Sabato 21 marzo a Casalecchio di Reno, in una sala gremita, la giornalista Giuliana Sgrena ha condotto i presenti tra le pieghe della sua vita dedicata al giornalismo d’inchiesta e di testimonianza, ripercorrendo i momenti più drammatici della sua carriera, a partire dal rapimento subito in Iraq nel 2005
di Percorsi di Pace
Esistono espressioni che, nel linguaggio comune, vengono spesso caricate di un’accezione negativa, quasi a voler colpevolizzare chi sceglie la strada della coerenza e dell’impegno. “Me la sono andata a cercare” è una di queste: una frase che troppo spesso è stata rivolta a chi, per amore della propria professione o per senso civico, ha sfidato pericoli e convenzioni. Ma sabato pomeriggio, nella cornice di una sala gremita nella sede dell’associazione “Percorsi di Pace”, questo concetto è stato rivendicato con orgoglio: la verità non è un dato acquisito, ma una conquista che richiede coraggio, fatica e, a volte, un rischio altissimo.
Ospite d’onore dell’incontro è stata Giuliana Sgrena, che ha presentato il suo ultimo libro “Me la sono andata a cercare: diari di una reporter di guerra”, storica firma de “Il Manifesto” che ha saputo tessere un filo diretto con il pubblico, trasportando i presenti dentro le pieghe della sua vita dedicata al giornalismo d’inchiesta e di testimonianza. Con voce ferma e sguardo lucido, la Sgrena ha ripercorso i momenti più drammatici della sua carriera, a partire dal rapimento subito in Iraq nel 2005. Un racconto che non è stato solo memoria personale, ma una riflessione profonda sul ruolo dell’informazione nei contesti di guerra e sulla necessità di dare voce a chi non ne ha.
Il dialogo ha assunto poi una dimensione collettiva, trasformandosi in un commosso omaggio ad altre donne che hanno segnato la storia del giornalismo italiano e internazionale. Insieme a Giuliana, sono state ricordate giornaliste e figure iconiche come Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli. Donne che, accomunate dallo stesso destino tragico, hanno dimostrato come il giornalismo non sia solo un mestiere, ma una missione civile volta a svelare ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto. “Andare a vedere” rimane l’unico antidoto contro la propaganda e l’indifferenza.
A sottolineare l’importanza dell’evento per la comunità locale, è stata significativa la partecipazione dell’amministrazione comunale, rappresentata dall’assessora Alice Morotti. La sua presenza ha testimoniato il sostegno delle istituzioni a percorsi di cittadinanza attiva che mettono al centro la memoria, la libertà di stampa e il valore del confronto pubblico.
L’appuntamento di ieri non è che il primo tassello di un mosaico molto più ampio. Un percorso che non si fermerà con i primi caldi estivi, ma che proseguirà con vigore anche durante l’estate, con nuovi incontri, dibattiti e momenti di condivisione pensati per mantenere viva l’attenzione sui temi della pace e dei diritti umani.
In un mondo che corre veloce e che spesso si accontenta di verità di comodo, l’esempio di chi “se l’è andata a cercare”, la verità, appunto, brilla come un faro di speranza e di resistenza civile.
