“Erotica” di Alba Fabre Sacristán, giovane muralista di Barcellona che ha realizzato la sua opera sulla grande bacheca della Casa di Quartiere 2 Agosto 1980, non è stata soltanto un’esposizione artistica ma un’indagine sociale, femminista e intersezionale, un dialogo intergenerazionale tra donne e uomini, bambini, giovani e anziani
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Fuori piove, Alba dipinge, Stefania racconta la genesi dell’opera a una giovane coppia con figli venuta per ammirarla. Dal bancone del bar, mentre prepara un caffè, Carlo intona le prime note di un’aria da operetta. Lo seguono, tra una mano di tresette e l’altra, prima Alfred, poi McAndrew e, a ruota, tutti gli altri ragazzi della compagnia.
Il merlo zompetta spavaldo in cortile. Mimmo fotografa in condizioni decisamente ostiche. Rocca, sempre col suo maglione rosso, è ovviamente in cucina insieme a Giovanna. Io e Maria ci dichiariamo amore metafisico ogni qual volta i nostri occhi si cercano per ritrovarsi.
Rosso è anche il cappello di Adriana nella sua biblioteca. Verde invece il cappotto di Anna, che al solito ha dimenticato il bastone in ufficio, troppo presa dall’organizzazione. La risata di Oredana, abbracciata a una nuvola di fumo, scalda il cuore e le pareti puntellate di quadri.
“Erotica” di Alba Fabre Sacristán, giovane muralista di Barcellona che, con la curatela di Stefania Dubla dell’Aps MAAP – Atelier d’Arte Pubblica, ha realizzato la sua opera sulla grande bacheca della Casa di Quartiere 2 Agosto 1980 in via Turati 98, non è stata soltanto un’esposizione artistica, perché non desiderava limitarsi a quello. È stata un’indagine sociale, femminista e intersezionale, un dialogo intergenerazionale tra donne e uomini, bambini, giovani e anziani, per capire a che punto è la ribellione allo sguardo possessivo maschile e alle sovrastrutture patriarcali che, ancora oggi, declassano il corpo e la sessualità femminili a meri oggetti del piacere maschile privatizzandoli, censurandoli e impedendone la libera espressione.
Un Confronto pubblico in uno Spazio pubblico, mediato attraverso l’Arte pubblica. Un’operazione «necessaria», come l’ha definita la collega Sara Cosimini, in un contesto storico in cui il dibattito e la socializzazione di queste tematiche subiscono non solo il vilipendio della conservazione al potere, ma una violenza feroce e purtroppo quotidiana che, come un Macbeth all’ultimo Atto, la tirannia maschile riversa sulla rivoluzione femminile a ogni angolo del nostro Paese.
Che a rendere possibile tutto questo sia stato il volontariato, rifiutando la cultura dominante del profitto a ogni costo e della performance, è poi l’ennesima dimostrazione che una critica al sistema, senza prima immaginare e poi realizzare contestualmente un’alternativa, perde tutto il suo potenziale creativo. Perché è proprio nella creatività liberata delle relazioni, dell’amicizia e dell’amore per ciò che si fa e per chi lo si fa che il seme rivoluzionario, nonostante tutto, può germogliare.
Cosa sarà del dipinto di Alba, quando la lunga coda di Art City 2026 avrà cessato il suo moto ondoso, le socie e i soci della Casa di Quartiere lo decideranno come sempre insieme. Per adesso, se ancora non lo avete fatto, il mio consiglio è di passare già oggi a vederla, anche solo con la scusa di un caffè.
Vi accoglieranno a braccia spalancate e con un grande sorriso. Come hanno fatto con me. Come si fa in famiglia.
Photo credits: Domenico Paolicelli
