Muba, l’unica strada è il ritorno al dialogo

Sappiamo che esistono criticità. Il consumo di suolo e gli alberi sono un tema serio, che va affrontato senza semplificazioni, ma allo stesso tempo riteniamo necessario guardare alle proporzioni e al contesto complessivo, così come alle opportunità che un progetto di questo tipo può e deve generare, partendo però dalla qualità della gestione. Quando una comunità esprime preoccupazioni, tuttavia, la risposta deve essere l’ascolto autentico e trasparente. Uno spazio dedicato ai bambini e alle bambine dovrebbe unire, non dividere, e costruirsi insieme alle realtà del territorio

di Coordinamento Consulta Cinnica


Come i lettori di questa rivista ormai ben sanno, siamo una rete informale di 40 associazioni e persone che, nel tempo, hanno scelto di riconoscersi in un manifesto comune sui diritti più disattesi dell’infanzia: il diritto al gioco e al tempo libero, all’autonomia, all’ascolto e alla partecipazione alla vita sociale della città.

Per questo, quando siamo state coinvolte nelle prime fasi di progettazione del Museo dei bambini e delle bambine, abbiamo accolto con convinzione quell’idea. Ci è sembrata da subito un’opportunità importante per Bologna. 

Nelle prime consultazioni abbiamo indicato alcuni elementi che oggi riteniamo debbano essere considerati veri e propri principi a cui attenersi. Vediamo dal dibattito in corso che non si tratta di dettagli progettuali, ma di condizioni necessarie perché questo spazio abbia senso: guardare alle migliori esperienze in Italia e all’estero; costruire un luogo del “fare”, dove i bambini/e siano protagonisti e non semplici fruitori; offrire occasioni concrete di sperimentazione, tra attività artistiche, gioco, materiali naturali ed esperienze scientifiche, capaci di trasformare la curiosità in competenze.

A questi principi si affianca per noi un altro punto imprescindibile: la qualità della gestione. Senza un’organizzazione capace di garantire accessibilità reale, continuità e inclusione, anche il progetto migliore rischia di restare sulla carta o di avere effetti negativi. È per questo che abbiamo insistito sulla necessità che questo spazio sia pensato come un servizio per la comunità locale, non solo come un’attrazione per chi viene da fuori. Flessibilità d’uso, attività intergenerazionali, apertura anche nei periodi estivi: sono elementi che riteniamo essenziali.

Nel tempo abbiamo continuato a seguire il progetto da “bordocampo”, pur senza essere state direttamente coinvolte oltre nella progettazione e senza intervenire pubblicamente. Oggi però vediamo che il Museo dei bambini è diventato terreno di scontro e sentiamo il bisogno di rivolgerci alla città.

Abbiamo scelto, anche in questa fase, di non esprimere una posizione unica e definitiva. Ci sembra coerente con il nostro modo di essere: una rete che riconosce l’autonomia delle associazioni che ne fanno parte e che considera il dialogo tra di esse un valore, non un limite. Crediamo sia questo il nostro ruolo: tenere aperto uno spazio di confronto reale, in cui posizioni diverse possano esprimersi e trovare un terreno comune per realizzare comunque i diritti dei bambini. Questo dialogo sul MuBa è ancora in corso e riteniamo importante rispettarne i tempi.

Sappiamo che esistono criticità di diverso tipo. Il consumo di suolo e gli alberi sono un tema serio, che va affrontato senza semplificazioni, ma allo stesso tempo riteniamo necessario guardare alle proporzioni e al contesto complessivo, così come alle opportunità che un progetto di questo tipo può e deve generare. Un luogo coperto, per esempio, può diventare uno spazio prezioso di aggregazione nei mesi più freddi, quando la vita all’aperto si riduce.

La nostra posizione non è quella di alimentare contrapposizioni né di difendere scelte a priori. Crediamo che, quando una comunità esprime preoccupazioni, la risposta debba essere l’ascolto autentico e trasparente. Un progetto dedicato ai bambini e alle bambine dovrebbe unire, non dividere, e costruirsi insieme alle realtà del territorio. Se questo non accade qualcosa si è inceppato e se si usa la violenza come linguaggio tutto viene stravolto.

In questa fase, sentiamo che si sta giocando una partita importante per la Bologna di oggi e del futuro. E temiamo che nel conflitto si rischi di perdere di vista ciò che dovrebbe restare al centro: il benessere dei bambini e delle bambine e la responsabilità degli adulti di offrire loro luoghi di qualità culturale e democratica, accessibili e inclusivi.

Difendere i luoghi è importante. Ma difendere lo status quo in modo automatico rischia di bloccare ogni possibilità di cambiamento, anche quando questo può essere positivo. Noi immaginiamo una città che evolve, non inseguendo un’idea astratta di progresso, ma riconoscendo i bisogni reali e trasformandoli in diritti.

Per questo continuiamo a credere che questo progetto possa rappresentare un’opportunità. E continuiamo a sperare che esistano ancora spazi di confronto, lontani da ogni forma di violenza.

È nella capacità di dialogare, di dare il giusto peso alle cose e di tenere insieme posizioni diverse che si costruisce una comunità più forte. E che si può davvero offrire ai bambini e alle bambine un luogo di crescita, in cui cultura e immaginazione diventino patrimonio condiviso e strumento di evoluzione sociale.


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