Paesi ostaggio del dissesto, aumenta il rischio frane

Dopo le alluvioni del 2023, l’Appennino cerca soluzioni contro i danni del maltempo. Strade e infrastrutture spazzate via, masse di terreno che si riattivano dopo decenni come è successo a San Benedetto Val di Sambro. Le cause sono la fragilità del territorio, la mancata manutenzione e la nuova violenza del clima. Ecco il punto dell’Ispra

di Althea Fabbri, giornalista


Un Paese fragile, sempre col fiato sospeso. Spezzato da tragedie annunciate, cambiamento climatico e manutenzione mancata. Con quasi il 95% dei suoi Comuni a rischio frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera, l’Italia detiene il record europeo sul dissesto idrogeologico.

Negli ultimi anni, fra le zone più ferite c’è l’Appennino bolognese. Dopo le alluvioni del maggio 2023, a San Benedetto Val di Sambro si è riattivata una grande frana storica, ferma da trent’anni, in località Cà di Sotto. Nel 1994, la frana ostruiva completamente il corso del Sambro, causando l’allagamento di tutto il territorio a monte. Le istituzioni intervennero con un invaso. Nell’ultimo decennio si è proceduto con uno sfioratoio naturale utile a far defluire l’acqua, ma è andato distrutto dalla frana del maggio 2023. La violenza dell’alluvione ha generato una massa che ha bloccato nuovamente il corso del torrente, con gravi danni anche alle condutture sotterranee. Non è andata meglio a Monterenzio, dove una grande pezzo di costone ha distrutto un tratto della strada provinciale vicina all’Idice, isolando una porzione del paese per settimane. Anche a Castiglione dei Pepoli è stato necessario chiudere tratti stradali a causa dei movimenti del terreno. Come per esempio nel caso della provinciale 325, in località Creda. Situazioni simili si sono viste anche a Monghidoro e Monte San Pietro, altre zone interessate da frane e smottamenti nella Città metropolitana.

Ma il problema è diffuso in tutta l’Emilia-Romagna, la seconda regione, dopo la Lombardia, più interessata da questi fenomeni. Basti pensare che i dati dello scorso giugno attestano più di ottantamila frane sul territorio, con una media di 357 per 100 km quadrati. C’è un prima e un dopo: la doppia alluvione avvenuta nel mese di maggio 2023. Un evento di portata tale da far cambiare le coordinate delle mappe del rischio idraulico. Dalle stime del report Ispra, in provincia, le aree a pericolosità molto elevata occupano 34 km quadrati, mentre quelle a pericolosità elevata si estendono per 448 km quadrati. Insieme coprono il 13% del territorio provinciale, seppure le aree monitorate siano pari a 599 km quadrati. In queste zone risiede l’1,3% della popolazione. In termini assoluti, contando anche le presenze temporanee e turistiche, sono 13.904 le persone che rischiano la propria incolumità. Abitano in edifici a rischio elevato o molto elevato, pari al 4,1% del patrimonio edilizio provinciale (11.476 in cifra assoluta). Sul fronte lavorativo, sono 730 le unità locali di industria esposte, pari allo 0,7% del tessuto produttivo provinciale.

Un ultimo aspetto, spesso sottovalutato, è la quantità di beni culturali in pericolo. A Bologna sono 106, il 2% sul totale. Preoccupante poiché, come si legge dal report dell’Istituto, «i danni prodotti al patrimonio culturale potrebbero essere inestimabili e irreversibili fino alla perdita totale del bene. Quelli architettonici, monumentali e archeologici, a differenza dei beni mobili (es. quadri, sculture), non sono delocalizzabili. Necessitano quindi di adeguate misure strutturali di salvaguardia».

Il dissesto frantuma le sfere di vita più radicate, mette tutto a rischio: l’incolumità, la casa, il lavoro. Fa mancare il punto di riferimento per eccellenza: la terra sotto ai piedi. Che, nei casi più gravi, scorre portando via fondamenta, infrastrutture, strade, così come ricordi ed effetti personali. Sino a oggi, tanto è stato fatto per ripristinare l’agibilità delle zone montane, eppure c’è apprensione in vista della prossima primavera. Una stagione solitamente piovosa che, nel maggio 2023, complice il cambiamento climatico, ha rilasciato in pochi giorni il triplo dell’acqua che cade di norma. A settembre 2024, la pioggia fu invece il quadruplo della media mensile.

