Il giardino Otello Bignami, tra via Pietralata e via San Rocco, è il piccolo fazzoletto verde di riferimento per tutti i residenti del Pratello. Un bene comune che avrebbe bisogno di qualche piccola attenzione per risolvere i tanti acciacchi che ha accumulato nel tempo, e che non consentono la fruizione ottimale tanto ai più piccoli quanto ai più grandi
di Marica Mori, educatrice
Chi frequenta via del Pratello e dintorni saprà che tra via San Rocco e via Pietralata esiste e resiste un piccolo microcosmo verde, il giardino Otello Bignami, nel quale i residenti in zona di tutte le età amano trascorrere anche solo un momento della loro giornata, tra un’incombenza e l’altra.
Questa piccola oasi urbana, da tempo, avrebbe però bisogno di affrontare i molti acciacchi che ha accumulato in tanti anni di onorata carriera. Malanni assolutamente curabili, nulla di grave per fortuna, ma di cui non può certo prendersi cura da sola.
Tra le tante attività che si sviluppano attorno al giardino, e che come i residenti lo vedono un po’ deperito, la ludoteca “Il Mondo di Makamò” ha un privilegio in più: poter guardare questo minuscolo fazzoletto di terra attraverso gli occhi di esseri altrettanto minuscoli, ma non meno attenti di quelli degli adulti.
Da loro mi è venuta l’idea di fare qualche proposta per la riqualificazione dell’Otello Bignami, cercando di farvela vedere come Alberto, Federico, Matteo, Vittoria, Matilde e Azzurra l’hanno fatta vedere a me, quando ci siamo dovuti confrontare tra noi nel tentativo di risolvere il problema del “Non possiamo andare al parco”, che ci ha perseguitato per tutto l’anno.
Mati: «Dada, andiamo al parco?».
Io: «Non si riesce ad andare al parco, ci sono i cani che girano, a volte ti fanno paura»
Vittoria: «Ma noooo! Diciamo ai padroni dei cani di non tenerli che girano, tanto devono solo fare la pipì».
Io: «A volte fanno anche la cacca, ricordi? E poi ci sporchiamo».
Alberto: «Ma noi diciamo ai cani di fare la cacca solo lì».
Io: «Ci ho già provato, ma per mettere il bagno per i cani ci vuole la rete e qui non c’è abbastanza spazio».
Vittoria: «Ma loro devono solo fare la pipì qui, non correre».
Alberto: «Dobbiamo solo dire ai cani di fare la pipì qui, senza che corrono, così non ci vuole la rete».
Io: «I cani qui non ci potrebbero fare la pipì, è un parco per i bimbi, c’è proprio un cartello che dice no pipì e cacca ai cani».
Federico: «Il parco si condivide, è di tutti, è come i giochi della scuola, no?».
Io: «Sì, il parco è di tutto il quartiere. O per meglio dire, di tutta la strada».
Federico: «Allora lo spazio c’è per tutti, si condivide, basta cambiare il cartello».
Io: «E come lo cambieresti il cartello?».
Alberto: «Coloriamo il muretto e ci facciamo il disegno del cane che fa la cacca, come le cestine di scuola».
Poi Alberto è partito e aprendo le braccia ha detto: «Qui cani!». Matilde e Vittoria sono corse verso i vecchi scaloni di cemento e con lo stesso gesto hanno detto: «Qui Bimbi!». E Matteo, rivolto verso le panchine di legno: «E le panchine le metti sopra così Lucia (volontaria della Biblioteca dei bambini di via Sant’Isaia che frequenta la nostra ludoteca) viene al parco a insegnarci a fare i libri e sotto parcheggiamo le bici».
Mentre li ascoltavo mi è poi venuto in mente che in un’altra occasione, una bimba di sette anni aveva scritto su tutte le pareti del portico della Ludoteca dimostrando che, effettivamente, non si riesce più a vivere quel giardino, a tal punto da esser costretti a stare coi genitori al bar. Attuando infatti un’altra piccolissima modifica, ossia l’abbassamento – E NON LA RIMOZIONE – della siepe perimetrale, i genitori riuscirebbero a vedere i figli giocare sul prato anche dalla strada.
Naturalmente, affinché diventi davvero un giardino di comunità, non soltanto i bambini hanno diritto di vivere quello spazio. Ed è proprio per questo che, mettendo altre panchine nello stesso punto, si creerebbe un luogo adeguato anche al ritrovo di adolescenti o perfetto per i nonnini della zona, che in giornate calde come queste potrebbero trovare adeguata protezione sotto le fronde dei grandi alberi del giardino.
Fatte tutte queste considerazioni, e ragionandoci un po’ su, non sono riuscita a dire di no ai bambini e ho detto loro che avrei coinvolto la pedagogista e il Quartiere. Dal quale, però, sto ancora aspettando una risposta.
