Siamo associazioni che vivono, credono e amano il Pilastro nella sua complessità. Oggi ci ritroviamo sconcertatə e inermi: siamo strettə tra l’incudine e il martello di una polarizzazione assurda. Il Pilastro non ha bisogno di essere salvato, né tantomeno liberato. Il Pilastro ha bisogno, e ha avuto bisogno in passato, di presenza costante, lavoro dal basso, collaborazioni, ascolto, risposte
di Circolo La Fattoria, Associazione Centro Documentazione handicap – Coop sociale Accaoparlante, Casa di Quartiere Cà Solare, Atlas Asd, Blog Pilastro, Teletorre 19, Associazione culturale Al Ghofrane, Asd Polisportiva Spring pattinaggio, Associazione CVS – Centro Volontariato Sociale, Burrumballa
Quando il dialogo si spezza con questa violenza, ne usciamo tuttə sconfittə e indebolitə. Siamo associazioni che vivono, credono e amano il Pilastro nella sua complessità. Siamo abituatə a discutere, lavorare e litigare da decenni per portare trasformazioni reali in questo territorio. Oggi ci ritroviamo sconcertatə e inermi: siamo strettə tra l’incudine e il martello di una polarizzazione assurda. Ci viene chiesto di schierarci “a favore o contro”: del verde, dell’amministrazione, del museo. Ma questa non è la nostra storia.
La nostra storia è fatta di lotte quotidiane contro le criticità sociali, economiche e culturali che ci avvolgono. Le associazioni storiche, che qui sono nate, non hanno mai reso la vita facile a nessuna amministrazione – dai tempi del Comitato Inquilini a oggi – pretendendo rispetto per chi vive qui, impedendo che il Pilastro diventasse un ghetto isolato o una narrazione semplificata. Anche le realtà che sono arrivate dopo al Pilastro hanno incontrato una comunità vitale e impegnativa con cui si sono rafforzati legami, in un lavoro quotidiano con cittadini, scuole, istituzioni. Questo impegno, che viene da lontano, che vive della prossimità, che ci fa mettere ogni giorno direttamente in gioco per le nostre competenze ed esperienze, rende concreta la nostra appartenenza alla comunità del Pilastro.
Tre anni fa non abbiamo accettato un museo “piovuto dall’alto”, come un progetto di cooperazione internazionale che fa terra bruciata ignorando il contesto. Abbiamo preteso che il Comune si fermasse e rivalutasse l’intero progetto provando a prendere in considerazione i reali bisogni del rione. Ci sono stati tre anni di incontri, assemblee e scontri accesi, anche tra noi realtà del territorio, per evitare che il museo fosse solo un edificio avulso dal contesto che lo accoglie.
Stiamo lavorando perché diventi un ecosistema educativo connesso e diffuso, un luogo pubblico per le giovani generazioni e per chi abita qui, uno spazio da cui possano nascere nuove progettualità ed esperienze positive e costruttive che possano portare nuove competenze e nuove opportunità. Per la prima volta siamo statə coinvoltə in un intervento pubblico che non si fermasse al di là della tangenziale. È una strada in salita, ma vorremmo percorrerla. Non accettiamo che ci venga detto da fuori cosa sia meglio per noi, ma siamo assolutamente in ascolto rispettoso dei diversi punti vista sia del territorio che al di fuori del territorio.
Siamo profondamente rammaricatə dall’approccio dei comitati contrari al museo: spesso hanno imposto un rifiuto al dialogo, senza sentire la necessità di ascoltare le nostre opinioni e le difficoltà sottili che viviamo da sempre. Non abbiamo la pretesa di essere nel giusto, né siamo sempre in accordo tra noi. Non siamo bravə a fare proclami: siamo abituatə a dovercela cavare da solə, molto spesso, troppo spesso, da molti molti anni.
Sulle motivazioni che ci muovono non chiediamo di essere assecondatə, ma di essere presə in considerazione e non denigratə.
In relazione a tutto quello che sta accadendo, inoltre, e forse soprattutto, ci preoccupa profondamente il coinvolgimento dei giovani pilastrini negli scontri di questi giorni. La loro rabbia sociale è stata messa in piazza senza difese o percorsi di consapevolezza. Al momento, le conseguenze umane e sociali di questo utilizzo della rabbia sono ciò che ci spaventa di più.
