Verità, giustizia e umanità

Nel rispetto di indagini ancora in corso e condannando fermamente gli episodi di violenza che hanno attraversato la notte di lunedì, ciò che porta con sé chi ha partecipato alla piazza di solidarietà per la famiglia di Abderrahim Fakir è la grande amarezza per quanto accaduto e la speranza che gli anticorpi democratici di Bologna reggano ancora una volta l’urto

di Antonella Magnoni, cittadina


Verità. Giustizia. Umanità. Queste le parole gridate alla piazza dalla nipote di Abderrahim Fakir, Yossra.

Parole forti, nette e chiare che esprimono il comune sentire delle tante persone che lunedì alle 19 hanno popolato piazza Nettuno a Bologna accogliendo la chiamata del sindaco, Matteo Lepore.

Verità: le indagini sono in corso, la Procura a breve darà l’incarico ai periti per l’esecuzione dell’esame autoptico della salma di Fakir che fornirà, speriamo, la risposta sulle cause che ne hanno determinato il decesso, determinante per chiarire il quadro delle responsabilità.

Abbiamo letto le considerazioni di Andrea Femia qui su Cantiere (qui). Concordo con lui che le immagini del video siano eclatanti ma resta che le indagini devono avere ancora il loro corso anche se rimane un’impressione a caldo che probabilmente ci trova tutti d’accordo: sono immagini disumane.

Giustizia: a partire dalle risultanze dell’autopsia e delle indagini auspichiamo – come è stato chiesto dalla piazza a gran voce – che possa essere fatta giustizia e se qualcuno ha sbagliato deve essere punito, punto e basta.

Va rimarcato questo, perché le scappatoie normative sono tante e stanno lì in agguato e possono compromettere l’auspicio che se ci saranno responsabilità accertate ci sia una corretta pena che possa servire da monito per il futuro: non ho paura ad affermarlo.

Umanità: questa parola è disarmante in questi tempi molto bui, in cui anche Leone XIV invoca, inascoltato, una pace disarmante e disarmata (pace e umanità ormai sono parole quasi rivoluzionarie). La perdita dell’umanità fa arretrare il rispetto dei diritti e fa combattere guerre spietate che calpestano quei diritti senza alcuno scrupolo.

Lunedì quella piazza chiedeva il rispetto del significato profondo della parola umanità invocata anche da Yossra – che la società invece sta smarrendo – mentre è pilastro fondamentale della umana convivenza. Non possiamo e non dobbiamo assuefarci alla violenza fisica e verbale che sta dilagando senza più alcuna umanità; non possiamo come esseri pensanti abituarci a questo perché il sonno della ragione ha già generato fin troppi mostri, purtroppo.

Chi ha partecipato al presidio, come chi scrive, ha scelto di manifestare la sua resilienza, il suo dolore, la sua richiesta indomita di giustizia e verità: le ventate di violenza e abbruttimento non piegano Bologna che sceglie di essere vicina ai più fragili ed hai più esposti.

Certo siamo tutti ben consapevoli che le indagini sono appunto in corso, è inutile ripeterlo, ma il video che tutti abbiamo visto, come già sottolineato efficacemente da Femia qui, ha generato in tanti cittadini e tante cittadine della pervicacemente democratica Bologna un senso di spaesamento e profondo disagio, perché sono violente.

Un’azione di contenimento, dicono le forze di polizia, ma c’è un modus in rebus, e non è solo una banale constatazione; a maggio di quest’anno il Ministero degli Interni ha emesso delle nuove linee guida per la gestione delle persone cosiddette “non collaborative”, quindi si dovrà capire il contenuto di tali indicazioni e se sono state rispettate dagli agenti intervenuti. Resta che la scena documentata in quel video è raggelante perché ci sono dei soccorritori vicino a Fakir – già a terra con gli agenti che lo sovrastano – che sono immobili. 

Questa circostanza ci interroga su una questione, molto delicata: come si concilia il contenimento che deve essere operato dalle forze dell’ordine con la funzione del soccorritore che è chiamato – appunto – a soccorrere. 

Ci sono indicazioni in merito al bilanciamento dei ruoli?

L’Azienda Usl di Bologna, per sua parte e molto correttamente, ha avviato un’indagine interna, quindi esprimere giudizi ora è avventato anche perché la tragedia si è consumata in una manciata di istanti quando le grida di Fakir, di colpo, si affievoliscono fino al silenzio.

Resta in conclusione solo molta amarezza. 

Qualcuno al presidio diceva che una morte è sempre devastante ma non doveva succedere proprio a Bologna, quasi a volere proteggere e preservare una città che è ancora saldamente aggrappata (ci vuole molta determinazione di questi tempi) ai valori del rispetto e della democrazia, scendendo ancora in piazza quando serve, per fortuna.

Potrà essere obiettato che da quella piazza ne sono scaturiti successivamente dei disordini, ma ci sono sempre persone che arrivano per scatenare il caos e dunque, per favore, non generalizziamo: ieri quando sono cominciati cori poco appropriati di taluni una parte ragguardevole delle persone presenti ha marcato la distanza, tacendo. 

Ovviamente la vera notizia – strumentalizzata dalla destra al governo – sono proprio i disordini che distolgono efficacemente – aggiungo con molto rammarico e tante domande senza risposta – l’attenzione mediatica sul resto.

