Una raccolta di componimenti ricca e sfaccettata, manifesto di un pensiero che abbraccia storia, teatro, epica, visioni del mondo differenti avvicinati dal rigore espressivo e dalla musicalità del verso libero. Questa sera alle 19, al Convento di Santa Margherita, l’autore dialogherà con Alberto Bertoni e Bruno Damini (rispettivamente prefatore e curatore del volume, edito da Minerva) sulla sua idea multiforme di poesia. L’evento aprirà la rassegna letteraria “Le parole nel chiostro”, organizzata da Librerie Coop
di Edoardo Cassanelli, giornalista
Una somma di temi e linguaggi, di visioni che intrecciano spazi e tempi, che vanno oltre l’interiorità autoriale; degli approcci al mondo sorretti dalla musicalità multiforme del verso libero. Vittorio Franceschi, bolognese, attore teatrale, regista, drammaturgo e poeta di lungo corso, alle soglie dei 90 anni ha scelto di regalare al suo pubblico una raccolta di versi densa, sostanziosa, intitolata “Lo spessore del sale” e pubblicata dall’editore Minerva di Bologna. La silloge verrà presentata dallo stesso Franceschi oggi, giovedì 4 giugno, alle 19 al Convento di Santa Margherita, in dialogo con il poeta ed ex docente all’Alma Mater Alberto Bertoni, che firma la prefazione al libro, e con lo scrittore e giornalista Bruno Damini, curatore del progetto editoriale (che ha visto la luce anche grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna) e autore della postfazione. L’evento aprirà la rassegna letteraria “Le parole nel chiostro”, organizzata da Librerie Coop.

La raccolta, fatta di poesie quasi tutte inedite, ripercorre la vita, le esperienze, le percezioni di una mente sensibile al cambiamento, alla passione, al rigore della composizione, alla chiarità dell’espressione e all’«unità compatta di suono e senso», scrive Bertoni nella prefazione. Il tutto toccando una moltitudine di argomenti e stili, segno della volontà di non farsi incasellare in una corrente precisa. Il verso di Franceschi è autonomo e la tradizione per lui è «intesa non come dogma, ma come trampolino», ci dice ancora Bertoni. C’è comunque una traccia di base che ricorre spesso, ovvero il respiro epico, i rimandi alla classicità (ne sono un esempio i componimenti “Troia” e “Tutti fummo Odisseo”), lente che aiuta il poeta Franceschi a fare le sue considerazioni sul tempo presente, sulla nostra contemporaneità acciaccata, personificata dalla figura del soldato, simbolo di presagio e di declino occidentale, che si ricollega alle guerre in corso.
Nello “Spessore del sale” non si dimentica però il passato, recente e non, tipo il Covid o la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. E non mancano nemmeno rimandi ai maestri teatrali e poetici, in primis Bertolt Brecht e Giovanni Pascoli, al quale Franceschi si è ispirato per la stesura del racconto “Il fanciullo allegro”. La voce del poeta inoltre si fa sentire chiaramente, è presente lungo le sezioni che danno forma e struttura al libro, attraverso le numerose interrogazioni sul nostro oggi, qualcosa di morboso che bussa alla coscienza del lettore, costringendolo a sua volta a farsi domande, forgiando così un dialogo serrato.
E poi c’è lo spettro del teatro, specchio dell’esistenza, campo in cui ovviamente Franceschi sa muoversi bene, come in una vecchia casa originaria, lui che nella sua feconda carriera ha collaborato con grandi nomi, italiani ed europei, e importanti teatri stabili, ottenendo vari riconoscimenti di pregio, tra cui due Premi Ubu e, nel 2009, il Nettuno d’Oro dal Comune di Bologna.
Insomma, “Lo spessore del sale” – il cui titolo è tratto dal componimento omonimo del volume, metafora dell’impossibilità umana di raggiungere ogni forma di conoscenza, di carpire ogni oscuro e meraviglioso mistero – è un’occasione di indagine sul nostro essere che davvero avvicina identità diverse, dentro una vasta platea posta di fronte alla caducità e alla necessità, forse rivelatrice, di certo purificatrice, della poesia.

