Bologna merita una sfida vera (e anche Lepore)

Serve una campagna elettorale diversa, non una gara a chi urla di più, non una competizione giocata sulle caricature reciproche, ma un confronto vero. Una campagna elettorale che sappia ricucire gli strappi, sanare le ferite, rimettere al centro il bene comune, che parli con onestà del futuro, che costringa tutti – maggioranza e opposizione – ad alzare il livello

di Valentina Castaldini, coordinatore di Forza Italia in Emilia e consigliere regionale


C’è qualcosa di sorprendentemente condivisibile nel sarcasmo graffiante dell’ultimo articolo pubblicato da Cantiere Bologna (qui). E non è solo una questione di stile – che pure aiuta a dire cose serie senza prendersi troppo sul serio e con la giusta ironia – ma di merito. Perché il punto è esattamente questo: una città come Bologna non può permettersi una competizione politica debole, non fa bene a chi governa, non fa bene a chi dovrebbe governare, non fa bene alla democrazia e quindi anche a Matteo Lepore.

Quando il confronto si abbassa, quando le proposte alternative risultano fragili o poco incisive, il rischio non è solo quello di una vittoria scontata. È qualcosa di peggio: una politica che si chiude su sé stessa, che smette di ascoltare, che si convince – erroneamente – di avere sempre ragione. E invece Bologna ha bisogno del contrario.

Negli ultimi anni, il sindaco Matteo Lepore ha progressivamente trasformato la città in un laboratorio politico. Un laboratorio legittimo, certo, ma sempre più orientato a costruire un profilo nazionale, sulla scia di quanto già visto con Elly Schlein. Il punto è che Bologna non è un trampolino, non è una tappa intermedia, non è un esperimento, come a tanti piace farci credere. È una città viva, complessa, che merita di essere governata per sé stessa. E oggi, a pagare il prezzo di questo squilibrio, sono proprio coloro che meno hanno voce: sono gli ultimi, sono i più fragili.

Sono le persone che vivono nei quartieri dove il degrado avanza e la presenza dello Stato arretra, lasciando spazio a una pericolosa sensazione di “terra di nessuno”, sono i giovani che non riescono più ad abitare Bologna, sono gli studenti – un tempo centrali nel racconto della città – oggi quasi scomparsi dal dibattito pubblico, sono gli anziani, sempre più soli, sono le famiglie, intrappolate
in modelli organizzativi dei servizi che spesso rispondono più a visioni ideologiche che ai bisogni reali, sono i piccoli commercianti, che tengono accese le strade e le comunità, ma che troppo spesso vengono lasciati soli. E poi c’è il tema, concretissimo, delle infrastrutture: i cantieri, i disagi, le attese.

Se il tram rappresenta una promessa, allora bisogna avere il coraggio di mantenerla fino in fondo: finire i lavori, restituire la città ai cittadini, permettere finalmente di vedere i benefici dopo tanti sacrifici. Perché la pazienza, a Bologna, non è infinita anche se la cifra di questa città è di essere sempre stata responsabile.

E proprio per questo serve una campagna elettorale diversa, non una gara a chi urla di più, non una competizione giocata sulle caricature reciproche, ma un confronto vero. Una campagna elettorale che sappia ricucire gli strappi, sanare le ferite, rimettere al centro il bene comune, che parli con onestà del futuro, che costringa tutti – maggioranza e opposizione – ad alzare il livello. Perché una sfida politica seria non è un problema per chi governa, è una risorsa per Bologna e sì, anche per Lepore.


3 pensieri riguardo “Bologna merita una sfida vera (e anche Lepore)

  1. Sottoscrivo in pieno, sottolineo “una città viva, complessa, che merita di essere governata per sé stessa.”
    Grazie di cuore!
    S.

  2. Questo intervento fa quasi tenerezza. È dura criticare un sindaco perché considera Bologna come trampolino. Alla faccia della lunghezza del trampolino: prima consigliere di quartiere, poi assessore, poi un mandato come sindaco, e poi, presumibilmente,un altro mandato. Sono vent’anni di trampolino? Non sarebbe più serio dire che il centrodestra avrebbe bisogno di un radicamento che non riesce costituzionalmente ad avere e che quindi può solo limitarsi a trovare il kamikaze di turno da lanciare con il paracadute in territori sconosciuti sostanzialmente impreparato e non attrezzato? Non sarebbe ora di fare un po’ di autocritica su formazione e selezione di una classe politica alternativa? Perché il centro sinistra non può essere responsabile sia per la sua parte sia per la parte avversa. Mi sembra un’autoassoluzione un po’ troppo comoda

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