Quel “resto” è la morte di Fakir durante un’azione di contenimento delle forze dell’ordine.


4 pensieri riguardo “Verità, giustizia e umanità

  1. Incompetenza , paura , poca dimestichezza con persone che necessitano di interventi specifici non contemplati da nessun codice sanitario. Non e’ il primo e non sara’ l’ ultimo a dover morire per un TSO vedi casistica, la Follia e’ democratica e……
    Un Tso e’ un arresto in camice bianco, sono presenti ambulanza e forze dell’ ordine, come ragionare di accudimento se l’ intervento e’ poi di natura violenta?????

  2. L’articolo è molto chiaro e non si presta ad equivoci e strumentalizzazioni che invece stanno abbondando ovunque quasi sempre piene di falsità e stupidaggini varie.
    Nel momento in cui Lepore ha invitato in piazza i Bolognesi per stringersi alla famiglia di Fakir e alla comunità del pilastro ha fatto una cosa molto semplice e, contemporaneamente, molto difficile: ha fatto il Sindaco di Bologna e dei Bolognesi.
    Non ha fattto l’uomo di partito; la differenza è fondamentale.
    Abbiamo visto squallidi e penosi video di personaggi di partito che hanno detto cose oscene sia sui social che in parlamento: si vergognino se sanno cosa vuol dire vergognarsi…
    Quanto agli scontri successivi non son certo colpa di Lepore ma di un manipolo di individui il cui scopo unico e fare casino e danni e che, credo, essendo stranoti e ben identificabili sarebbero potuti essere controllati benissimo da chi ha questo compito.
    Per tutto il resto ognuno ha le sue opinioni,anche io ho le mie e i miei dubbi, ma faccia il piacere di aspettare l’esito delle indagini prima di esprimerle ad alta voce.

  3. Verità, Giustizia, Umanità. Ecco io credo che ci sia una fetta della popolazione che queste tre parole sia stufa di chiederle e le pretenda. Non è pensabile credere che di fronte al razzismo e ad un uso della forza brutale e sempre più esplicito nella società italiana si possa rispondere esclusivamente in maniera composta e acritica partecipando alle iniziative di commemorazione come se si fosse a una processione. Io la rabbia di chi di fronte all’ennesimo episodio di brutalità poliziesca reagisce portando in Piazza la propria frustrazione, la capisco. Non giustifico ma capisco. La mia sarà sicuramente un’esagerazione ma credo che se Abderrhaim Fakir si fosse chiamato Avv. Pinco Pallino e invece che al Pilastro, fosse stato in via Dante a dare in escandescenza per un qualsiasi motivo, dubito che qualcuno avrebbe chiamato la polizia e, quand’anche fosse stata chiamata, questa non si sarebbe mai permessa di contenere una persona alterata in un modo così brutale. Una banalizzazione del male così pervicace da contagiare persino degli operatori sanitari evidentemente inadatti al loro compito.

    Il punto a mio parere diventa che quando una società criminalizza persone e luoghi e invece giustifica preventivamente e costantemente categorie già iper-protette e tutelate, la razionalità del chiedere può lasciare spazio all’emotività più che giustificata del pretendere.

    Dopo la morte di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Abderrahim Mansouri, Ramy Elgaml e Abderrahim Fakir, per citare solo i casi più noti e purtroppo il più recente, credo che la polizia e i carabinieri avrebbero bisogno di molto di più di nuove linee guida ministeriali se si considera inoltre che in tutti i casi citati tranne, per ora, quello di Abderrahim Fakir ogni volta si sono riscontrati tentativi di insabbiare la verità e solo lunghissime vicende giudiziarie hanno e stanno, forse, portando ad un briciolo di giustizia ai parenti di vittime che comunque restano morte, uccise per mano di chi in linea teorica dovrebbe proteggerle e proteggerci. Parafrasando una frase del personaggio di Hubert nel film “L’odio”, brutale nella sua semplicità, .

    Concludo ricordando che il Pilastro, i suoi abitanti e anche solo i suoi frequentatori avrebbero bisogno di una presenza delle istituzioni che non sia sporadica e relegata alla commemorazione del 4 gennaio al parco Mitilini, Moneta e Stefanini. Dopo eventi come quelli del 19 luglio le istituzioni dovrebbero assicurare la loro presenza in questo rione, smettendola con la militarizzazione dell’area legata alla costruzione del MuBa, andando oltre le divisioni e mostrando vicinanza ad una comunità arrabbiata e in lutto.

    Perché sicurezza non si deve tradurre con la formula più polizia in strada. Sicurezza significa più servizi, più lavoro, più possibilità e soprattutto significa non marginalizzare. Alla commemorazione per Abderrhaim Fakir dell’altro ieri, in una Piazza Maggiore che sembrava ben più lontana di soli 6 chilometri e mezzo da via Italo Svevo, ho visto una signora attaccare un cartello. Vi era scritto: “Se Bologna non va al Pilastro (Vergogna!!!)… Il cuore del Pilastro va nel cuore di Bologna”. Un’immagine triste e bella allo stesso tempo.

    Verità, Giustizia e Umanità per Abderrhaim Fakir, per i suoi cari e per tutti noi.

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