A Bologna non si fanno solo moto, packaging, tortellini e gelati

La città produce anche altro oltre alle eccellenze per cui è nota nel mondo: grazie a BI-REX sta dando vita a un InnoSistema dove l’IA nata in Italia risolve temi socialmente rilevanti e restituisce vera competenza alle persone

di Maurizio Morini, imprenditore e innovation manager


C’è un’idea di Bologna che circola fuori dai confini e che funziona benissimo: la città delle due ruote, del packaging, della mortadella (anche nei tortellini) e del gelato artigianale. Tutto vero.

Ma è una fotografia parziale, scattata con un obiettivo troppo stretto. Sotto quella superficie, il territorio emiliano-romagnolo ha costruito in vent’anni un tessuto che nessuna eccellenza manifatturiera, da sola, avrebbe potuto generare: competenze di frontiera, infrastrutture di ricerca, reti di imprese e start up capaci di stare nelle partite globali dell’intelligenza artificiale.

Il “BI-REX Competence Center” di Via Paolo Nanni Costa è una di queste infrastrutture. Un luogo in cui può accadere che imprese, start up e partner si confrontino su un tema preciso: come si costruisce un InnoSistema, cioè un sistema di innovazione collaborativa, e come si dimostra che quell’innovazione ha prodotto valore economico e sociale.

L’InnoSistema, ovvero l’innovazione che si può misurare

L’idea portante dell’evento è che l’innovazione non sia un atto eroico e solitario, ma un fatto di rete. Tutto ciò nasce in coerenza con il framework NIO — Nuova Intelligenza Organizzativa, che prova a rispondere a una domanda scomoda: quanto valore aggiunto sociale ha generato davvero un progetto di innovazione e come l’Intelligenza artificiale (IA)  può rendere più agevole l’attività nelle organizzazioni?

Non è una questione accademica. Le imprese che hanno applicato questi metodi portano in panel esperienze concrete, misurabili, verificabili. E vediamo come le innovazioni presentate sono quelle che gli studiosi di strategia definiscono “strutturali ma non disruptive”, ovvero che intercettano nuovi bisogni senza creare problematiche in altri settori, quindi con impatto sociale innovativo.

Le start up nate in ambito BI-REX

Partiamo proprio da ciò che è nato in BI-REX. Astreo è un’azienda innovativa, incubata nel “Competence Center”, capace di trasformare il monitoraggio energetico in un percorso concreto di efficientamento. La soluzione combina sensori IoT sviluppati internamente con un’intelligenza artificiale proprietaria, che analizza i dati raccolti dai macchinari per riconoscere sprechi, consumi in standby e inefficienze operative. A partire da queste analisi, l’IA genera automaticamente report con azioni mirate, indicando alle aziende dove e come intervenire per risparmiare. È questa integrazione tra misurazione, analisi e indicazioni operative a consentire una riduzione dei consumi fino al 30%, attraverso l’attuazione degli interventi suggeriti. Astreo rende così accessibile anche alle Piccole e medie imprese (Pmi) un approccio continuo e misurabile all’efficienza energetica, capace di ridurre i costi e l’impatto ambientale della produzione.

ll “Living Lab BI-REX” nasce nell’ambito di “Dare” – Digital Lifelong Prevention, iniziativa finanziata dal Piano Nazionale Complementare al Pnrr (Pnc) per promuovere la prevenzione e la salute attraverso le tecnologie digitali. Il progetto mette al centro l’equilibrio vita-lavoro e la consapevolezza del proprio benessere, portando l’attenzione su riposo, attività fisica e recupero, anche rispetto al rischio di burnout e alle sue conseguenze sulle persone e sull’organizzazione. La sperimentazione ha raccolto un anno di dati attraverso anelli “OURA” e sviluppato un’app che integra sensori indossabili e propone attività e sfide per incoraggiare abitudini più salutari. Per le aziende, questa esperienza offre strumenti e competenze per sperimentare iniziative di benessere con i dipendenti, favorirne il coinvolgimento e valutarne l’utilizzo nel tempo. L’obiettivo è rendere più concrete le scelte di welfare e prevenzione, attraverso riscontri raccolti nella quotidianità.

