I bambini di Ballymurphy

Occorrerebbe forse chiedersi perché, dalla Bolognina a Venezia, sempre più spesso un numero crescente di persone, soprattutto tra i più giovani, trovi efficace risolvere problemi e conflitti tanto privati quanto collettivi in maniera violenta, possibilmente a favor di telecamera. Una svolta che non è certamente appannaggio di una sola parte politica e che proprio per questo dovrebbe interrogare sul serio tutto lo spettro partitico italiano

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Tra le molte mode affermatesi in città e nel Paese negli ultimi anni, la contestazione “fisica” a esponenti e scelte politiche o amministrative, non importa di quale orientamento, è senz’altro tra quelle di maggior successo.

Ultimi a farne le spese, in ordine di tempo, simpatizzanti e iscritti di Fratelli d’Italia accorsi all’hotel Guercino di via Serra, per un’iniziativa di propaganda contestata da qualche decina di residenti e attivisti. Una contestazione tutto sommato civile e senza ripercussioni sull’incolumità dei partecipanti, ma che è comunque costata una multa a quattro attivisti di Plat per «violazione del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza». E che soprattutto è risultata evidentemente intollerabile al viceministro dei trasporti Galeazzo Bignami, che commentando l’episodio con i cronisti presenti si è spinto addirittura a parlare di Bologna come di una città «a democrazia limitata».

Qualche ora prima, in quella che in ossequio alle parole del viceministro possiamo a questo punto definire come la piccola “Pyongyang sul Reno”, era andata molto peggio ad alcuni influencer – traduzione inglese per “fancazzisti” – di destra più o meno estrema, che per qualche visualizzazione remunerata in più si erano lanciati con coraggio in una ronda antidegrado tra via Di Vincenzo e limitrofe. Impresa assolutamente indispensabile ma forse un po’ troppo ardita, dal momento che solo l’intervento della polizia ha concesso ai nostri eroi digitali di allontanarsi da quello che, in pochi attimi, si era trasformato da set di una pantomima in potenziale fossa per la lapidazione.

Prima di procedere, onde evitare di incagliarsi su questioni di forma, occorre precisare che il Manuale del Benpensante, alla voce “sassaiola”, prevede la condanna morale senza appello per gli eventuali esecutori materiali. Una regola che qui nessuno ha ovviamente intenzione di infrangere, e che del resto trova una qualche sorta di corrispondenza nel Codice penale, unico vero testo sacro di ogni democrazia laica e più o meno compiuta. Bignami permettendo, chiaramente.

Fatte queste premesse, tuttavia, decisamente più interessante pare chiedersi perché, sempre più spesso, un numero crescente di persone, soprattutto tra i più giovani, trovi più efficace risolvere problemi e conflitti tanto privati quanto collettivi in maniera violenta e possibilmente a favor di telecamera. Una svolta che non è certamente appannaggio di una sola parte politica – si guardi per esempio la vicenda analoga di Venezia, in cui estremisti di destra hanno aggredito militanti di Avs – e che esattamente per questo dovrebbe interrogare sul serio tutto lo spettro partitico italiano.

A dirla tutta, però, è forse proprio nella natura ectoplasmatica ed evanescente della politica contemporanea che si annida la risposta. Perché se in un eccesso di romanticismo sociologico si potrebbero pure accostare i giovani incazzati di oggi ai tanti esempi storici a disposizione – dagli imberbi frombolieri di Jenin della seconda Intifada ai bambini dei quartieri cattolici di Belfast negli anni ‘70 – è anche vero che nella stragrande maggioranza di quei casi il confronto politico tra élite aveva ceduto il posto al conflitto perenne quando non addirittura armato, lasciando la popolazione civile senza grandi aspettative verso le capacità delle istituzioni di risolvere alcunché.

Contesti e situazioni per fortuna ben diversi dalla nostra. Ma di cui chi di dovere farebbe sempre bene a serbare il ricordo, soprattutto quando si confronta coi pari ruolo per qualche voto in più. Perché per quanto sia evidente che la politica pasce e si compiace tra urne e percentuali, è altrettanto certo che nessuna contesa o ingiustizia sociale si è mai esaurita davvero con la semplice apposizione di una crocetta su un simbolo o, peggio, su un nome.


2 pensieri riguardo “I bambini di Ballymurphy

  1. Pratica chiusa Europa????….Scegliere il meno peggio, sembra che la moderazione tanto decantata non siano in auge, ad estremi , estremi rimedi !?!?!?
    I malesseri sono gli stessi, le soluzioni sono agli antipodi, rimembrando un passato che dava tranquillita’ , ma non felicita’ e liberta’.

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