L’agghiacciante destino di una donna assassinata in via Mirasole e consegnata all’oblio

Seguii quel delitto da cronista ma non ricordavo quasi nulla. Nemmeno dagli archivi spuntavano dettagli della vicenda, orribile anche per il senso di vuoto che suscita. Ci sono omicidi che diventano storia. Altri si consumano in una breve e non hanno seguito. È il caso di questa povera prostituta. L’assassino la strangolò e si dileguò. Pure lei sparì nel nulla, dimenticata. Con grande fatica, grazie all’IA e all’Ansa provo a ricostruire la vicenda atroce di un assassinio impunito e cancellato 

di Giampiero Moscato, direttore cB


C’è un delitto irrisolto a Bologna. Un’ingiustizia del fato che mi tormenta da molto tempo. È la storia di una donna assassinata e dimenticata da tutti. Persino dall’Intelligenza Artificiale. Una storia orribile – vita sofferta, morte violenta, oblio inaccettabile dopo l’assassinio – di una prostituta, strangolata da un “cliente”, secondo quanto ipotizzarono gli investigatori, e poi offesa dall’atroce senso di vuoto che suscita il destino che con lei fu perfido: essere pure dimenticata da tutti.

Seguii quel delitto da cronista dell’Ansa, ma avevo vaghi e confusi ricordi. Un’amnesia quasi totale di quel fatto orribile. Un vuoto che mi procurava anche un forte senso di colpa. Il mio lavoro è (sarebbe) consegnare ai posteri i fatti che hanno interesse pubblico. Pur avendo a disposizione gli attrezzi del mestiere, ci ho messo un sacco di tempo a ricostruire il puzzle dell’omicidio di una prostituta, assassinata il 2 dicembre 1999 nel suo monolocale di via Mirasole 12, dietro Porta San Mamolo. La polizia ipotizzò che a ucciderla fosse stato un “cliente”. O forse un balordo, che in realtà forse voleva solo i suoi soldi. In ogni caso un bastardo, che non è mai stato identificato.

I dettagli del crimine li affido alla fine di questo articolo. Prima propongo una riflessione sulle incongruenze dell’informazione e del dibattito pubblico e sui deficit di Internet. Certi fatti diventano casi nazionali e se ne parla tutti i giorni e per anni: Garlasco docet. Altri occupano lo spazio di una breve notizia in cronaca e poi scompaiono. Quello di cui scrivo è uno di quelli.

Nel tentativo di dare impulso alla riapertura dell’inchiesta, utilizzando le nuove tecniche di investigazione, ho provato a ricostruire la vicenda. Nel farlo ho trovato ostacoli a lungo insormontabili. Ho chiesto aiuto all’archivio digitale Ansa, l’agenzia di stampa per cui lavoravo. Ma dalle parole chiave che ero in grado di fornire, evidentemente sbagliate e imprecise, non emergeva un articolo a mia sigla su quel crimine. Nemmeno ChatGPT – che però mi ha dato utilissimi consigli per trovare qualche frammento della vicenda – è stata in grado di risalire a quel fatto di sangue e dare una fisionomia a quella donna. Quel delitto fu trattato come una breve in cronaca. Una notizia che non ebbe risalto e nemmeno un seguito. Né degli investigatori né della stampa. La digitalizzazione era solo agli inizi.

Ricordavo, male, che una “lucciola” era stata uccisa in un appartamentino nella zona Mirasoli. Al tempo era uno dei luoghi della prostituzione a Bologna. Non ricordavo nemmeno l’anno. Collocavo il fatto negli anni ’90. Forse addirittura agli inizi, per dire. Ero, inoltre, incerto se fosse avvenuto in via Mirasole o in vicolo del Falcone. Rammentavo un portoncino di legno dal quale si accedeva al monolocale al pian terreno. Tra i cronisti presenti ricordavo un paio di colleghi. Purtroppo, da lassù, non possono più darmi ragguagli.

Con le parole-chiave che ero in grado di fornire alle varie IA non emergeva nulla. Solo un frammento. ChatGPT mi ha infatti invitato a leggere un articolo apparso il 17 dicembre 1999 sul “Carlino” (qui) che colloca l’omicidio di una prostituta in via Mirasole tra tre delitti irrisolti a Bologna. Né l’investigatore citato né il giornale dicono chi fosse la vittima. Ulteriori domande all’IA non hanno portato a nulla.

Ho insistito: chi è la prostituta uccisa in via Mirasole di cui parlava l’allora capo della Squadra Mobile, Renato Sansò, definendolo uno dei tre omicidi irrisolti sui 14 compiuti in città? ChatGPT ha risposto così: «Non emerge, per ora, un secondo articolo che permetta di identificare la vittima».

Mi stavo per arrendere. MI accingevo a lanciare un SOS, a chiedere aiuto ai lettori per ricostruire la storia di questa poveretta. Poi ho consultato di nuovo l’Ansa, sulla base dell’indizio fornito dall’IA. Interrogando l’archivio elettronico con le parole “prostituta uccisa in via Mirasole 1999” è emerso finalmente un titolo: “Prostituta trovata morta a Bologna, probabilmente strangolata”.

L’errore cruciale delle precedenti interrogazioni era che chiedevo di cercare notizie siglate da me. E invece la notizia era stata scritta dalla collega che aveva fatto il giro di cronaca nera e dunque aveva parlato con la Squadra mobile. Alla sua sigla aveva aggiunto anche RED, che era il modo per dire che altri cronisti (anche io in quel caso) avevano fornito notizie per la redazione del dispaccio.

L’Ansa, giustamente, faceva il nome della donna, indicando il paesino di una provincia del centrosud da cui si era mossa anni prima verso Bologna. Qui, oggi, scelgo di tacere le generalità complete di Gabriella: se è agghiacciante il silenzio sulla vicenda poliziesca e giudiziaria, il diritto all’oblio di vicende che possono essere lesive della persona è sacro e inviolabile, soprattutto dopo quasi trent’anni. Accetterò opinioni diverse, se motivate bene.

Gabriella aveva un foulard stretto intorno al collo, labbra cianotiche e una piccola ferita alla testa, forse provocata dalla caduta. Nell’appartamento non c’era denaro, a parte tremila lire in un cassetto. Circa tre euro di oggi. La polizia ipotizzò l’omicidio a scopo di rapina, forse da parte di un cliente. O di qualcuno che si era intrufolato per rubare qualcosa. Finì per rapinarle la vita e la presenza nel mondo. Spero che oggi si riesca a darle un posto nella storia di questa città e un nome e una condanna a chi le rubò tutto.

Un appello che vale per Gabriella, ma anche per tutte le vittime di vicende orribili e tristi come la sua.


2 pensieri riguardo “L’agghiacciante destino di una donna assassinata in via Mirasole e consegnata all’oblio”

  1. Sarebbe giusto e etico presentare un esposto in Procura chiedendo se furono effettuati test dna o se esistono reperti su cui effettuarlo. Non si arriverà al colpevole ma almeno rimarrà la sua firma.

Lascia un commento