Bologna, una città che vive di libri

A Bologna e nella sua provincia, oggi Città Metropolitana, si contano oltre 110 librerie attive. Un numero che racconta molto del rapporto particolare che questa città ha sempre avuto con i libri, la cultura e la lettura

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


Bologna è, per sua stessa natura, una “città dotta”: sede di una delle università più antiche del mondo, attraversata quotidianamente da migliaia di studenti e caratterizzata da un tessuto culturale particolarmente ricco. Le librerie, in questo contesto, non sono semplicemente esercizi commerciali, ma fanno parte del paesaggio umano e culturale della città.

La mappa commerciale del territorio bolognese restituisce tuttavia un quadro articolato, nel quale convivono grandi catene, librerie di dimensioni più importanti e numerose realtà indipendenti, profondamente radicate nei quartieri, nel centro storico e nella zona universitaria.

Le grandi catene

A Bologna le catene librarie hanno una presenza significativa e strutturata. Una realtà particolarmente legata al territorio è rappresentata dalle Librerie.coop, che gestiscono alcune sedi storiche del centro, come la monumentale Ambasciatori di via degli Orefici e la Zanichelli di piazza Galvani, oltre a punti vendita nei centri commerciali della periferia, come Lame, Borgo e Nova.

Accanto a Librerie.coop sono presenti i grandi operatori nazionali, come laFeltrinelli, con sedi in piazza Ravegnana, sotto le Due Torri, e in via Zamboni, il network Il Libraccio, particolarmente conosciuto anche per l’offerta di libri scolastici e usati, e i punti vendita Giunti al Punto, tra cui quello all’interno della Stazione Centrale.

Il cuore indipendente della città

La parte numericamente più consistente del tessuto librario bolognese è però costituita dalle librerie indipendenti e specializzate, che rappresentano una quota significativa del totale e che, secondo le stime considerate, si colloca intorno al 55-60%.

Sono realtà concentrate soprattutto nel Comune di Bologna, ma presenti anche nei principali centri della provincia, da Casalecchio a Imola, da San Lazzaro a Granarolo fino a San Giovanni in Persiceto.

Questa rete comprende librerie molto diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di costruire un’identità propria e un rapporto diretto con i lettori. Ci sono realtà riconosciute anche a livello nazionale, come la Libreria Giannino Stoppani, specializzata in editoria per ragazzi, e la storica Libreria Nanni, sotto i portici di via de’ Musei, attiva dal 1825 e considerata la più antica libreria di Bologna.

Accanto a queste troviamo spazi fortemente caratterizzati dal punto di vista culturale e tematico, come Modo Infoshop, La Confraternita dell’Uva, Igor Libreria, Libreria Trame e Libreria delle donne.

È proprio questa varietà a rendere il panorama bolognese particolarmente interessante: non esiste un solo modo di essere libreria. Ogni spazio può diventare il punto di riferimento di una comunità, di un quartiere, di una generazione o di un particolare interesse culturale.

Il rapporto tra cittadini e librerie

Il rapporto tra la popolazione e i punti vendita di libri nell’area bolognese evidenzia una particolare vivacità del territorio. Nell’area Metropolitana di Bologna il rapporto è stimato in circa 11 librerie ogni 100.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di circa 7,5.

Anche la propensione alla lettura risulta superiore alla media italiana: circa il 46% della popolazione bolognese legge, contro una percentuale nazionale che si aggira intorno al 40%.

Al di là dei numeri, però, ciò che colpisce è la vicinanza fisica e simbolica tra librerie e cittadini.

Nel centro storico di Bologna e nei quartieri immediatamente circostanti la presenza delle librerie è particolarmente alta. Per migliaia di residenti, studenti e lavoratori, una libreria può essere raggiunta semplicemente camminando sotto i portici. Il libro, quindi, rimane parte della vita quotidiana della città.

Il quadro cambia progressivamente allontanandosi dal capoluogo. Nella provincia più distante e, soprattutto, nell’Appennino bolognese, la presenza delle librerie diminuisce sensibilmente, fino ad arrivare a Comuni che non dispongono di una libreria vera e propria e che affidano la diffusione dei libri a edicole multifunzionali, biblioteche comunali o iniziative locali di presidio culturale.

Questa differenza racconta un aspetto importante: la presenza di una libreria non è soltanto una questione commerciale, ma anche una questione di accesso alla cultura.

La libreria indipendente come presidio culturale

Le librerie indipendenti hanno un ruolo particolare perché possono costruire la propria identità a partire dalle esigenze della comunità nella quale operano. Non devono necessariamente rispondere a una strategia commerciale centralizzata e possono quindi scegliere con maggiore libertà quali libri mettere in evidenza, quali editori sostenere e quali autori accompagnare nel loro percorso.

Uno dei loro contributi più importanti è la tutela della cosiddetta bibliodiversità. In un mercato nel quale bestseller, grandi campagne promozionali e titoli dei principali gruppi editoriali hanno una visibilità naturalmente maggiore, la libreria indipendente può dare spazio anche a piccole case editrici, esordienti, autori locali e pubblicazioni di nicchia. È una forma di pluralismo culturale che difficilmente può essere misurata soltanto attraverso il numero di copie vendute.

