Consiglio delle ragazze e dei ragazzi: la democrazia si impara praticandola

Discutere, ascoltare opinioni diverse, cercare soluzioni condivise e accettare decisioni prese democraticamente sono esperienze educative di straordinario valore. Per questo, contestualmente alla Riforma dei Quartieri, sarebbe bello immaginare di dedicare tempo, energie e risorse alla creazione di un organo collegiale, nel quale i bolognesi più giovani possano esprimersi circa le trasformazioni e i bisogni della città

di Coordinamento Consulta Cinnica


«Una città che ascolta i bambini è una città migliore per tutti». Questa frase di Francesco Tonucci non è uno slogan, ma un invito a ripensare il modo in cui costruiamo le nostre comunità.

È un modo collegato fortemente alla riflessione che si sta portando avanti sulla riforma dei Quartieri e alle considerazioni dell’articolo precedente (qui).  Ancora troppo spesso, infatti, progettiamo per l’infanzia e non con l’infanzia. Si ascoltano esperti, tecnici, associazioni e famiglie, ma raramente quando si progettano le politiche per la città vengono coinvolti coloro che vivono quotidianamente i luoghi e le situazioni in prima persona: i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze.

Eppure, l’articolo 12 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (0/18 anni) ratificato in Italia con la Legge n. 176 del 27 maggio 1991, riconosce a ogni bambino e bambina il diritto di esprimere la propria opinione sulle questioni che li riguardano e di essere ascoltati. 

Ma perché questo cambiamento sia reale, è necessario che gli adulti imparino ad assumere anche il punto di vista dell’infanzia, riconoscendo i più piccoli come interlocutori competenti sui loro temi. L’ascolto non può dipendere dalla sensibilità del singolo amministratore o essere utilizzato solo in un progetto specifico: deve diventare un modo ordinario di governare la città. Per questo è importante che in ogni Quartiere trovino spazio Consigli delle ragazze e dei ragazzi, in grado di dialogare in modo continuativo con amministratori, tecnici e organi decisionali. Agli adulti spetta la responsabilità di garantire la qualità del percorso, favorire un confronto autentico e costruire collegamenti efficaci tra le proposte dei più giovani e i luoghi in cui vengono assunte le decisioni pubbliche. Solo così la partecipazione smette di essere simbolica e diventa un reale esercizio di cittadinanza.

La questione diventa sempre più urgente se guardiamo alla crescente distanza tra il mondo degli adulti e quello degli adolescenti. Lo vediamo nelle incomprensioni quotidiane, nella difficoltà di costruire fiducia reciproca, nell’aumento del disagio giovanile, nell’uso degli schermi come principale spazio di socializzazione. Troppo spesso ci si accorge dei ragazzi solo quando emergono disagio, conflitti o comportamenti problematici. In realtà il dialogo, la fiducia e il senso di appartenenza si costruiscono molto prima. È nell’infanzia che occorre creare luoghi, tempi e strumenti di ascolto, perché chi cresce sperimentando di essere preso sul serio svilupperà più facilmente fiducia negli adulti, nelle istituzioni e nella comunità. 

Inoltre i bambini sono gli esperti della loro esperienza quotidiana: conoscono meglio di chiunque altro la giornata scolastica, i percorsi casa-scuola, i parchi, gli spazi di gioco, i luoghi in cui si sentono accolti o esclusi. Il loro punto di vista è una risorsa preziosa per migliorare la qualità della vita di tutta la comunità. Ma come creare un dialogo autentico e proficuo con loro, evitando di far prevalere le nostre idee? Ci sono metodologie precise per l’ascolto attivo e ci sono professionisti in grado di applicarle e di creare le occasioni per far emergere riflessioni profonde e innovative, sta a noi però fare la scelta di fondo, dar vita al progetto e sostenerlo.

Ci sono molti aspetti da definire per far funzionare davvero un Consiglio delle ragazze e dei ragazzi e ne potremmo parlare approfonditamente, ma senz’altro dobbiamo scegliere di dedicare risorse, economiche e personali, con la certezza che sia un investimento utile, per il futuro e nell’oggi, perché partecipare significa anche imparare che ogni diritto comporta una responsabilità. Discutere, ascoltare opinioni diverse, cercare soluzioni condivise e accettare decisioni prese democraticamente sono esperienze educative di straordinario valore. Facendo pratica di democrazia, bambini e bambine imparano non solo a conoscere  i propri diritti, ma anche a prendersi cura del bene comune e delle persone che vivono accanto a loro.

Noi crediamo che su tutto questo si dovrebbe fare una pensata, anche ora nell’ambito di una riforma così importante come quella dell’organizzazione dei Quartieri e ci aspettiamo dalla politica l’attenzione necessaria.


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