Capre e giardinaggio: una bega sindacale nell’Ohio (rubano lavoro…) può essere una chance per i parchi bolognesi?

Attorno a Columbus i cittadini hanno visto un gregge brucare su un terreno incolto. Un’azienda agricola proprietaria del bestiame, sfamato gratuitamente, è stata pagata 2.900 dollari dal Comune per ripulire la boscaglia. La Federazione dei dipendenti pubblici ha contestato la scelta, ravvisandovi una violazione del contratto di lavoro. Il caso è finito su “New York Times” e “Washington Post”. Lana caprina? Ci guadagneranno gli avvocati. Le capre mangerebbero comunque. Da noi cosa succederebbe?

di Raffaele Lungarella, giornalista


Columbus è una grande città statunitense nello Stato dell’Ohio. Su un’area ai margini dell’abitato, per una decina di giorni i cittadini hanno potuto vedere una trentina di capre brucare arbusti, cespugli, erbacce, spine ogni altra vegetazione cresciuta su un terreno incolto. Kevin, Wilson, Marti – i nomi di alcune bestiole – non hanno mai rischiato una denuncia per pascolo abusivo, tipologia di reato rurale ormai forse cancellata dai codici penali.

Quel piccolo gregge di capre non solo si è sfamato gratuitamente, ma al contrario è stato anche pagato. I dollari li ha incassati, ovviamente, il proprietario di un’azienda agricola che offre un servizio chiamato “Capre all’opera”. Un piccolo gruzzolo di quasi 2.900 dollari. A tirarli fuori è stata l’amministrazione comunale della città, che ha incaricato l’azienda di ripulire la boscaglia che si era formata nell’area di un impianto di trattamento delle acque reflue situato poco fuori Columbus. Si potrebbe dire che le capre hanno lavorato in subappalto.

Ai tecnici del Comune questa deve essere sembrata un’ottima soluzione: economica, ecologica e anche poco pericolosa per chi avrebbe dovuto fare il lavoro. Per la loro conformazione fisica e per le caratteristiche dei loro zoccoli, le capre riescono a muoversi anche su pendii molto scoscesi, dove per una persona sarebbe rischioso avventurarsi. In Comune devono avere pure pensato che mangiando in abbondanza, e gironzolando lì tutto il giorno, avrebbero anche cosparso di fertilizzante naturale il terreno, in caso vi fosse intenzione di coltivarlo; anche i contribuenti di Columbus sarebbero stati tassati per qualche cent di dollaro in meno rispetto a quanto il Comune avrebbe pagato affidandola pulizia dell’area a operai forestali. Probabilmente, in Municipio pensavano con entusiasmo di avere trovato un rimedio insuperabile. Una sorta di tempesta perfetta al contrario, facile, conveniente, replicabile.

È una soluzione che potrebbe essere sperimentata anche da noi. Per esempio nei grandi parchi come Villa Ghigi, Parco Talon e altri. Le capre pare siano molto socievoli e apprendano con facilità gli ordini loro impartiti. Sono facilmente governabili e si prestano a essere fotografate per un selfie. Niente di più ecologico che affidare a capre e caprette la rasatura dei prati, per la contentezza di grandi e piccini, ambientalisti e no.

Da noi, poi, sicuramente si troverebbe un accomodamento per non finire in tribunale a risolvere le eventuali controversie. Come, invece, accade in America. A Columbus, infatti, è successo che la sezione locale della Federazione americana dei dipendenti statali, di contea e municipali, ha contestato la scelta dell’amministrazione comunale, ravvisandovi una violazione del contratto di lavoro: le capre sono state ingaggiate senza la preventiva informazione e negoziazione con il sindacato.

La confutazione sindacale ha fatto delle capre all’opera di Columbus un caso dibattuto sui giornali locali, ma ha conquistato anche le pagine del “New York Times” e del “Washington Post”. Il sindacato è contrario al loro impiego, non solo perché le capre non sono iscritte al sindacato, e perciò non pagano la tessera, ma perché ritiene che tolgano posti di lavoro alle persone. Il Comune rivendica la bontà della sua decisione e la libertà di scegliere a chi fare eseguire un lavoro.

Non sono questioni di lana caprina, per cui la questione è finita in mano agli avvocati. Alla fine saranno gli unici a guadagnarci con certezza. Insieme alle capre, che tanto trovano sempre un bosco o un campo dove mettersi all’opera e placidamente degustare erbe e cespugli. Eventualmente anche nei nostri parchi.


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