Pnrr: in regione concluso o avviato il 62% dei lavori finanziati con 8,3 miliardi

Bene la Missione Salute con il 70% a termine e l’Istruzione (48%). Maglia nera la Rivoluzione Verde, 3,6%

di Paolo Pontivi, giornalista


Sulla carta, dati alla mano, le risorse stanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in Regione ammontavano a 8,33 miliardi di euro, con 22.693 progetti in cantiere, con un valore medio di più di 600 milioni, e 1.323 soggetti attuatori. Accanto al positivo rendiconto di bilancio del Comune di Bologna, sempre dati alla mano, nella corsa all’ultimo miglio del Pnrr, prorogato fino al 31 dicembre 2026, è tempo di tirare le somme sui risultati concreti ottenuti, sulle cose (tante) ancora da fare e su quello che ci si troverà di fronte alla scadenza tanto temuta del Piano. 

Al primo posto, per risorse impiegate nell’intero territorio regionale si piazza la Rivoluzione verde e la transizione ecologica, con quasi cinque miliardi stanziati e 9.270 progetti, seguita dalla macro area dell’Istruzione e della ricerca, con quasi due miliardi di fondi resi disponibili e 6.286 progetti e dalla Digitalizzazione, innovazione e competitività, con 990 milioni e 4.674 interventi.

Nell’ambito complessivo dei dati, aggiornati a febbraio 2026, in Regione sono stati avviati o conclusi 1.280 cantieri, il 62% del totale previsto, con 1.9 miliardi già versati alle imprese coinvolte nei progetti e il 33% degli interventi arrivati alla fase di collaudo e di verifica. La corsa al 31 dicembre 2026 coinvolgerà 782 cantieri che devono ancora essere attivati e che riguardano progetti sotto la soglia critica del milione di euro, con lavori di bassa o media entità e con la conseguente possibilità di iniziare i lavori e di ultimarli entro la data limite del 31 dicembre dell’anno in corso. In ogni caso, sempre in termini percentuali, le risorse del Pnrr, per il 25,8% si collegano a progetti completati in ogni loro fase, mentre il 68% dei fondi totali è ancora impiegato per Missioni in fase di attuazione. Semaforo verde e risultati positivi per una delle Missioni centrali in Regione, quella che gravita attorno al sistema sanitario, che registra la performance migliore con il 54,5% delle risorse che convergono su progetti già conclusi. L’impegno più gravoso, al di là del numero dei progetti peraltro esiguo rispetto ad altri settori, riguarda i lavori pubblici che hanno impegnato la metà delle risorse disponibili (4,79 miliardi), con una capacità in Regione superiore alla media nazionale e con il 31% dei fondi associati a opere già concluse (la media nazionale è pari al 25%). In questo settore sono rientrati gli interventi su infrastrutture di trasporto e mobilità, opere idrauliche e difesa del suolo, interventi su reti e infrastrutture energetiche ed impiantistiche, progetti riguardanti l’edilizia scolastica e sportiva, altre opere pubbliche di comunità e di rigenerazione urbana.

Scendendo nel dettaglio dei progetti avviati e conclusi e prendendo come riferimento le singole Missioni, accanto alla Digitalizzazione e all’innovazione, con il 64% dei progetti conclusi, resta nettamente indietro la Rivoluzione verde, con solo il 3,6% degli interventi portati a termine e l’87,1% ancora in corso di realizzazione. Un po’ meglio il settore Infrastrutture per una mobilità sostenibile, con il 16,7% di opere concluse. Risultati nettamente più positivi per il settore Istruzione e ricerca con il 48% degli interventi che hanno raggiunto il taglio del nastro e ancora meglio l’area Salute che raggiunge il record del 70,6% 

Nel quadro complessivo degli interventi, comunque, merita attenzione il settore Istruzione, formazione e mercato del lavoro, che raggiunge la soglia dei 798 progetti finanziati e 407,9 milioni di euro di risorse impiegate. È un settore delicato che comprende il rafforzamento dei sistemi educativi, formativi e delle politiche attive del lavoro, inclusi i progetti di edilizia scolastica, il potenziamento delle infrastrutture educative, gli interventi per l’innovazione didattica, i programmi di formazione e riqualificazione delle competenze, le iniziative di supporto all’occupazione e all’inserimento lavorativo.

Parimenti centrale è la Missione che comprende le attività produttive e i servizi alle imprese con 1.422 progetti totali volti a rafforzare le infrastrutture materiali e le dotazioni a supporto delle attività economiche e della ricerca, incluse quelle a finalità sociale. Rientrano nella categoria la realizzazione o l’ammodernamento di impianti produttivi, laboratori, spazi per la ricerca e l’innovazione, strutture a supporto dell’impresa sociale e dell’economia sociale con piani per stimolare la competitività, la crescita e l’innovazione delle imprese con servizi di accompagnamento, consulenza, supporto all’innovazione, all’internazionalizzazione e alla transizione digitale ed ecologica. 

Chiudendo la rassegna di numeri, è piuttosto ovvio che in termini di quantità di progetti il dato più rilevante riguardi la Città metropolitana di Bologna, che comprende 5.034 interventi programmati, pari al 22,2% del totale regionale. A seguire Modena, con 3.315 progetti, Parma, con 2.514, Reggio Emilia, con 2.481 e Forlì-Cesena, con 2.252 progetti. 

