Non è un gioco, è azzardo

Riflessioni sul nuovo libro di Stefano Vaccari, alla luce dei dati allarmanti sulla diffusione della ludopatia che giungono dalle indagini svolte sul territorio bolognese

di Cristina Ceretti, consigliera comunale


Centosessantacinque miliardi giocati nel 2025, una media di 3.340 euro a testa, con Comuni dove il conto per abitante sfiora i diecimila. Mentre il gettito per lo Stato, invece, è fermo da quattro anni a poco più di undici miliardi. In mezzo, un milione e mezzo di famiglie toccate dalla dipendenza e un costo sociale e sanitario che nessuno ha ancora messo in bilancio: «Abbiamo chiesto invano ad alcuni concessionari di studiarne l’impatto, per avere una fotografia più chiara. Oggi non esiste una valutazione dell’impatto reale dell’azzardo».

A Bologna per esempio, il giocato totale nel 2025 supera 1 miliardo e 200 milioni. Più di 2 miliardi e mezzo nel territorio metropolitano. Sono i numeri attorno a cui ruota “Non è un gioco, è azzardo. Riflessioni, storie e numeri sull’azzardo (e non solo) in Italia”, il volume di Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di presidenza della Camera, pubblicato da Futura Editrice e curato da Marco Ciarafoni. La prefazione è del cardinale Matteo Zuppi, la postfazione di Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale antiusura. Il ricavato va alla campagna “Mettiamoci in gioco”, trentasei associazioni del volontariato e terzo settore – Caritas, Arci, Libera, Acli, Avviso pubblico, Cgil, Cisl, Uil, Papa Giovanni XXIII – che tengono insieme cura e «resistenza culturale».

Il libro nasce da un’insofferenza. «Mi sono stancato dell’ipocrisia che da quattro anni avvolge questo settore», dice Vaccari. Una situazione che ha più facce. La prima è l’illusione del divieto di pubblicità, aggirato dalle squadre di calcio, e non solo, con artifici lessicali. La seconda è il gioco responsabile, «una copertura», campagne affidate a calciatori e attori per raccontare una partecipazione che, secondo chi vende quei servizi, non fa danni. La terza è la normalizzazione: l’azzardo che diventa quasi un titolo di merito. «Ricordiamo i giocatori di Serie A scoperti a scommettere su piattaforme illegali. Giustificati dalla maggior parte della tv e stampa sportiva».

Poi c’è la tesi più solida da smontare, quella secondo cui il gioco legale sarebbe l’argine al gioco illegale. «Era vero all’inizio della legalizzazione, nei primi anni Duemila. Adesso non lo è più. Lo dice ogni anno la relazione della Direzione nazionale antimafia al Parlamento», che documenta la presenza della ‘Ndrangheta e di altri sodalizi dentro il circuito legale, oggi 1374 secondo il rapporto AzzardoMafia di Libera.

Il resto sono cifre che Vaccari snocciola a memoria. Sessantatre gratta e vinci giocati ogni secondo nel 2025, cinque milioni e mezzo al giorno. Le lotterie istantanee sono il fronte su cui si è scontrato da amministratore, prima sindaco e assessore provinciale, infine parlamentare. E l’online, cresciuto del 180 per cento in due anni dopo la riforma varata dal centrodestra per fare cassa subito. «Secondo me c’è qualcosa che è andato fuori controllo».

A pagare, sostiene, sono sempre di più i minori: i servizi di neuropsichiatria infantile dell’Emilia-Romagna, per esempio, registrano un aumento esponenziale degli accessi, con risorse sempre più esigue. I segnali di speranza stanno nella rete a cui ha destinato il ricavato. Tantissime associazioni che resistono a questa normalizzazione dell’azzardo e si occupano dell’impatto sociale che l’azzardo crea. È giusto provare a sostenerle, per costruire una rete almeno di sostegno della cura. Poi di resistenza culturale a questa tendenza. Insieme all’impegno parlamentare di cambiare l’esistente.

Non c’è condanna o giudizio verso chi cade nella dipendenza, ma una responsabilità collettiva a prendersene cura e accompagnare persone e famiglie nel percorso faticoso di un recupero di fiducia in sé stessi e negli altri. Da qui l’appello a perseverare nel costruire legami e comunità, a cucire gli strappi sociali che agevolano solitudine e paura del futuro. Serve ridurre l’offerta complessiva di gioco nel nostro Paese e alzare l’asticella della legalità per chi opera in questo settore, responsabilizzando in solido i concessionari per ciò che succede a valle dell’offerta.

Un contributo, quello di Vaccari, che rafforza lo spirito con cui, lo scorso 16 settembre, ho richiesto un’Udienza conoscitiva in Commissione Legalità democratica, per analizzare bene i dati bolognesi dell’azzardo e le politiche di prevenzione e cura.


2 pensieri riguardo “Non è un gioco, è azzardo”

  1. Ciao a tutt*

    Se fossi ministro dell’economia emanerei una legge di bilancio basata su due pilastri:

    1) Misure a 360° di contenimento progressivo e potenziale azzzeramento del gioco d’azzardo affinchè tutt* destinino 165 MD€ per utilizzi più produttivi/appaganti

    2) Misure a 360° per portare la condivisione del lavoro di cura e casalingo tra uomini e donne al 50-50, liberando così l’enorme potenziale ancora bloccato di contributo al lavoro ed alla sfera pubblica di queste ultime

  2. Grazie per l’informazione sulla pubblicazione; purtroppo credo che il gioco d’azzardo, legale e illegale, sia anche un modo per combattere solitudini, povertà e disagi umani. Poi inizia anche dove meno uno se lo può aspettare: vedi fantacalcio, ma anche i mercati borsistici online aperti anche ai minori, e aumentati tantissimo, per esempio con le criptovalute

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