Vannacci alla bolognese

L’ex generale è atteso nel capoluogo tra qualche settimana. Il suo appeal nella «città più progressista d’Italia» (Lepore dixit) è tutto da misurare. Intanto Futuro nazionale conta circoli e iscritti in Emilia-Romagna. Sinistra e destra fanno i conti con i sondaggi. Ma per fermare l’onda vannacciana non basta dire che è fascista (anche se lo è)

di Achille Scalabrin, giornalista


E se Vannacci fosse una creatura dei mass media? L’ipotesi è in un libriccino molto acuto e istruttivo del giornalista Francesco Jori: “Sotto la notizia niente – Dall’informazione alla deformazione: il caso Vannacci”. Sostiene l’autore che l’allora semisconosciuto generale, dopo aver scritto e autopubblicato “Il mondo al contrario”, è finito sotto i riflettori di giornali e tv sempre a caccia di personaggi singolari da propinare all’opinione pubblica considerata «un bacino indistinto di teste all’ammasso, da pasturare con non-notizie e figure di cartapesta». Le idee da bar dell’ex comandante della Folgore, quelle idee espresse in un italiano traballante, con cui fa strame dei principi costituzionali e l’occhiolino alle nostalgie fasciste, si sono così guadagnate l’attenzione nel paese di Acchiappacitrulli, scrive Jori. Il resto l’hanno fatto i social media e quel gran genio di Salvini, che adesso nei sondaggi guarda il suo ex vicesegretario dal basso verso l’alto. In attesa del colpo mortale.

Non si può tuttavia negare – ferme le responsabilità di cui sopra – che le pulsioni xenofobe, razziste, antidemocratiche e antieuropeiste che Vannacci accarezza ora che è uscito dalla lampada magica erano già presenti nella società italiana. Come dimostra il fatto che Futuro Nazionale in breve tempo ha superato nei sondaggi sia la Lega che Forza Italia. L’ex generale ha semplicemente dato la stura. E non si sa al momento dove si fermerà l’onda che crisi economica, guerre, inconsistenza della classe dirigente alza ogni giorno di più. C’è da essere preoccupati, come sempre succede quando la voglia di un uomo/donna forte attanaglia il tanto declamato popolo. È il caso di fare nostro il monito rivolto da Mario Monti allo stesso leader di Fn: «Combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo».

La domanda che si impone è: quanti seguiranno il pifferaio magico? E ancora: come dimostrare agli elettori che il futuro dell’Italia è messo in pericolo da Futuro Nazionale? Le sue sono idee agli antipodi della Costituzione e della Chiesa, ma per fermarle non basterà liquidarle come fasciste (anche se lo sono).

Tra settembre e ottobre Vannacci darà appuntamento a Bologna. Sarà interessante vedere quanta platea riuscirà a riempire nella «città più progressista d’Italia» (Lepore dixit), quale sarà il suo appeal. Viene in mente il 1994, quando la Lega Nord sfidò il Pds tenendo alla Fiera il suo congresso nazionale. Bossi promise che nel giro di poco tempo si sarebbe preso Palazzo d’Accursio. Cosa che non è successa, ma da allora lo smottamento della sinistra in città come in regione è indubbio. Il susseguirsi di errori targati Pds-Ds-Pd ha reso vana qualsiasi protezione civile. Mettendo insieme operai con tessera Cgil, partite Iva e borghesia compiacente, la destra si è infiltrata progressivamente nel territorio rosso. E adesso Vannacci, l’ex Carneade, minaccia di prendersi sia territori di destra sia di sinistra in Emilia-Romagna.

Guardando la mappa dei circoli vannacciani si vedono bandierine a Bologna e Casalecchio, a Molinella e Budrio, a Crevalcore e Castel San Pietro, ma anche a Imola e in Romagna. A Bologna i vannacciani presenteranno anche un loro candidato sindaco, sperando in un ballottaggio in cui essere decisivi. Gli iscritti? Seicento nella città metropolitana, quasi trecento nel capoluogo: ma la fonte è Fn, dove c’è una certa propensione a falsare la realtà con l’AI. Un dato certo non c’è, così come per i finanziamenti.

Da qualche giorno ci sono però i banchetti per la propaganda, in città come in provincia, dove ex meloniani, ex leghisti, ex Casa Pound si dedicano al proselitismo. Ci sono ovviamente anche le riunioni di partito, alle quali partecipa il coordinatore regionale Davide Bergamini, eletto alla Camera con la Lega di Salvini e poi transitato in Fn. È lo stesso che nel gennaio scorso aveva detto a “la Repubblica”: «Passo a Forza Italia per non farmi trascinare a destra da Vannacci». Il suo nuovo partito se la intende con la fascistissima AfD tedesca, ma non manca qualche sembianza con la Lega dei primordi, soprattutto in tema di immigrazione tradotta adesso in remigration.

Va tuttavia ricordato che l’ideologo di Bossi era Gianfranco Miglio, docente universitario, politologo e federalista di chiara fama, mentre Vannacci si affida a Lorenzo Gasperini, un ragazzotto di 34 anni, insegnante di filosofia in un liceo di provincia, ex consigliere leghista a Cecina, no vax e cattolico tradizionalista. Il che forse spiega perché Jori paragona Vannacci a donna Prassede la quale, scrisse il Manzoni, «di idee ne aveva poche, ma a quelle poche era molto affezionata; tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte, e non erano quelle che le fossero meno care».


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