Sprechiamo 25 miliardi di litri di acqua all’anno, 27 piscine olimpiche al giorno

A dispetto della crisi climatica la rottura di vecchi tubi fa perdere il 29% di ciò che entra nella rete idrica della provincia. Gli investimenti fatti negli anni da Hera hanno quasi dimezzato le perdite dal 2000 nella città che, con il 26%, è sul podio delle città virtuose dopo Milano, che spreca il 10,9%, e Torino, 21,5%

di Paolo Tomasi, giornalista


In un anno in provincia di Bologna vengono sprecati 25 milioni di metri cubi d’acqua potabile. Cambiando il denominatore, secondo quanto emerge dagli ultimi dati disponibili – riferiti al 2024 – riguardo lo stato di salute della rete idrica bolognese, dalle falle nelle condotte fuoriescono 67.000 metri cubi di  acqua ogni giorno, il contenuto di 27 piscine olimpiche. Nonostante gli ordini di grandezza, se si guarda alle percentuali, le perdite della rete che rifornisce le case della città felsinea contano circa per il 26% del totale dell’acqua presente nelle condutture, dato che posiziona Bologna al terzo posto fra i capoluoghi di regione più virtuosi in Italia (dopo Milano al 10,9% e Torino al 21,5%), ampiamente sotto la media nazionale al 37,8% per quanto riguarda le città capoluogo.

Anche l’evoluzione nel tempo dei dati riferiti alla rete che fa capo a Hera – solo Crevalcore e Sant’Agata Bolognese in provincia di Bologna hanno un altro gestore – indica un miglioramento dello stato degli impianti. La quota di acqua che si perde nel tragitto dalla sorgente al rubinetto di casa si è ridotta progressivamente passando dagli 8,8 metri cubi giornalieri al chilometro del 2016, agli attuali 7,1. Per dare un termine di paragone, la media italiana, certificata da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, è di 18 metri cubi al giorno per chilometro di conduttura, con perdite che complessivamente valgono per più del 41% dell’acqua potabile immessa in tutta la rete.

Il risultato attuale è il punto di arrivo di un percorso di gestione e ottimizzazione delle risorse partito dal 2000, quando le attività di fornitura di undici aziende municipalizzate emiliano-romagnole vennero unificate con la creazione di Hera. A inizio secolo le perdite venivano quantificate fra il 35 e il 40% dell’acqua in circolo nella rete, con la percentuale di acqua dispersa durante il trasporto scesa intorno al 30% fra il 2005 e il 2015 soprattutto per effetto della distrettualizzazione degli acquedotti bolognesi. Gli oltre 9.200 chilometri di tubature che convogliano l’acqua delle fonti appenniniche e dalle falde di pianura verso Bologna e il resto della provincia sono stati segmentati in sezioni indipendenti, monitorate in modo puntuale attraverso misuratori di portata e pressione, permettendo così di individuare gli sprechi in maniera sempre più puntuale.

Come riportato nella relazione finanziaria di Hera del 2025, lo stato della rete del bolognese è migliore di quello delle altre province che fanno capo al gruppo. In media le tubature gestite dalla multiutility emiliano-romagnola hanno un volume di perdite pari al 29% – comunque nettamente inferiore alla media nazionale del 41% – le peggiori in questo senso sono le infrastrutture del modenese al 39% e quelle della provincia di Ferrara al 33%. La gestione virtuosa di Hera si traduce anche in un minor volume di acqua prelevata dalle sorgenti: meno 2 per cento nel 2025 rispetto al 2024.

L’articolo è stato realizzato per InCronaca, giornale del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna.


RispondiAnnulla risposta