Venerdì mattina, alle 11, nella sala del Consiglio comunale si svolgerà la cerimonia di conferimento dell’onorificenza al patriarca latino di Gerusalemme. Un riconoscimento a chi incarna l’anima più autentica di una comunità che da secoli crede nella pace e rifiuta ogni barriera
di Cristina Ceretti, consigliera comunale del Pd
La cittadinanza onoraria al Cardinale Pierbattista Pizzaballa sarà consegnata domani mattina alle 11 nella sala del Consiglio comunale di Bologna: per il suo instancabile impegno umanitario a favore della popolazione di Gaza, per la costante difesa della dignità di ogni persona, per il coraggio con cui continua a promuovere il dialogo tra diversi e per la sua testimonianza a favore di una giustizia equa.
Di fronte al dramma che si consuma a Gaza, la sua azione si fa interprete dei valori più profondi di Bologna, città accogliente che già più di ottocento anni fa apriva le braccia a Francesco d’Assisi e al suo messaggio di fraternità. Raccogliendo quella stessa eredità di dialogo e umiltà, l’impegno del Cardinale Pizzaballa incarna l’anima più autentica di una comunità che da secoli crede nella pace e rifiuta ogni barriera.
Mai ideologico né divisivo, il Cardinale non ha mai smesso di dire al mondo ciò che vedeva con i suoi occhi a Gaza, con parole dure e forti in difesa delle condizioni sanitarie e sociali dei bambini e della popolazione palestinese civile stremata, offrendo la sua disponibilità, al contempo, a essere ostaggio di Hamas per liberare tutti gli ostaggi israeliani e stranieri rapiti.
Un artigiano di pace che ci chiede oggi una cosa difficilissima ma necessaria: riconoscere il dolore dell’altro. «La paura e la radicalizzazione generano frammentazione e chiusura – scrive in una lettera il Cardinale alla sua Diocesi – ci si ritira nel proprio gruppo come in un rifugio. Si smette di frequentare chi è diverso, chi la pensa diversamente, chi appartiene a un’altra comunità, a un’altra fede, a un’altra fazione politica. Si formano bolle parallele che non comunicano tra loro. Questa polarizzazione è deleteria perché investe il modo stesso in cui ciascun gruppo costruisce i fondamenti della propria appartenenza a livello nazionale, sociale e personale. Ci si definisce sempre più per opposizione: siamo ciò che l’altro non è. In questo gioco di specchi, l’identità diventa rigida, difensiva, escludente. Come se non esistesse più un “noi” che include tutti, ma solo tanti piccoli “noi” che si contrappongono. Quando il “noi” si riduce a identità contrapposte, diventa facile semplificare l’altro e leggerlo come un blocco uniforme. In ogni società, invece, esistono voci e posizioni diverse, e resistere alla tentazione di considerare interi popoli come realtà monolitiche è un primo passo necessario per ricostruire la relazione».
Nota a margine: Ringrazio le colleghe Samuela Quercioli (della lista civica di minoranza Bologna ci piace) e Rita Monticelli (delegata del Sindaco al Dialogo interreligioso e interculturale) per aver contribuito in modo autentico e profondo all’iter istruttorio per la Cittadinanza onoraria. Il lavoro condiviso e il confronto franco e schietto delle nostre diverse posizioni hanno permesso al Consiglio comunale e a tutti i gruppi consiliari di maggioranza e minoranza, di approvare all’unanimità questo riconoscimento.

Non sono religioso ma grande rispetto per quest’uomo ora attendiamo i commenti dei coglioni destroidi che gli daranno del comunista.
Forgiatori di Masse unitevi….affilate le lingue, parlantina sciolta, sarcasmo ed amara ironia…
La Politica e’ il centro di questo strano e pazzo mondo, chi si pone fuori dalle logiche ormai cosi’ polarizzate, non dice la Verita’!!!!!, si chiede sempre piu’ una presa di posizione forte come senso di appartenenza, la neutralita’ e’ bandita!!!!!, ed il silenzio e’ preso come complicita’…..in una Democrazia e’ necessario il riconoscimento Politico oltre che umano dell’ Avversario come contrappeso.
Ottima cosa dopo altri tentativi non ben riusciti
Tutti in piedi, e in silenzio, quando una persona, col suo agire, ci rappresenta nei nostri pensieri più nobili e generosi.