stesso tempo, a distorcere la realtà. Cinema Impero è una metanarrazione che mette in dialogo differenti piani spazio-temporali e diversi elementi linguistici: video provenienti dall’archivio storico dell’Istituto Luce e dall’archivio privato dell’artista, raccontati da due voci e due intelligenze, una artificiale e una emotiva. Una black box, una scatola nera che contempla il linguaggio cinematografico, teatrale e algoritmico dell’intelligenza artificiale. Un dispositivo multipercettivo, pensato per uno spettatore alla volta, invitato a confluire verso una prossimità calda: uno spazio di alterità intima, tra narratore e ascoltatore.
  • San Filippo Neri torna ad aprire le sue sale e non poteva farlo in modalità migliore se non con la videoinstallazione (e sapete quanto ami il video, la videoarte e le videoinstallazioni) Resto, di MASBEDO, dal 1° all’8 febbraio: «Il mare appartiene a chi sa attendere in silenzio un segno. E proprio perché è disponibile a tutti, in realtà non è di nessuno: resta libero, impetuoso, straniero. L’idea del duo artistico MASBEDO nasce da un pensiero prezioso: l’arte come soccorso e accoglienza, come linguaggio capace di evocare senza violenza, con pudore e rispetto, un tema che torna con dolore nella cronaca quotidiana. In mare viene portata una preghiera: una sonata andante di Gianandrea Fioroni della fine del Settecento, che viaggia nel Mare di Sicilia su una barca con un grande schermo a prua. Sullo schermo scorrono i particolari maestosi di un organo e l’organista ripreso mentre suona nella Chiesa di Santa Maria della Passione e nella Chiesa Rossa di Milano. Attraverso la poetica si supera ogni confine per creare un rito di accoglienza: dalla Lombardia alla Sicilia, tracciando un sogno e una scia che uniscono il Mediterraneo».
  • Da Baumhaus (via Barozzi 3/P) arriva IT ALL STARTS WITH A PUSH, il nuovo progetto artistico della fotografa Margherita Caprilli, dedicato a esplorare la relazione tra corpi e spazio pubblico. Attraversando Buenos Aires, Bologna, Rimini, Livorno, Civitanova Marche, Monopoli e Pescara, Caprilli entra in contatto con le scene degli skatepark urbani e indaga come il vuoto delle bowl, spazi concavi e sospesi nel tessuto della vita urbana, dia forma e senso al movimento dell’adolescenza: luoghi di incontro informale, architetture di movimento, vuoti che diventano dispositivi di relazione e sperimentazione corporea.
  • Dolfi7, l’hub culturale dello studio di architettura e ingegneria Open Project, apre le sue porte alla città con tre installazioni che intrecciano arte, architettura, sostenibilità, intelligenza artificiale e filosofia e raccontano altrettante modalità di relazione tra spazio, natura, tecnologia e immaginario. Short Circuit Nature,installazione di Giacomo Cossio, a cura di Manuela Valentini, introduce nella quotidianità urbana un improvviso scarto percettivo: due alberi ricoperti di colori vibranti trasformano elementi familiari in presenze ibride ed estranianti. Il contrasto tra la materia viva e la superficie artificiale della vernice genera un cortocircuito visivo che interrompe l’automatismo dello sguardo. Proseguendo troviamo Mondobruto, conopere di Alessio Fava a cura di Martina Magrini. Un progetto che indaga il rapporto tra architettura brutalista e natura attraverso opere in cemento concepite come sculture autonome e organismi in evoluzione. Le strutture, progettate con software di modellazione e realizzate manualmente tramite stampi artigianali, riflettono sul ciclo di vita dell’architettura e sulla capacità rigenerativa della natura. E infine La Soglia,progetto di MeGa a cura di Lucrezia Ercoli. La mostra prende avvio da una riflessione di Walter Benjamin: «Nella vita moderna siamo diventati molto poveri di esperienze della soglia». Sette stanze ospitano sette opere digitali che invitano il visitatore, attraverso i visori VR, a vivere esperienze liminari, spazi simbolici e iniziatici che chiamano alla metamorfosi.
  • EROTICA di Alba Fabre Sacristán. Realizzata nell’ambito di Art City, l’opera della giovane artista spagnola (qui la sua intervista affidata al mio amico Pì), dal 5 all’8 febbraio 2026 alla Casa di Quartiere 2 Agosto 1980 di via Turati 98, con la curatela di Stefania Dubla dell’Aps MAAP – Atelier d’Arte Pubblica, è una riflessione pittorica su come lo sguardo maschile abbia storicamente costruito la rappresentazione del corpo femminile e del suo erotismo, e fino a che punto tale sguardo abbia occupato il posto del desiderio, privando la donna del diritto di rappresentare sé stessa nello spazio pubblico attraverso la propria sessualità. Questa la meravigliosa idea di una delle curatrici più promettenti che abbia mai incontrato, Stefania Dubla. Andate a vederla, è fuori le mura, e questo è il motivo per cui è ancora più importante andarci.
  • E infine, autocitandoci: A body engineered by water. In occasione dell’edizione di Art City 2026, presso la Fondazione Carlo Gajani (Via dè Castagnoli, 14, Bologna), sarà possibile osservare il lavoro dell’artista visuale Claudia Amatruda, a cura mia (Sara Papini)e di Fuorisedia.  ll corpo di Claudia Amatruda – tecnologico, acquatico, cyborg – entra negli spazi della Fondazione, innescando un confronto che si rivolge alla fisicità come dispositivo critico e politico. Videoarte, foto, scultura e tanto altro.

Rispondi