Claudio Visani e il male in tre racconti

Edito da Carta Bianca, l’ultimo libro dell’ex giornalista de “l’Unità” è l’analisi di tre mali estremi, tre storie di imbarbarimento umano, declinazioni di un unico verbo: sopraffare, dominare, annullare la personalità altra

di Andrea Guermandi, giornalista


Così presenta il proprio lavoro l’amico ed ex collega Claudio Visani: «Sarà perché “La bestia umana” di Émile Zola e “La banalità del male” di Hannah Arendt sono due dei libri che più mi sono rimasti impressi dalla gioventù. O forse sarà perché il male, quella bestia oscura che è in noi, l’ho incontrato spesso, prima nel mio lavoro di cronista, poi nelle ricerche e nei romanzi che ho pubblicato in particolare sul periodo della guerra e della Resistenza. Fatto sta che il tema mi ha sempre preso, e oggi che il mondo sta ricadendo negli orrori del passato ancora di più».

«Mi capita spesso – continua l’autore – quando leggo o scrivo delle bestialità che l’uomo è capace di compiere, in primis le guerre che sono il padre e la madre del male, di chiedermi se oltre agli interessi economici, politici e di potere che le muovono esista anche quella che Zola chiamava una fêlure, una crepa o tara ereditaria, una vulnerabilità psicologica e fisiologica, congenita o connaturata nell’essere umano, che spinge i personaggi a fare determinate azioni. Mi capita altresì di interrogarmi sulla vera natura dei malvagi, di chiedermi se le atrocità siano compiute da “mostri” o, come suggerisce Arendt, da individui terribilmente normali ma incapaci di dialogare con la propria coscienza e di riflettere sulla moralità e le conseguenze del proprio agire; se quel male non sia il frutto di una perfidia demoniaca ma di qualcos’altro: l’educazione ricevuta, un vissuto difficile, la mancanza di consapevolezza, l’incapacità di governare istinti o emozioni, l’obbedienza cieca a un ordine interiore o esterno, come nel caso di Adolf Eichmann che la filosofa e scrittrice tedesca prende in esame e da cui deriva il concetto della banalità del male».

È tanta roba quella che ci offre Visani. Un lavoro utile, da leggere e metabolizzare per sentirsi ed essere migliori. Claudio parla e scrive del male. Lo ha fatto più volte, anche sul giornale in cui abbiamo lavorato insieme, “l’Unità”, quella vera, e lo ha fatto con i suoi romanzi storici. Lo ha incontrato e lo descrive, tra la banalità e la brutalità di chi lo compie. Questo volume (non sono tre racconti bensì tre capitoli di un volume che occorre leggere – soprattutto noi di genere maschile – e vivere per non essere così bestialmente strutturati come i protagonisti) dovrebbe essere diffuso nelle famiglie e nelle scuole per stabilire l’unico principio che non si può disattendere: il bene. Individuale e comune, personale e collettivo, umano e politico. 

“Il gerarca di Dio”, “Il buio oltre lo stupro” e “L’amante condivisa” sono i tre racconti: uno è la storia vera del periodo di guerra, un ritratto di un brutale criminale gerarca fascista. Il secondo, ispirato a una delle tante storie di violenza domestica e di patriarcato ancora esistente. Infine, il terzo, sempre ispirato dalla cronaca, di un casuale ma brutale assassinio. 

Tre mali estremi, tre storie di imbarbarimento umano, tre declinazioni di un unico verbo: sopraffare, dominare, annullare la personalità altra.

«“Il gerarca di Dio” l’avevo in mente – dice Visani  – da quando, nel 2019, pubblicai “La ragazza ribelle” ma ho finito di scriverlo poco tempo fa. Tratteggia uno dei personaggi più inquietanti del Fascismo romagnolo, Raffaele Raffaeli, giovane e feroce capo della Brigata nera faentina, responsabile di innumerevoli e orrendi crimini, scampato alla giustizia per via delle sue buone relazioni con il potere e il Vaticano. Poi nella sua seconda vita come nell’allegoria della dualità umana de “Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde”, apparentemente professore modello in un liceo privato della Chiesa. Il concetto di bestia umana trova qui la sua massima espressione».

Le altre due storie invece «sono due racconti che esplorano la gelosia, la violenza di genere, il rancore, la vendetta, la meschinità che si nasconde anche nei rapporti interpersonali più stretti, in una società che sta diventando sempre meno civile, più incattivita, malata. Una società dove, sempre più spesso, le relazioni sono regolate dal potere, l’amore finisce per degenerare nel possesso e il sesso nell’attrazione bestiale, fino a sfociare, nei casi estremi, nell’odio e nella follia omicida».

La sensibilità dell’autore è quanto di più utile a una riflessione, necessaria, sul mondo che stiamo attraversando, dalle guerre nei mondi che ci annichiliscono agli odiatori seriali ed analfabeti funzionali che governano i social e le famiglie. Ciò che scrive dovrebbe servire a disinnescare progetti deleteri, suggestioni criminali e fonti di educazione completamente sbagliati e fuori giri. Chiunque conosce uno come il violento Davide che si presenta ad una donna che ha sofferto e che vuole dominare, fisicamente e cerebralmente. Chiunque ha avuto a che fare con un conoscente mentalmente instabile che commette un crimine pensando invece di aver commesso un errore. Errore fatale, definitivo.

Chiunque, vedendo e vivendo le evoluzioni della politica, conosce o ha conosciuto qualcuno simile a quel gerarca di dio, assassino plurimo, coperto dai poteri, sia istituzionali che religiosi: lo vediamo in tv ogni giorno, a Gaza e in Ucraina. Nel dominio del mondo. Ma anche nelle pieghe dei social, quando inciti alla violenza, al non rispetto, quando auguri il male. 

Il male siamo noi, viene da dire. Nel banale quotidiano dei fomentatori d’odio, nelle parole della politica, spesso. Negli atteggiamenti di chi ci dovrebbe governare con equità e senza distinguo. Nell’amichettismo. Nel negare l’evidenza. Nel dileggiare chi ha meno fortuna, chi è all’altro capo del tavolo, chi la pensa diversamente. Chi fa scelte diverse.

Il male è il contrario della ragione e dunque è molto facile che lo incontriamo sulle strade, nei luoghi di lavoro, nella politica quotidiana, sì anche in famiglia perché il germe della sopraffazione non è stato sconfitto. Quanti esempi all’interno delle dorate mura famigliari…

Questo piccolo grande libro ci aiuta a capire, ci fornisce materiale utile, è una scorta di viveri in un angolo di fame, una bibita che rinfresca, un angolo tranquillo. 

Spero, da amico di Claudio, che sia un primo capitolo di una storia letteraria umana che ha già intrapreso e che svilupperà ulteriormente. Convinto di questo posso dire solamente: bravo. E grazie.


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