C’è un’ultima cosa che ci preoccupa profondamente: la sensazione che quanto accaduto stia prendendo una piega che va ben oltre i confini del Pilastro e di Bologna. Temiamo che si voglia trasformare il nostro quartiere in un terreno di sperimentazione per uno scontro di respiro nazionale, una prova di forza tra nuove logiche di gestione del dissenso basate sulla forza e dinamiche di scontro ideologico che nulla hanno a che fare con il bene del rione.
Il rischio è che si utilizzi una disputa urbanistica per creare un precedente di gestione dell’ordine pubblico: se questo modello di risposta muscolare passa in una città storicamente fondata sul dialogo come la nostra, il segnale per il resto del Paese è fortissimo. Non accettiamo che il Pilastro venga usato come “cavia” per battaglie che si giocano altrove, lasciando a noi le ferite di questa militarizzazione.
Noi c’eravamo ieri e ci saremo domani a raccogliere i cocci di tutto questo, quando l’attenzione mediatica sarà sfumata. Resteremo qui a discutere e litigare per pretendere la versione migliore del Pilastro, a ricostruire per l’ennesima volta strumentalizzazioni politiche che distruggono pezzi di lavoro fatti finora da cittadini, associazioni, cooperative e servizi pubblici. Il Pilastro non ha bisogno di essere salvato, né tantomeno liberato. Il Pilastro ha bisogno, e ha avuto bisogno in passato, di presenza costante, lavoro dal basso, collaborazioni, ascolto, risposte. Il Pilastro ha bisogno di essere normale, di non ricadere in buchi neri già vissuti e attraversati con dolore in passato. Il Pilastro ha la forza di essere amato dai propri cittadini e cittadine e questo deve essere rispettato, accolto e mai violato, da nessunə. Le nostre associazioni sono spazi aperti e attraversabili: invitiamo tuttə a venire qui, non per gridare, ma per raccontarci, confrontarci e discutere davvero.
Photo credits: Gabriele Calamelli

Una grande lezione di intelligenza politica e di partecipazione civile sia al Comune che agli oppositori del MuBa. Complimenti alle associazioni pilastrine per questo contributo appassionato.
Mi unisco ai complimenti. Questo contributo è una boccata d’aria fresca. Grande rispetto per il lavoro di queste associazioni, e w il Pilastro
Benissimo impegno e buona volontà da qualunque parte arrivino. Conoscere i dettagli del progetto, i contenuti del Museo avrebbe sicuramente aiutato. Il comitato scientifico è stato nominato da anni e non ha prodotto nulla. Forse un progetto ben fatto, l’illustrazione dei contenuti e delle competenze che saranno impiegate avrebbero convinto qualcuno in più. Così invece si percepisce solo una politica arrogante che approfitta delle buone intenzioni di tanti.
Conosco da pilastrino queste associazioni, un paio tralaltro a me molto vicine. Ho letto questo comunicato sul web. Sono d’accordo sul principio generale, non abbiamo bisogno di essere salvati o liberati. Ma un braccio di ferro si fa in due, e se braccio di ferro e’ qui se ne trascura uno. Quello dell’amministrazione. L’oggetto del contendere non è il museo in se, che in fondo sarà un parco giochi come ce ne sono in tante città del nord europa. Quello su cui ci si contrappone è il luogo. Quello salvato 60 anni fa proprio da comitato inquilini. Vogliamo proprio farlo? Si individui una area diversa nel rione, più adatta per il traffico che inevitabilmente attirerà, ma soprattutto salviamo quel prato, perché non è giusto che gli abitanti di via Pirandello si trovino un muro di 10 metri davanti alle finestre. Non è giusto perdere la socialità che quel prato garantisce, essendo luogo di giochi, di chiacchiere, di passeggiate
la spiegazione di tutto secondo me sta come al solito nel denaro del PNRR che arriva a fiumi e come lo si usa (spesse volte MALE) : manutenere un parco che la natura ci ha consegnato bello che pronto in questi anni costa 10, rimodernare le sedi vetuste Di tanti altri museI a bologna si guadagna 50; costruire EX NOVO UN MUSEO BASATO SU un nuovo progetto tutto lustrini, chiacchiere e distintivi ci si guadagna 100 o anche 1000 se ci sai fare: come diceva quel tale?? E’ LA SPECULAZIONE BELLEZZA (O ERA L’ECONOMIA ??) NON ricordo bene…