Appurata l’impossibilità per i contemporanei di trascorrere vacanze serene e lontane dalle polemicuzze locali, non si può che prender atto di vivere in una città volontariamente avulsa dalla realtà del mondo che la circonda, in cui l’ovvio e il ridicolo diventano serio motivo di discussione
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
Come i più vecchi e più fortunati ricorderanno, c’è stato un tempo in cui andare in vacanza ad agosto significava estraniarsi davvero: niente messaggi, niente social, e notizie filtrate da telegiornali e quotidiani acquistati pigramente lungo la strada verso la spiaggia, come arma di distrazione contro la noia garantita dell’ombrellone.
Non erano certamente tempi migliori – per chi ha un po’ di coscienza, non lo sono mai – ma avevano l’indiscutibile pregio di concedere a chiunque, con il minimo sforzo, la possibilità di vivere per qualche giorno come un qualunquista qualsiasi: in maniera del tutto inconsapevole.
Oggi che l’inconsapevolezza è la norma e i giornali chi minchia li legge più, per paradosso ci ritroviamo tutti nella condizione opposta. Notifiche su notifiche per segnalarci che Tizio ha detto, Caio ha fatto e Sempronio è ancora titubante, buttasse il fante. Silenziare o spegnere o’ telefen, poi, non serve a nulla. A sera, una volta riacceso, si può star certi che qualche altro disgraziato attanagliato dal tedio estivo ci avrà mandato un messaggio, un link o un reel per ricordarci la polemicuzza del momento.
Se la prigione da cui si sta tentando di evadere poi è Bologna, la tortura si fa ancora più cinese di quanto già non sia. Perché se è notorio che dal 3 al 31 agosto in città non succede mai nulla, lo è altrettanto che in quello stesso periodo, in nome dell’horror vacui, si ripresenteranno puntuali come le tasse un paio di “notizie” che nel resto dell’anno non si filerebbe proprio nessuno.
La prima è che fa caldo. Caldissimo. I meno avveduti lo chiamano “caso”, tutti gli altri cambiamento climatico. Molti lo soffrono, molti purtroppo ne muoiono. Ma come tutti i fatti epocali non è una novità – c’è chi denuncia da decenni -, e soprattutto non si può cancellare dall’oggi al domani. Desigillare aiuta, rinverdire dà qualche sollievo. Ma bisognava pensarci prima e agire con decisione. Mo’ ce lo possiamo soltanto accollare.
La seconda è che anche gli alberi cadono. Che se lo si chiede a un boscaiolo del Trentino non lo si sentirà certo rispondere con tono sorpreso e tipicamente nordico: «No! E com’è stu fatt?». Succede. Ma se capita nel bosco, amen. Se accade in Bolognina, invece, che non si sia fatto male nessuno è soltanto la più classica delle botte di culo. Se però proprio si vuol far della polemica, davanti a un’amministrazione che giustamente non vuole assumersi certi rischi, ben più utile sarebbe chieder conto di come si tutelano le nuove piantumazioni dal caldo di cui sopra. Onde evitare che anche queste rinsecchiscano immantinente, come i migliori peperoncini in circolazione.
Restando in tema di cibi&sapori, risulterebbe che Fico, Grand Tour Italia o come si chiama, era e sia un’idea fallimentare… Ma va?
È ritornata la Festa dell’Unità. Come da oltre cinquant’anni a questa parte. Pioggia di sfottò sui social, immancabili interviste ai volontari, dirigenti che si esercitano in retorica di circostanza. Evitare tutto questo teatrino è assai semplice: basta scorrere alla pagina successiva o trascinare il pollice verso l’alto sullo schermo, senza pensarci troppo. Nel secondo caso, tra l’altro, non c’è nemmeno bisogno di leccarsi le falangette. Ché con quest’afa, l’acqua è un bene ancora più prezioso.
Nel frattempo, invece di farle e cavarsi il dente una volta per sempre, il “Campo largo” continua a fustigarsi sulle Primarie. L’ex ministro Speranza, per evitarle, suggerisce l’indicazione di un candidato simbolico. Bonelli di Avs gli va dietro, paventando seriamente l’ipotesi che questo possa essere «il presidente del comitato di Piazza Fontana o della strage della stazione di Bologna» (qui). Lambertini e Bolognesi, presidente e onorario dell’associazione tra i familiari, con magnanimità abbozzano. Arturo Parisi, che delle Primarie fu tra i padri, giustamente si arrabbia utilizzando toni ben più urbani di quelli che meriterebbero certe elucubrazioni.
Infine, tra i tanti possibili rilievi di incostituzionalità al Melonellum, c’è pure la soglia del 42% di coalizione per il raggiungimento del premio di maggioranza. Stando ai sondaggi, tuttavia, tra FdI, Lega e Vannacci l’estrema destra in Italia ha raggiunto all’incirca il 40%, che diventa praticamente il 50 aggiungendo Forza Italia e altre frattaglie tipo Noi Moderati.
Per stare più sereni e non porsi inutilmente limiti, oggi come oggi, vien da dire che al governo forse converrebbe stralciarla del tutto, sta maledetta soglia.
Ah, com’è bello tornare a casa.