Per quanto riguarda il Comune di Bologna, l’assessore ai lavori pubblici, Simone Borsari, conferma il “ripristino” dell’85% dei danni: «Il Comune ha completato tutti i lavori di sua competenza, eccetto quello in via Monte Albano, che terminerà entro l’estate. Lo stiamo facendo a nostro carico. Mancano invece quattro interventi svolti dalla Consap, società partecipata dal Ministero dell’Economia, sulla base di una convenzione con la Regione e la struttura commissariale della Protezione civile. Coinvolgono via del Poggio, via della Fratta, via di Barbiano e via del Paleotto». Intensificate anche le azioni dei consorzi di bonifica e la manutenzione delle caditoie dei tombini. Ma non basta: «Servono interventi strutturali che vanno però progettati nel medio-lungo periodo», spiega l’assessore.

Oggi, le cronache nazionali si concentrano sulla situazione più critica a Niscemi, in Sicilia. Millecinquecento sfollati e un fronte lungo quattro chilometri e mezzo che continua ad avanzare. La vasta frana a scorrimento, su cui poggia il centro abitato, ha fatto abbassare il terreno di decine di metri.

Si tratta del secondo evento franoso nell’arco di trent’anni. Reso ancora più distruttivo da edifici di due o tre piani costruiti uno accanto all’altro, spesso senza particolari accorgimenti edilizi. La conta dei danni, in continuo aggiornamento, ammonta a circa due miliardi di euro. Il geologo Mario Tozzi, ricercatore del Cnr, riflette sui tre fattori che, ripartiti diversamente in base allo specifico evento, generano una frana: «Il primo è la geologia: l’Italia è un paese geologicamente giovane e attivo, tutti i rischi naturali sono preponderanti nel nostro Paese. Il secondo è la pianificazione territoriale che è stata del tutto assente in Italia. Ognuno ha fatto quello che gli pareva sul territorio del proprio Comune. Tutto questo si inserisce in un momento di crisi climatica così grave che rende le perturbazioni meteorologiche più violente. Insomma, dovevamo muoverci con estrema cautela e invece abbiamo straziato il territorio. Cosa ci potevamo aspettare?».

L’evento che ha spezzato le coste meridionali della penisola
è solo l’ultimo di una lunga serie. Si stima che dal 2012 al 2023, in Italia, siano stati spesi 3,3 miliardi all’anno per rimediare ai danni del dissesto idrogeologico. Tutti gli eventi calamitosi citati sono raccolti da Ispra nel Rapporto sul dissesto idrogeologico, pubblicato con cadenza triennale. L’istituto, attivo dal 2008 nella valutazione dei rischi ambientali, fornisce mappe, inventari frane e proposte d’intervento per la mitigazione del rischio. Secondo le stime più recenti, nel 2024 la superficie del territorio italiano a rischio frana è aumentata del 25%, dai 55mila chilometri quadrati registrati nel 2021 ai 69mila attuali. Le persone che vivono su suolo a rischio sono 5,7 milioni.

Tornando al territorio bolognese, Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro, fa il punto sulla situazione recente. Due fasi di riattivazione del movimento franoso hanno interessato prevalentemente la parte mediana e alta del corpo di frana di Cà di Sotto: «Allo stato attuale, non hanno coinvolto la viabilità né nuovi edifici, ma confermano uno stato di instabilità ancora sensibile agli andamenti stagionali. Tuttavia, i volumi di materiale risultano molto inferiori rispetto a quelli osservati nelle precedenti fasi di attivazione. Anche per questo motivo, la parte bassa della frana non ha mostrato, al momento, segni di movimento». Molti gli interventi di messa in sicurezza già conclusi, gli ultimi sono in corso, con l’obiettivo di poter terminare tutto entro l’anno o, al massimo, entro il 2027. «Ovviamente questa situazione meteorologica così intensa ci preoccupa, come è normale che sia, ma grazie al monitoraggio siamo almeno in grado di poter garantire la sicurezza delle persone. In questo momento è l’unica cosa, ma anche la più importante, che possiamo fare», spiega il sindaco.


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