Ma una libreria indipendente non vive soltanto tra gli scaffali. Molte di queste realtà diventano veri e propri “luoghi culturali”, capaci di ospitare presentazioni, incontri con gli autori, gruppi di lettura, laboratori per bambini, discussioni e momenti di confronto. La libreria diventa così uno spazio nel quale si può entrare anche senza avere necessariamente l’intenzione di acquistare un libro. Un luogo dove incontrare persone, ascoltare, discutere, scoprire qualcosa di nuovo.

In questo senso, la libreria può svolgere anche una funzione sociale: creare occasioni di incontro e contribuire a mantenere viva la dimensione comunitaria dei quartieri.

Il valore del libraio

C’è poi un elemento difficilmente sostituibile dalla grande distribuzione o dall’e-commerce: la relazione umana.

Il libraio indipendente conosce spesso personalmente i propri clienti, ne comprende i gusti, ricorda ciò che hanno letto e può suggerire un titolo sulla base di una conversazione, non semplicemente di un algoritmo. Il consiglio di lettura diventa così qualcosa di più di una transazione commerciale: è un rapporto di fiducia costruito nel tempo. È proprio questa dimensione personale che può trasformare l’acquisto di un libro in un’esperienza.

Una libreria tiene vivo un quartiere

Il valore di una libreria indipendente non si esaurisce quindi nella vendita di libri. La sua presenza contribuisce anche alla vitalità commerciale e sociale del territorio, soprattutto nei centri storici e nei quartieri.

Una libreria aperta, frequentata e riconoscibile contribuisce a mantenere vivo lo spazio urbano, creando movimento e relazioni e contrastando, almeno in parte, i processi di desertificazione commerciale. In questo senso, sostenere una libreria indipendente significa anche sostenere una forma di economia locale.

Una parte della ricchezza generata dall’attività rimane infatti all’interno della comunità: viene utilizzata per il lavoro dei dipendenti e dei collaboratori, per i servizi locali, per le attività culturali e per la vita stessa del quartiere. La libreria diventa quindi un piccolo nodo di un sistema economico e sociale più ampio.

Le difficoltà di un mercato che cambia

Naturalmente, il mondo delle librerie deve confrontarsi con un mercato profondamente cambiato. Negli ultimi anni la velocità, la disponibilità immediata e la logistica centralizzata hanno modificato le abitudini di acquisto. Piattaforme di e-commerce come Amazon e le grandi catene possono offrire un catalogo praticamente illimitato e consegne molto rapide.

Una piccola libreria, per quanto competente e appassionata, deve invece fare i conti con uno spazio fisico limitato e con la necessità di selezionare attentamente ciò che espone. Se il libro cercato dal cliente non è presente, l’attesa necessaria per ordinarlo può diventare un ostacolo e, in alcuni casi, determinare la perdita della vendita.

A questo si aggiunge la crescita degli e-book e, soprattutto, degli audiolibri, sostenuti dalla diffusione di servizi in abbonamento come Audible e Storytel. Questi nuovi formati hanno modificato il modo in cui molte persone fruiscono della narrativa, della saggistica e dei contenuti di intrattenimento.

Anche la struttura della filiera editoriale rappresenta una sfida. In Italia alcuni grandi gruppi editoriali hanno una presenza significativa non solo nella produzione dei libri, ma anche nella distribuzione e nella vendita al dettaglio. Le librerie indipendenti si trovano quindi a competere in un mercato nel quale le grandi novità editoriali possono beneficiare di una capacità distributiva e promozionale molto ampia.

Per le librerie indipendenti diventa allora ancora più importante differenziarsi attraverso la competenza, la cura, la relazione con il lettore e la capacità di costruire una proposta riconoscibile.

Nonostante queste difficoltà, il rapporto tra lettori e librerie indipendenti rimane forte. Secondo un’indagine territoriale di Nomisma, in Emilia-Romagna il 76% dei lettori abituali frequenta le librerie indipendenti, riconoscendone in particolare la competenza del personale e la varietà dell’offerta. La stessa ricerca evidenzia per molti lettori il ruolo della libreria come vero e proprio presidio culturale della città.

Quest’ultimo dato aiuta a comprendere qualcosa che i soli numeri del mercato non riescono a raccontare: una libreria non è soltanto il luogo nel quale si compra un libro. È il luogo nel quale, a volte, si scopre un libro che non si stava cercando.

È uno spazio nel quale qualcuno può suggerire una storia, un autore, un’idea. È un luogo nel quale incontrare altre persone, partecipare a un evento, portare un bambino a un laboratorio o semplicemente fermarsi a guardare gli scaffali. Ed è forse proprio questa la forza delle librerie indipendenti: non vendono soltanto libri, ma costruiscono relazioni attorno ai libri.

Preservarle significa quindi mantenere vivi spazi di incontro, di dialogo e di scoperta. Significa difendere la pluralità delle voci, la bibliodiversità e la possibilità che anche un piccolo quartiere possa avere il proprio luogo dedicato alla cultura.

In una città come Bologna, dove il rapporto con il sapere e con i libri è parte della sua identità più profonda, le librerie indipendenti possono essere considerate non semplicemente negozi, ma presìdi culturali e sociali capaci di custodire e, allo stesso tempo, rinnovare l’identità del territorio.


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