La politica e un parco pieno di vita

Non esiste città senza cittadinanza né individuo senza collettività. Le identità politiche non sono recinti da difendere. La relazione tra le persone è la principale infrastruttura democratica

di Collettivo Urbanə


Arriva sempre un momento in cui ci si chiede se sia davvero possibile tenere insieme cose che, almeno sulla carta, sembrano molto lontane. Persone che ascoltano e discutono di politica. Ragazze e ragazzi, magari nati a migliaia di chilometri di distanza, che si incontrano per la prima volta e giocano a ping pong in un parco senza dover spendere un euro. Genitori che seguono un talk, fanno un aperitivo all’ombra di un albero o semplicemente respirano un po’, mentre figlie e figli giocano all’aria aperta e stanno insieme.

In un tempo di scarse certezze, dopo la due giorni del 15 e 16 giugno di “Urbanə Fest” al Giardino Bulgarelli, possiamo dire che non solo queste cose possono stare insieme, ma forse è proprio da qui che la politica può tornare a essere più vicina e più abitabile per molte persone che si sentono lontane.

“Urbanə” nasce un anno fa, con una prima giornata di confronto a microfono aperto alla Casa di Quartiere Giorgio Costa, a cui hanno partecipato più di 180 persone portando riflessioni, bisogni, idee e domande sulla città.

In questo anno abbiamo continuato a incontrarci e a sperimentare piccoli momenti pubblici, dalla street art con adolescenti alla realtà aumentata su Gaza. A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di mettere a sistema quel percorso dentro un Manifesto. Un documento che non consideriamo sufficiente a sé stesso, ma una cornice valoriale dichiarata: una base da cui partire per continuare a raccogliere idee, critiche e pratiche concrete.

“Urbanə” nasce come un collettivo aperto, che durante quest’anno ha continuato ad allargarsi, su spinta di un gruppo di compagne e compagni che fanno politica anche dentro il Pd e che condividono la voglia di sperimentare forme nuove per parlarne, più informali e più vicine ai luoghi della comunità.

Perché i partiti sono risorse fondamentali, ma da soli, anche per limiti oggettivi, non sempre riescono a costruire spazi larghi e attraversabili, in cui persone oggi lontane possano tornare a sentirsi parte di una discussione comune. Per questo, pur restando un percorso aperto, abbiamo sentito il bisogno di dire con chiarezza da dove partiamo perché se vogliamo contribuire a riallacciare un rapporto più popolare con la politica serve anche dichiarare intenzioni chiare, portare avanti pratiche coerenti e metterle continuamente alla prova.

Il Manifesto di “Urbanə” guarda a Bologna e, insieme, al futuro. Parte dalle specificità di questa città, dai suoi spazi, dalle sue reti sociali, ma anche dalle fatiche che condivide con tante altre realtà urbane: casa, lavoro, welfare, sicurezza, clima, digitale, educazione, cultura, relazioni.

Nei talk abbiamo attraversato alcuni nodi del Manifesto: educazione all’affettività, cibo, arte e lavoro culturale, spazio urbano, clima e mobilità, sport e prossimità educativa, welfare e Big Data, tecnologia e potere. Temi diversi, tenuti insieme da una stessa domanda: come si redistribuiscono davvero potere, tempo, opportunità e possibilità di vivere meglio nel mondo di oggi?

Per iniziare a capirci qualcosa noi abbiamo scelto alcune parole come bussola, parole che ricorrono nel manifesto: giustizia sociale, giustizia ambientale, transfemminismo, redistribuzione di potere, tempo e opportunità. E proprio perché quelle parole parlano di vita concreta, abbiamo provato a non presentarle solo da un palco, una dopo l’altra. Da qui è nata l’idea complessiva dell’”Urbanə Fest”. Dal tentativo di far vivere il Manifesto anche attraverso la forma stessa del festival: talk brevi, letture, musica, cibo, attività per bambinə, momenti informali, cartoline per raccogliere idee e feedback.

Perché se diciamo che la politica è relazione anche il modo in cui organizziamo un evento deve parlarci di quello. E perché è politica anche la scelta di abitare un parco, di renderlo accogliente, di permettere a una persona curiosa di ascoltare senza sentirsi fuori posto, a chi passa per caso di restare anche solo mezz’ora.

In questi due giorni abbiamo visto che questa intuizione può funzionare. Ma come tutti gli esperimenti andrà riletto, migliorato e, speriamo, replicato in altri parchi, in altri quartieri, con altri temi e altre persone. Per questo per noi sarà importante continuare a raccogliere disponibilità e proposte.

Grazie a tutte le persone che hanno reso possibile che accadesse. A chi ha partecipato, ascoltato, parlato, giocato, attraversato il festival anche solo per un pezzo. Grazie a Morbido, BoloPark e Ping Pong da Strada per averci voluto bene e per aver reso concreta questa idea.

Abbiamo provato a mostrare un modo diverso di stare insieme e di fare politica. Capiamo insieme cosa può diventare.


2 pensieri riguardo “La politica e un parco pieno di vita

  1. E quali sono le risposte a chi non ha la forza economica di sopravvivere? Quale rete sociale in una città che dalle barriere architettoniche alla sicurezza stratifica i cittadini vittime di non essere resilienti alle violenze quotidiane? A parte fondazione Carisbo, di cui sono orgogliosamente socio, e alcune meritorie associazioni di volontariato, ci si preoccupa di finanziare eventi e piccole imprese mentre la sofferenza è isolata e mal sopportata.

  2. Sindacato di Stato???? perennemente in Guerra, incline e servo ad una logica di sviluppo cieco oppure, Sindacato pensante propositivo e non soggetto alle variabili mercantili!?!?!?…..tirati spesso per la giacchetta, consci del corto circuito interno alla Categoria Sindacale, strumento ahimè della politica di transizione che alimenta guerre e ripartisce i dividendi….tra l’ incudine e il martello, Guerra e precariato, la Politica, corre ad imporre logiche suicide, pretendendone l’ avvallo.
    Chiamasi forse ricatto, da sempre la condizione in cui versa il Sindacato nella figura del lavoratore. Lo si vuole perennemente all’ altezza del compito assegnatogli, con competenze altissime, pagato per non pensare alle conseguenze del suo partecipare attivamente….

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