Dall’Europa dei Trattati a quella dei Portici: la sfida della prossimità

Il progetto europeo si salva solo se smette di essere “garantito” per pochi e diventa “prossimo” per tutti. Sabato 9 maggio a Filla sarà l’occasione per dimostrare che Bologna non è solo una città in Europa, ma un pezzetto di questa che sa ascoltare, partecipare e contribuire a creare un’Unione migliore e più vicina a tutte e tutti

di Anna Lisa Boni, assessora del Comune di Bologna a relazioni internazionali e cooperazione, cabina di regia fondi europei, missione clima 2030: neutralità e transizione, fondo riparazione e adattamento climatico, progetto Portici Unesco


Per chi ha avuto il destino di vivere il mondo delle istituzioni europee da vicino, l’Ue chiaramente non è un’idea distante: è un dato di fatto, un paesaggio quotidiano, una realtà naturale.

Alla Scuola europea di Lussemburgo sono cresciuta con ragazzi e ragazze dei primi dieci paesi che negli anni ‘80 erano membri dell’allora Comunità Economica Europea; per oltre vent’anni a Bruxelles ho attraversato corridoi istituzionali europei, ho lavorato per l’europarlamento, per una regione francese e con diverse amministrazioni cittadine da tutto il continente.

Non volevo raccontare il mio curriculum ma dire che in quei contesti, l’Europa è quotidianità, una lingua franca, una garanzia di diritti, libertà e pace che spesso si dà per scontata, come l’aria che respiriamo. Tuttavia, l’esperienza sul campo mi ha mostrato anche il rovescio della medaglia. Esiste un divario importante tra quella “bolla” istituzionale – fatta di regolamenti, direttive e grandi visioni – e la vita quotidiana di chi l’Europa la percepisce come un’entità distante, solo economica, burocratica, a tratti incomprensibile.

È qui che è nata la mia urgenza attuale: il bisogno di trasformare quel progetto storico di pace e quell’architettura unica al mondo in un’Europa di prossimità. Il Tavolo Europa: Bologna come laboratorio politico e di cittadinanza.

In questo percorso di ritorno a casa e “a terra”, il caso di Bologna rappresenta un’esperienza che merita di essere raccontata. Il Tavolo Europa non è semplicemente uno spazio di rappresentanza, ma una scelta politica precisa inserita nel Piano Strategico per l’Azione Europea e Internazionale 2024-2027 del Comune di Bologna.

Per noi l’Europa e l’internazionale fanno parte del governo della città. È una delle prime volte in Italia in cui un Comune decide di strutturare il rapporto della propria città con l’Ue in modo così sistemico e anche partecipato. Come Comune abbiamo fatto investimenti per circa un miliardo di euro grazie al Pnrr, i fondi strutturali e altri fondi europei, che stanno cambiando il volto di Bologna. Ma abbiamo appunto voluto creare anche il Tavolo Europa.

Che cos’è? È uno spazio di regia unitaria e co-progettazione che mette a sistema il Comune, il mondo della scuola, l’Università, le imprese, i sindacati, il Terzo Settore. Bologna è una città ricca di realtà che lavorano quotidianamente con e per l’Europa, attraverso progettualità, ricerca, innovazione e partecipazione civica. L’assenza di una struttura stabile di coordinamento, però, fa sì che queste energie operino spesso in maniera isolata, quando invece condividere competenze, valorizzare le rispettive specificità e migliorarsi reciprocamente può essere utile a tutti.

Oltre a mettere a sistema la ricchezza dell’azione locale sull’Europa, l’obiettivo è duplice: da un lato, unire il beneficio dei fondi europei all’opportunità di diventare attori capaci di influenzare collettivamente l’agenda di Bruxelles; dall’altro, far sì che i grandi temi europei – dalla transizione ecologica alla lotta alle disuguaglianze – trovino una declinazione immediata e concreta nei nostri quartieri. È il cosiddetto “municipalismo europeo”: l’idea che le grandi sfide globali si vincano o si perdano nelle strade delle nostre città.

A Bologna questo Impegno costante troverà una sua espressione pubblica e partecipata sabato 9 maggio 2026, in occasione della Festa dell’Europa. L’evento, ospitato negli spazi di Filla nel cuore del Parco della Montagnola, non è una celebrazione formale, ma il riflesso plastico di questo lavoro di prossimità. Il programma parla chiaro: si parte da Piazza Maggiore con i “100 passi per l’Europa”, una passeggiata con le scuole che simbolicamente accorcia la distanza tra il centro civile della città e i luoghi della discussione. All’interno di Filla, il dibattito si farà concreto e quotidiano. Parleremo di cibo del futuro e carni alternative con ricercatori e attivisti, rifletteremo sulla giustizia e sui diritti con figure come Silvia Albano, e guarderemo al cinema di Alessandro Scillitani per riscoprire il senso profondo della nostra identità continentale.

Ci sarà spazio anche per la leggerezza, perché l’Europa deve tornare a essere un desiderio, non solo un dovere, e il “Comedy Break” di Matteo Fallica servirà proprio a ricordarci che possiamo ridere delle nostre contraddizioni mentre costruiamo il nostro futuro. Insomma ci saranno cose per tutti i gusti.

Oggi, guardando al mio percorso personale e professionale, sento che la mia missione è diventata quella di costruire ponti. Il Tavolo Europa di Bologna è uno di questi. Serve a tradurre il “bruxellese” in “bolognese”, a spiegare che una direttiva sulla sostenibilità non è un vincolo calato dall’alto, ma lo strumento per respirare aria più pulita sotto i nostri portici. E che questa stessa direttiva può essere adattata secondo le problematicità del nostro territorio.

L’Europa si salva solo se smette di essere “garantita” per pochi e diventa “prossima” per tutti. Sabato 9 maggio sarà l’occasione per dimostrare che Bologna non è solo una città in Europa, ma è un pezzetto di Europa che sa ascoltare, partecipare e contribuire a creare un’Unione migliore e più vicina a tutte e tutti. Ci vediamo a Filla. Viva l’Europa, viva Bulagna!


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