Fisco: il reddito medio dichiarato dai bolognesi è di 33.300 euro

I 300mila contribuenti della città si piazzano nella parte alta della graduatoria del reddito medio. Sui 7.900 comuni italiani siamo al 106° posto. Tra i capoluoghi di Regione solo i milanesi hanno dichiarato di più, 42mila euro circa. Tra i capoluoghi di provincia, i bolognesi sono sorpassati anche dai monzesi e dai bergamaschi. In Emilia-Romagna, Bologna deve cedere, nell’ordine, il passo solo alla vicina San Lazzaro di Savena, Albinea (Reggio Emilia), Gazzola (Piacenza), Castelnuovo Rangone (Modena)

di Raffaele Lungarella, giornalista


Nel 2025 i contribuenti bolognesi hanno dichiarato al fisco un reddito medio di 33.307 euro, per un ammontare complessivo di poco più di 10 miliardi (dal computo sono esclusi i contribuenti e i redditi non assoggettati alla tassazione progressiva). Il dato l’ha fornito il Ministero dell’economia e finanze con la pubblicazione, il 23 aprile, delle statistiche ricavate dalle dichiarazioni presentate l’anno scorso per i redditi del 2024.

Il reddito su cui i bolognesi possono disporre per i loro consumi, i loro investimenti o per aprire un conto corrente è maggiore dell’importo comunicato al fisco: non tutti si ricordano di compilare il modello 730 e non si può mettere la mano sul fuoco che chi lo compila scriva proprio la cifra esatta del suo guadagno. Sono amnesie, ovviamente, non solo dei bolognesi. Anche con queste sottrazioni i circa 300mila contribuenti bolognesi si piazzano nella parte alta della graduatoria del reddito medio. Sui 7.900 comuni italiani, Bologna si colloca al 106° posto. Tra i cittadini dei capoluoghi di Regione solo i milanesi hanno dichiarato di più: in media 42mila euro circa. Allargando il ventaglio ai capoluoghi di provincia, i bolognesi sono sorpassati dai monzesi e dai bergamaschi. In Emilia-Romagna, Bologna deve cedere, nell’ordine, il passo solo a San Lazzaro di Savena, Albinea (Reggio Emilia), Gazzola (Piacenza), Castelnuovo Rangone (Modena), i cui cittadini hanno dichiarato un reddito più alto.

Nel quinquennio 2020-2024 il reddito complessivo di Bologna è aumentato quasi 1,8 miliardi di euro, pari a un quinto del suo valore iniziale. La crescita percentuale è stata sufficientemente robusta da fronteggiare con successo l’inflazione: al netto della perdita di valore della moneta, nell’intervallo dei cinque anni considerati, il reddito a valore costante è aumentato del 4%. Il 2020 fu l’anno della pandemia, con tutte le conseguenze anche economiche che provocò. In genere per i raffronti temporali si prende a riferimento il 2019, quando le attività economiche avevano uno svolgimento ordinario. Bologna resse, però, bene l’impatto del Covid sul reddito, anche per le ingenti risorse monetarie con cui il governo sostenne, in tutto il paese, le attività economiche e le famiglie. Nel 2020 il reddito complessivo si ridusse, rispetto all’anno precedente, di 187 milioni di euro (-2,2%) e mancarono all’appello 4.600 contribuenti (-1,6%).

Il solco da colmare all’uscita dalla pandemia non era, quindi, tanto ampio e profondo. La ripresa del reddito non ha dovuto, pertanto, prendere una grande rincorsa per rimettersi in moto. Tra il 2020 e il 2024 è cresciuto anche il numero dei contribuenti, ma in misura (+3%) molto più ridotta rispetto all’ammontare complessivo del reddito. L’effetto del grande scarto tra la velocità di crescita del reddito e quella dei contribuenti è stata una robusta crescita anche del reddito medio complessivo per contribuente, passato da 28 a 33mila euro. Al netto dell’apporto dovuto alla variazione del numero dei contribuenti, è difficile stabilire, con le informazioni a disposizione, quanto dell’incremento registrato dal fisco sia effettivamente nuovo reddito, con cui si possono fare nuove spese, e quanto sia, invece, reddito che prima non veniva dichiarato per non pagare l’Irpef.

La distribuzione del reddito complessivo per classi di importo ha conservato la sua polarizzazione, con alcuni cambiamenti. I contribuenti più poveri, che non superano i 10.000 euro, dichiarano un reddito medio 54 volte più piccolo dei contribuenti più ricchi, quelli con almeno 120mila euro; nel 2020 lo scarto era di 1 a 49. Le punte della forbice si sono allontanate. Non bisogna, però, trascurare quello che è successo nell’area tra le due lame. Il tratto più rilevante dei cambiamenti intervenuti dall’inizio di questo decennio può essere considerato questo: i contribuenti poveri sono diventati più poveri, ma il loro numero si è ridotto; si è ampliata l’area dei contribuenti delle fasce di mezzo, tenendo sostanzialmente fermi i valori medi; i contribuenti ricchi sono diventati più ricchi e più numerosi. Nel 2024 il numero di contribuenti con un reddito complessivo fino a 15mila euro si è ridotto di un sesto rispetto al 2020. Si è ristretta anche l’area della classe di reddito 15mila-26mila euro. La riduzione dei circa 30mila contribuenti con un reddito non superiore a 26mila è stata compensata dall’aumento dello stesso ordine di grandezza dal numero di quelli il cui reddito oscilla tra quest’ultima cifra e 55mila euro e anche di quelli della classe successiva fino a 75mila euro. 

La riduzione del numero di contribuenti più poveri non dovrebbe essere considerata negativamente, se si ritiene, come è verosimile, che ci sia stata una loro migrazione nelle fasce di reddito medio. Questo spostamento del baricentro della distribuzione del reddito è, quindi, da valutare positivamente. Anche considerando quello che è successo nei gradini alti della scala dei redditi. Il reddito medio complessivo di chi percepisce almeno 120mila euro è cresciuto di circa 5.500 euro in cinque anni, attestandosi a 232mila. È, però, aumentato notevolmente il numero dei percettori (sono 7.408 con un +43%), il loro reddito complessivo (1,7 miliardi, +46%) ed è diventata più grande anche la fetta della torta a loro disposizione (dal 14% al 17% del totale). Il fatto che sia cresciuto il numero di bolognesi che dichiara al fisco redditi di importo elevato è un fatto negativo? Ciò che è da biasimare è che chissà quanti altri ricchi sono allergici all’Irpef.


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