Una nuova categoria di IA, nata in Italia

Altro caso emblematico di innovazione differenziante arriva da una start up bolognese, “TetiAI”, che ha appena rilasciato “Teti-Cognition”: il primo modello di una categoria nuova, i Cognition models. Il punto di partenza è un esperimento semplice e brutale. Si prendono richieste reali inviate a un assistente IA e si danno due volte allo stesso modello. La prima volta da solo. La seconda con il segnale di teti-cognition-1, che legge come quella persona sta pensando in quel momento.

Il modello è piccolo, open source e gira in locale. Non genera testo: legge la conversazione e risponde direttamente dalle probabilità del prossimo token, lasciando all’assistente la decisione su come usare il segnale.

È l’esatto contrario della corsa all’automazione totale: non bloccare l’IA, non aggiungere attrito ovunque, ma accorgersi del momento in cui qualcuno smette di pensare e aiutarlo a continuare.

Sullo stesso principio si muovono i Pups, agenti personali autonomi che ricevono un incarico, lo scompongono in passaggi, pianificano ed eseguono anche in assenza dell’utente, e ricontattano la persona solo quando serve una decisione strategica. Tutto in coerenza con il modello NIO citato.

Delega operativa, non delega di pensiero. Ogni Pup ha un proprio spazio di lavoro e impara dalle abitudini del proprietario, su infrastruttura europea e con standard di conformità normativa.

Arriviamo al welfare: l’IA che lavora per le persone

Abbiamo già accennato a “Living Labs”, per il suo impatto sul benessere delle persone. In questo senso e con un’estensione che arriva alle famiglie lavora MINDYUM!, la webapp di “GiustoPasto”, società benefit che propone un approccio innovativo per accrescere l’attenzione sociale verso le abitudini alimentari e il loro ruolo fondamentale nella costruzione e nel mantenimento di un organismo sano.

L’attenzione alla mente diventa il punto di partenza per migliorare l’equilibrio dei nutrienti dell’intero piatto, in una prospettiva di benessere di tutto l’organismo.

Spesso gli ingredienti ci sono già: ciò che manca è quel piccolo aggiustamento capace di bilanciare la ricetta.

Per individuarlo, “MINDYUM!” utilizza un calcolatore proprietario sviluppato su base scientifica, che analizza la composizione della preparazione e restituisce score rispetto a specifici equilibri nutrizionali.

Su questa base interviene l’Intelligenza Artificiale Etica, che suggerisce semplici modifiche alle proporzioni degli ingredienti o l’aggiunta di piccole quantità di alimenti facilmente reperibili al supermercato.

L’innovazione sta nel collegare analisi, personalizzazione e ottimizzazione, traducendo la complessità nutrizionale in indicazioni concrete per migliorare una ricetta in poche mosse. Un approccio che aiuta le famiglie nelle scelte quotidiane e trova applicazione anche nella ristorazione collettiva e nell’attività dei professionisti della salute e dell’alimentazione.

“MINDYUM!” porta così l’innovazione nella alimentazione quotidiana, aiutando le famiglie a migliorare l’equilibrio delle ricette e offrendo uno strumento di supporto ai professionisti, nel rispetto delle loro competenze.

La tecnologia, quindi, può contribuire a costruire nuove forme di welfare, offrendo strumenti capaci di sostenere contemporaneamente l’autonomia delle persone anziane e la serenità dei familiari. È in questo ambito che si inserisce anche “Angelo CareTV”, il sistema di sicurezza domiciliare da remoto sviluppato (anche grazie al Test before Invest di “BI-REX”) da “Care-TV srl”, società modenese (gruppo “Techboard”) che ha scelto di utilizzare uno degli oggetti più familiari agli anziani: il televisore di casa. Attraverso lo schermo vengono trasmessi promemoria e comunicazioni, mentre un sistema di rilevazione ambientale consente di monitorare eventuali situazioni anomale senza richiedere l’utilizzo di braccialetti o altri dispositivi indossabili.

Il sistema è progettato per tutelare la riservatezza della persona: in presenza di eventi rilevati come potenzialmente critici, l’intelligenza artificiale può attivare un collegamento audio e video con l’applicazione utilizzata dal caregiver sul proprio smartphone.

Il valore sociale: non consumare competenza, bensì produrne

Qui sta il punto che merita di essere affermato con chiarezza, perché è il cuore del valore sociale dell’InnoSistema. Un modello che rinuncia a consegnare il compito pronto e restituisce una domanda o alternative non è un’innovazione “incompleta”: è un’innovazione che non consuma la competenza di chi la usa, ma la costruisce. La differenza, in termini sociali, è enorme.