Sul podio, per quanto riguarda la distribuzione delle risorse Pnrr, sempre la città metropolitana di Bologna con  2.896,3 milioni di euro, pari al 28,8% del totale regionale, seguita da Modena (1.163,9 milioni) e Ferrara che con 1.062,5 milioni è impiegata in un minor numero di interventi ma mediamente più ingenti dal lato delle risorse impiegate.

Colla: «Soddisfatti dei risultati. Il problema è che il Piano è finito»

Il vicepresidente della Regione, con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla non nasconde l’entusiasmo per i risultati raggiunti con i fondi Pnrr. «Abbiamo gestito una somma di denaro enorme – dice – che ha portato innovazione e ha consentito l’inizio e la conclusione di progetti importanti». 

Vicepresidente, sono stati spesi bene questi soldi?

«Direi di sì. Ci siamo impegnati per aumentare gli investimenti sociali, ma anche quelli di stampo universitario. Abbiamo lavorato sulla ricerca e sullo sviluppo infrastrutturale creando sinergie tra pubblico e privato. Quindi, sì, siamo soddisfatti». 

Siete rimasti indietro in qualche settore?

«Guardi, i cantieri bloccati li si può contare sulle dita di una mano. E, generalmente, lo stop è dovuto più a problemi d’impresa che non a criticità nei tempi di gestione delle opere finanziate. Il vero problema, mi consenta di dirlo, è che il Pnrr ormai è finito. Siamo alle battute finali». 

Quindi?

 «Quello che voglio dire è che le risorse residue a livello nazionale sicuramente non riusciranno a spenderle. Se ci fosse la possibilità di fare degli switch, mi permetta di usare questo termine, noi ci candidiamo». 

 E quali sono le sfide più importanti da affrontare in questi ultimi mesi e soprattutto dopo, alla scadenza del Pnrr?

«La sfida più importante è quella di riuscire a costruire reti. Che per me sono i binari, i fili, la fibra, le strade. Sono tutti quei sistemi che diventano fondamentali per raggiungere la cosiddetta sovranità tecnologica. È da lì che si parte. Se c’è una forte debolezza nelle reti, si possono avere le idee migliori del mondo, ma si va poco lontano. Mi spiego meglio. Se io voglio stimolare l’acquisto e l’utilizzo di auto elettriche e poi non installo colonnine per la ricarica, non implemento i sistemi fotovoltaici, non realizzo tutto l’indotto essenziale per il funzionamento dell’elettrico, ecco, all’elettrico si arriverà con fatica. E tutto questo si collega a un grande tema da non sottovalutare».

Quale?

«La sostenibilità generale e la necessità di un piano industriale. Abbiamo bisogno di avere risorse per rigenerare i luoghi senza consumare nuovi terreni, ma ripristinando le aree che abbiamo per tramutarle in foresteria e in abitazioni, ne abbiamo bisogno come il pane. Ci sono talenti che se ne vanno all’estero anche perché spesso non siamo in grado di dar loro un pacchetto di tenuta per trattenerli. Non possono pagare un affitto che superi lo stipendio, non so se mi spiego. E poi la tenuta del mercato, che in questo frangente è fondamentale, con una rigenerazione urbana decisa che sia da stimolo anche per l’economia generale. Ecco, questo dobbiamo fare».

Castaldini: «Ma si tratta di progetti nel cassetto da anni»

«Capisco l’entusiasmo per lo stato dei lavori finanziati dal Pnrr, però va anche detto che la maggior parte dei progetti avviati erano nel cassetto da anni e adesso il problema è mantenere l’impegno elevato e non fermarsi». Così la consigliera regionale di Forza Italia Valentina Castaldini si esprime al banco di prova del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, giunto ormai alle sue battute finali. 

Un impegno non da poco insomma.

«Assolutamente. Bisogna rendersi conto che alcuni interventi sono necessari e urgenti e la soglia dell’attenzione non può calare. Spesso sono indispensabili politiche attive coraggiose che possono anche risultare impopolari. Ma è così che si porta innovazione vera e si stimola la crescita economica». 

La preoccupa la conclusione del percorso del Pnrr?

«Bisogna essere obiettivi e non dimenticarsi che moltissimi progetti finanziati e stimolati dal piano erano nel cassetto dell’amministrazione regionale e comunale da anni. È stata colta l’occasione grazie ai fondi europei, ma ora l’urgenza più impellente è intervenire in quei settori chiave che non possono mai passare in secondo piano». 

Ovvero?

«Tre su tutti. La sanità, il diritto allo studio e la tutela dell’infanzia con progetti che garantiscano l’inserimento sociale coerente e efficace dei bambini. Interventi che stimolino la ricerca universitaria, che diano assoluta priorità al diritto di studiare e di ricevere una sistemazione adeguata alle proprie condizioni economiche. E, poi, come dicevo, il nodo della sanità, che non possiamo permetterci di non studiare a fondo e migliorare. Queste sono le priorità per l’immediato futuro».

L’articolo è stato realizzato per InCronaca, giornale del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna (qui). Photo credits: Ministero dell’Interno


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