Bologna laboratorio del cambiamento climatico

L’indagine di Unibo sulla distribuzione del calore in città e il suo mutamento nei decenni futuri

di Edoardo Cassanelli, giornalista


Bologna è classificabile come “hot spot”, cioè un punto caldo, del cambiamento climatico. È quanto emerge da una ricerca dell’Alma Mater sulla distribuzione del calore, e il suo mutamento nei prossimi decenni, nella città, usata al pari di una “cavia”. Si tratta di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Urban Climate”, basato su dei modelli di simulazione meteorologica tridimensionale molto accurati e coordinato dalla docente Silvana Di Sabatino, del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Unibo. La professoressa, sull’argomento, ha definito Bologna «un laboratorio ideale per comprendere le dinamiche del clima urbano e sviluppare soluzioni che rendano le città più resilienti alle future ondate di calore».

Il capoluogo emiliano-romagnolo infatti rappresenta un unicum sul tema. Situata tra la fine della Pianura Padana e l’inizio dell’Appennino, e caratterizzata da un paesaggio collinare e da un centro storico medievale molto ampio, Bologna è la settima città più popolosa della Penisola italiana, con circa 400mila abitanti. Nella classifica climatica di Köppen-Geiger – riporta lo studio dell’Unibo – si legge che ha un clima subtropicale umido, con estati calde e temperature che spesso vanno oltre i 38 gradi, un raffreddamento notturno difficoltoso, numerose variazioni termiche e una scarsa ventilazione. Qui il riscaldamento non è per nulla uniforme, ma è diverso da quartiere a quartiere, una condizione dovuta soprattutto al tipo di densità edilizia e alla quantità di aree verdi presenti.

Fenomeno principale del capoluogo sono le cosiddette “isole di calore urbane”, delle sorta di microclimi, misurati nelle metropoli, che hanno temperature decisamente più elevate rispetto ai territori rurali. Nei momenti di caldo estremo si intensificano, soprattutto di notte, concentrandosi poi nelle fasce più basse dell’atmosfera terrestre, ovvero quelle in cui le persone portano avanti la loro vita quotidiana. Le aree più edificate assorbono maggiormente il calore e durante il buio delle ore notturne fanno più fatica a rilasciarlo e così a raffreddarsi. Fuori dalla città invece, dati i colli e una maggiore presenza di alberi, il raffreddamento dell’ambiente è più veloce, portando a una differenza con le aree urbane di circa 3-5 gradi.

Tra le soluzioni che la ricerca propone ci sono, per quanto riguarda la notte, creare più aree verdi, sfruttare materiali riflettenti e attuare corridoi di ventilazione, mentre per il giorno occorrerebbero, in particolare, interventi di ombreggiatura e raffrescamento evaporativo.

Il trattenimento del calore e il conseguente raffreddamento notturno complicato, fanno immaginare per il prossimo e il remoto futuro il rischio di una stabilità atmosferica compromessa. Secondo i calcoli, si prevede una persistenza di temperature urbane elevate fino a 4-5 giorni dopo la fine di una ondata di caldo, a fronte dell’attuale stima di 1-2 giorni di tempo massimo. Bologna, così facendo, si dimostra un esempio lampante dei pericoli del cambiamento climatico; una città dunque sempre più soggetta a episodi di caldo estremo, di stagnazione atmosferica e di debole ventilazione.

L’articolo è stato realizzato per InCronaca, giornale del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna (Photo credits: Ansa.it).


7 pensieri riguardo “Bologna laboratorio del cambiamento climatico”

  1. Se Bologna vuole diventare veramente il laboratorio del cambiamento climatico sarà meglio che gli amministratori falsi green attuali cambino velocemente rotta finora non hanno fatto altro che disboscare e cementificare a tutto spiano. I venditori di aria fritta ci hanno già preso per il culo abbastanza.

  2. Più che un “hot spot” sembra uno Spot per la Giunta PD-Coalizione Civica.
    Bologna sulla carta è sempre bravissima, molto meno nelle scelte reali della Giunta che malcela un fastidio perenne per i comitati ambientali che mettono in evidenza scelte abberranti con continui tagli di alberi, progetti insensati come MuBa, il Passante etc.
    Non era necessaria “una ricerca per creare più aree verdi” basta un filo di buon senso e aprire gli occhi sul cambiamento climatico.

    1. Bravo Lalo a parole sono sempre i primi della classe ti mettono una mano sulla spalla e ti dicono fidati di noi che facciamo i tuoi interessi ma in pratica fanno una marea di porcherie e si lavano la coscienza con qualche km di pista ciclabile in più qualche alberello in vaso e con l’ antifascismo altrimenti vince la destra. Ah dimenticavo la destra governa già in Italia.

  3. A Bologna si fa molto più che altrove sul tema dell’adattamento futuribile ma, andrebbe raccontato, andrebbe spiegato, ci vorrebbero conferenze e pannelli coi rendering sui cantieri. Sennò l’opinione della parrucchiera è paragonata a quella degli esperti del clima. I social non sono democratici…

  4. Eccolo Roberto Tomesani il sapientino sponsor di Lepore che sa tutto lui e gli altri sono tutti stupidi!! Gli esperti del clima dicono che bisogna disboscare a tutto spiano e cementificare ovunque come sta succedendo a Bologna??? Ma mi faccia il piacere va là

  5. Si, Roberto, ci mancano proprio i pannelli e i rendering a Bologna! La fuffa digitale non manca davvero, la realtà invece è quella di una città resa invivibile, impercorribile per biciclette e pedoni, dove squadre di poveretti lavorano con ogni temperatura in condizioni terribili. Sono d’accordo che mancano cartelli. Anche solo quelli di direzione per dove si può transitare senza rischiar la vita…vogliamo parlare di via Matteotti?

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