Nei giorni della storica allerta rossa per il caldo in regione, tutti a porsi il problema di clausole contrattuali che nessuno di noi ha firmato e di impegni che nessuno di noi ha preso, e quasi nessuno che si ponga il problema della sicurezza, della salute e della qualità del lavoro… altrui
di Marco Morales, delegato sindacale
Se invece della canicola a 40 gradi fossero tre giorni di acquazzone a dover fermare i lavori stradali? Certo, se i compagni operai edili possono sopportare le temperature tropicali, gioco forza nulla potrebbero contro Giove, dio pluvio, talmente incazzato da lanciare anche saette e grandine, come recentemente sulle nostre care utilitarie.
Allora il punto è questo: quanti e quali ragionamenti rispetto ai ritardi nelle consegne dei lavori, al sonnellino dei residenti, alle penali nei contratti d’opera e di appalto si sarebbero frapposti all’umanità del lavoro, da parte oltreché delle parti interessate anche dei compagni cittadini?
Appunto, “l’umanità del lavoro”, questa grande vertenza promossa da Filcams Cgil per i lavoratori del commercio, turismo e servizi, che si può a ragione estendere a tutti i lavoratori di questa città bohémienne bourgeoise. Perché, allora, c’è così poca partecipazione emotiva e democratica rispetto al manovale sotto il sole cocente?
Se è facile capire le ragioni e l’egoismo degli imprenditori, e se è comprensibile la fretta pre-elettorale dell’amministrazione, proprio non si riesce a capire il cinismo dei compagni impiegati in altri mestieri e professioni rispetto ai lavoratori agricoli, dell’edilizia e delle consegne a domicilio.
Chissà, se a chiudere il balletto “bo-bo” fosse uno sciopero dei lavoratori, che fine farebbero i distinguo di questi giorni su diritti, doveri e osservanza delle leggi. A meno che non esista più un diritto allo sciopero, così come vacilla quello alla salute e alla sicurezza rispetto al diritto al guadagno senza se e senza ma e al sonnellino senza soluzione di continuità.
Tutti a porsi il problema di clausole contrattuali che nessuno di noi ha firmato e di impegni che nessuno di noi ha preso, e quasi nessuno che si ponga il problema della sicurezza, della salute e della qualità del lavoro… altrui.
Se lo sono posti questo problema, chiaramente, la Cgil e la regione Emilia-Romagna, in un assordante sottofondo di vocine climatizzate più preoccupate per le piante aromatiche sul davanzale che per gli esseri umani a livello strada.
Molti sono consapevoli, invece, del fatto che Jago, cane corso, e che Thea, femmina di bovaro del bernese, non possano camminare al sole con le zampe sull’asfalto; lo hanno detto a Uno Mattina, ripreso poi anche su Radio Deejay… quindi è vero e preoccupante.
Altra preoccupazione, espressa sommessamente rispetto alla proposta di Michele Bulgarelli, segretario cittadino Cgil, di cominciare i lavori stradali alle 6 del mattino col fresco relativo, riguarda il sonnellino dei residenti. Ma perché andare a letto un’ora prima e svegliarsi alle 6, giusto per dare un’idea di comunità, sarebbe un sacrificio così insopportabile? Al limite si potrebbe approfittare di un’ora in meno di sonno e di un’ora in più di sana meditazione…
Oppure, come ha detto Maurizio Landini nell’assemblea nazionale dei delegati al PalaDozza il 26 giugno, prevedere alla stipula dei contratti nessuna penale in caso di ritardi nelle consegne dovuti a cause di forza maggiore. Sono già due proposte concrete che provengono dal mondo dei lavoratori. Basterebbe un tavolo tecnico, anche con quegli avvocati contrattualisti e consulenti del lavoro pagati per interessi che non sono certamente quelli degli operai.
Poi, tra l’altro, aprire un dibattito pieno di paletti insopportabili e pretestuosi, opinioni egoistiche e preoccupazioni economiche rispetto a una materia ampiamente regolata da leggi, regolamenti e ordinanze, assume le sembianze di una strisciante inciviltà giuridica, oltreché umana.
Chi se lo sarebbe mai aspettato che le associazioni datoriali, imprenditoriali e cooperative tanto potessero sull’opinione pubblica rispetto ai diritti dei lavoratori, al buon senso e alla pietas o, per chi frequenta la religione cattolica, a quell’«ama il prossimo tuo come te stesso».