Pensiamo a cosa significa per un Paese come l’Italia, dove il divario di competenze digitali è tra i più alti d’Europa e dove la produttività delle Pmi dipende dalla capacità delle persone di usare gli strumenti, non solo di possederli. Un’IA che risponde al posto nostro ci rende più veloci oggi e più fragili domani. Un’IA che ci aiuta a pensare meglio ci rende oggi più lenti di cinque minuti e più autonomi per anni. È la differenza tra digitalizzazione come sostituzione e digitalizzazione come capacitazione.

Vale l’assunto centrale proposto alla nostra costante riflessione: le imprese agenti che scompigliano le carte giocate dai nostri imprenditori locali che sono gli eredi dei fondatori al tempo della Civiltà Meccanica? In molti casi la risposta è sì, visto che da una parte i fondi di private equity premiano chi si colloca “In continuità” con i sistemi esistenti, e non vanno a cogliere le vere opportunità di miglioramento sociale.

Il valore sociale dell’InnoSistema sta esattamente qui: nel mettere in rete soggetti diversi – imprese, centri di ricerca, start up, enti di formazione, attori del welfare – attorno a un obiettivo comune che nessuno di loro raggiungerebbe da solo. Non è un fatto di marketing. È la condizione perché l’innovazione generi benefici che in prima battuta restano sul territorio, invece di essere estratti e portati altrove.

Perché le policy pubbliche dovrebbero favorirlo

E qui si arriva al punto politico, nel senso nobile del termine. Se l’InnoSistema produce valore sociale misurabile, allora le policy pubbliche dovrebbero sostenerlo con strumenti adeguati: incentivi alla collaborazione tra imprese e ricerca, acquisto pubblico di innovazione, formazione continua finanziata, e soprattutto una logica di valutazione che premi l’impatto, non solo la spesa.

Il problema è che le policy sono spesso disegnate su perimetri amministrativi rigidi, mentre l’innovazione collaborativa non conosce confini. Ed è esattamente ciò che si vuole far accadere: si mettono in rete realtà che operano in ambiti territoriali non omogenei. Non è un dettaglio organizzativo, è la sostanza del modello.

“BI-REX”, tornando all’inizio del nostro racconto, lo dimostra in modo plastico. Il centro ha sede principale a Bologna – ed è l’unico degli otto Competence Center nazionali a guida prevalentemente industriale – ma ha aperto una sede operativa a Palermo, in viale delle Scienze, per stare vicino al tessuto produttivo del Mezzogiorno. E fa parte di una rete nazionale di otto centri ad alta specializzazione istituiti dal MIMIT: BI-REX a Bologna, CIM 4.0 a Torino, MADE a Milano, ARTES 4.0 a Pisa, SMACT a Padova, START 4.0 a Genova, Cyber 4.0 a Roma, MedITech tra Napoli e Bari.

Otto centri, otto specializzazioni, otto territori con tessuti produttivi molto diversi tra loro. Metterli in rete significa accettare che l’innovazione non nasca ovunque allo stesso modo e non produca gli stessi frutti ovunque. Significa progettare policy che trattino la disomogeneità come una risorsa – la complementarità tra chi sa fare manifattura avanzata e chi sa fare big data, tra chi ha il mercato e chi ha la ricerca – invece che come un ostacolo da appianare.

È una sfida difficile, e per questo vale la pena affrontarla. Un InnoSistema che riesce a far collaborare Bologna e Palermo, un politecnico e una Pmi di provincia, un’azienda agricola e una start up di intelligenza artificiale, ha costruito qualcosa che nessun fondo di investimento può comprare: un sistema che si autorigenera.

Il bivio dell’incertezza

Il professor Piero Formica, che chiuderà i lavori, parlerà proprio di questo: il mondo di fronte al bivio dell’incertezza, innovare nell’instabilità. È la sintesi giusta. Non si innova in un mondo stabile, perché in un mondo stabile non serve. Si innova quando le regole cambiano e le certezze si spostano – e in quei momenti, oggi più che mai, la differenza la fa chi ha una rete, non chi ha un solo punto di forza.

Bologna, a quanto pare, può contribuire a far fare anche questo.

Per partecipare all’evento sull’InnoSistema a BI-REX: L’Innovazione che fa la Differenza.


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