L’università propone tre testimonianze aperte al pubblico di altrettanti professionisti bolognesi della comunicazione che parleranno del loro lavoro e delle scelte che hanno fatto. Di come ci sono arrivati, delle difficoltà che hanno dovuto superare e che continuano a superare ogni giorno in un mondo dell’informazione e della professione giornalistica che è profondamente cambiato
di Mauro Sarti, giornalista
Tre lezioni di giornalismo certamente non bastano. Ma possono aiutare. Possono aiutare tanti giovani che ancora vogliono fare questo mestiere e non sanno da che parte cominciare a fugare paure e luoghi comuni. Aiutano a capire che non c’è più solo una (lunga) strada da seguire prima di potere raccontare una storia che possa essere ascoltata da qualche migliaio di persone, e che forse non basta dire «a me piace molto scrivere» per farsi apprezzare da qualche talent scout del giornalismo.
Poi, soprattutto, permette di riflettere e studiare, che è il fine ultimo dell’Università. Così, questi tre incontri pubblici sul giornalismo organizzati alla magistrale Compass (Comunicazione giornalistica, pubblica e d’impresa) dell’Università di Bologna serviranno proprio per fermarsi un attimo a pensare, e magari ascoltare quello che non siamo più abituati a sentire: tre generazioni che s’incontrano, tre testimoni del magico tempo dell’informazione sotto le Due Torri, tutti che hanno fatto tappa in città ormai da tempo, nei giorni in cui si celebra l’unico Umberto Eco. Dunque, avanti che c’è posto.
Bologna, dicevamo. Non è certo un caso che proprio in questa città si siano concentrate ormai da tempo le idee più brillanti sul giornalismo in Italia, che da qui siano partiti e poi sviluppati progetti d’informazione che hanno fatto scuola: dalla Scuola di giornalismo, appunto, ai tanti corsi universitari. Dalle cronache più “tradizionali” allo sviluppo di tecniche e progetti imprenditoriali costruiti soprattutto sul multimediale e l’interazione con il pubblico. Giornali (in senso lato, s’intende, e comprende anche le radio) belli e brutti, usa-e-getta o come momento di approfondimento e studio, comunque mezzi d’informazione che necessitano di un pubblico, un sistema industriale di riferimento e delle fonti, possibilmente autorevoli e certe, cui affidarsi.
Ecco dunque il senso di questa iniziativa, aprirsi di nuovo alla città per confrontarsi sul giornalismo, per capire o, meglio, farsi delle domande.
Tre lezioni di giornalismo, tre incontri con tre professionisti della comunicazione che parleranno del loro lavoro e delle scelte che hanno fatto. Di come ci sono arrivati, delle difficoltà che hanno dovuto superare e che continuano a superare ogni giorno in un mondo dell’informazione e della professione giornalistica che è profondamente cambiato. Tra tecniche, format, deontologia, sostenibilità economica e prospettive future.
Lunedì 2 marzo, ore 17-19, lezione di giornalismo con SOFIA NARDACCHIONE.
Sofia Nardacchione è una giornalista freelance. Da anni si occupa di mafie e criminalità, tra inchieste, video inchieste, podcast, dossier e documentari. Caporedattrice di Q Code Mag, lavora con Libera contro mafie e collabora con testate locali e nazionali, tra cui IrpiMedia, ilfattoquotidiano.it, Domani.
Lunedì 9 marzo, ore 17-19, lezione di giornalismo con ALDO BALZANELLI.
Aldo Balzanelli inizia la carriera in una tv locale poi passa all’Ansa, e infine approda a La Repubblica come cronista giudiziario. Nel 1997 diventa caporedattore di Repubblica Bologna. Dopo aver diretto per quasi tredici anni la redazione bolognese, nel 2010 si trasferisce a Roma all’ufficio centrale del quotidiano con il compito di coordinare per conto della direzione i rapporti con la redazione e l’azienda. Nello stesso periodo partecipa alla ideazione e all’organizzazione del festival “La Repubblica delle Idee” che nel 2012 tiene la sua prima edizione proprio a Bologna. Oggi è condirettore di Cantiere Bologna, dove ci state leggendo.
Lunedì 16 marzo, ore 17-19 lezione di giornalismo con CHRISTIAN ELIA.
Christian Elia è nato a Bari, inizia la carriera di giornalista alla fine degli anni novanta occupandosi di Medio Oriente e Balcani, migrazioni e memoria. È tra i fondatori di PeaceReporter e di E, il mensile di Emergency, dove ha lavorato come inviato dal 2003 al 2012. Con i suoi reportage ha raccontato i conflitti e le violazioni dei diritti umani dalla Striscia di Gaza all’Afghanistan, dall’Iraq al Kurdistan. Realizzati in più di quaranta paesi, sono stati pubblicati dalle principali testate italiane e hanno vinto il premio Baldoni nel 2011, il premio Giornalisti del Mediterraneo nel 2012, il premio dell’IMMaginario Festival nel 2012, il premio il Reportage nel 2017 e il premio #dipubblicodominio nel 2018.
Tutti gli incontri si tengono all’interno del corso di “Linguaggi e pratiche del giornalismo politico” tenuti dall’autore di questo testo. Le lezioni sono aperte al pubblico e si svolgono a Scienze Politiche, Strada Maggiore 45 a Bologna, aula Jemolo (primo piano), Università di Bologna.

Alto, Basso oppure rapporti Orizzontali di comunicazione.
Dialogare con i Social , mantenere quella distanza che caratterizza la Professione garantita??? dalla Tessera Rossa oppure Verde che autorizza la scrittura in un giornale.
Forse, una soluzione e’ quella di mantenere vive le emozioni che suscita un’ articolo , piu’ un libro, quando si innesta il meccanismo di Spirale , dove il lettore e’ trascinato dalla spira ….saluti