L’addio a Gerardo Bombonato: passione, rigore e talento della cronaca

Storica firma del “Carlino”, già presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti e direttore dell’Ufficio stampa dell’Assemblea legislativa regionale, Gerry, come era chiamato nel mondo dell’informazione, ci ha lasciati a 75 anni. Cinquant’anni di professionalità, impegno, precisione, schiena dritta, allergia ai compromessi, capacità di difendere le proprie idee, la franchezza assoluta pur nel garbo di un carattere gioviale. I funerali si terranno sabato alle 14 nel Pantheon della Certosa

di Mauro Bassini, giornalista


Lo conobbi quasi cinquant’anni fa nella sua Rovigo, dove fui spedito a rimpiazzare un collega partito per il viaggio di nozze. Autunno 1980. Gerardo Bombonato, che ci ha appena lasciato a 75 anni, non era ancora assunto, era un abusivo, come si diceva allora. Ma era un pilastro della piccola redazione rodigina guidata da un grande caposervizio, Pierluigi Visci, futuro direttore del gruppo “Carlino-Nazione-Giorno”, i tre giornali riuniti nel “Quotidiano nazionale”.

Non ci voleva molto a capire che Gerardo era un formidabile talento fatto di passione, preparazione, precisione. I suoi articoli di cronaca bianca aprivano spesso la prima pagina. La giornata di lavoro era lunga, ma scandita da piacevoli rituali ai quali Visci non rinunciava: l’aperitivo di gruppo al bar sotto la redazione, davanti a un bicchiere di Mateus. O una cena ogni tanto in un buon ristorante che oggi non esiste più. Gerry c’era sempre, a quelle belle cene e anche a quegli aperitivi che diventavano una efficace e divertente riunione di redazione. Carattere forte, Gerardo. Lo capimmo ben presto, da certe sue schermaglie giovanili con Vittorio Sgarbi, che a Rovigo ebbe un incarico importante. Importante almeno potenzialmente.

Ci ritrovammo qualche anno dopo a Bologna, quando il direttore Marco Leonelli ci affidò la guida della cronaca cittadina del Carlino. Anni 1988 e 1989. Non so come avrei fatto senza Gerry. Fu un lavoro duro che cementò la nostra amicizia. Non si iniziava tardi e non si finiva mai presto. Ci si rilassava a cena con le nostre mogli, a casa mia, a casa sua o dall’indimenticato Gianni Cristofori, guru di “Bologna Sport”. Sempre che alle dieci di sera gli orrori della Uno bianca non ci costringessero a piantare lì i tortellini per correre al giornale a rifare tutto daccapo entro le due di notte. Anni difficili, nonostante un’ottima redazione di cui Gianni Leoni era la punta di diamante, e nonostante l’impegno di Gerry che non si tirava mai indietro. Gerry c’era sempre, anche negli orari in cui avrebbe preferito essere a casa, o al cinema, o a una partita di rugby, sua grande passione.

Carattere garbato ma d’acciaio, a volte non facile, sempre rigoroso e con la schiena dritta. Mi piaceva anche per questo, oltre che per la sua scrittura secca, semplice e colta, efficacissima. Mi piaceva anche per la sua allergia ai compromessi, per la forza con cui difendeva le sue idee che, ovviamente, qualche volta non erano le mie. Nell’incarico di direttore dell’ufficio stampa dell’Assemblea legislativa della Regione, nell’impegno sindacale e nell’Ordine dei giornalisti trovò nuove motivazioni. Seppe farsi apprezzare come pochi, anche un paio d’anni fa, quando i vertici nazionali lo spedirono a Napoli come commissario straordinario, a risanare un Ordine dei giornalisti agonizzante, in cui troppi avevano le chiavi della sede e nessuno rispondeva della stravagante gestione di qualche conto corrente. Gerry non si tirò indietro, nonostante i problemi di salute si fossero aggravati. Anche a Napoli fece un lavoro energico e apprezzato.

Era sempre sorridente, anche quando certi problemi gli avvelenavano l’umore. Mi indignai più di lui quando, ai tempi del suo incarico in Regione, Gerardo fu imputato in un inqualificabile processo. Fu accusato di truffa e falso per avere versato 10mila euro di soldi pubblici per finanziare un corso che (secondo una lettera anonima inviata in Procura, sì, una lettera anonima) non sarebbe mai stato portato a termine. La magistratura lo rinviò a giudizio senza nemmeno ascoltarlo. Tutto finì con un’assoluzione perché il fatto non sussiste. Insomma, ci fu un lieto fine, se può esserci un lieto fine a una porcheria del genere. Nel frattempo, Bombonato si era dimesso dalla presidenza dell’Ordine, come fanno le persone perbene in casi come questo. Nessuno gli ha chiesto scusa, nessuno ha pagato per l’ingiusta sofferenza che in tanti vedevamo nei suoi occhi. Lo sa bene Daniela che con Gerardo ha trascorso tanti anni intensi e sereni, dandogli una figlia che oggi è una splendida ragazza. 

Ci sarà tanta gente a salutarlo per l’ultima volta nella cerimonia funebre che si terrà sabato 31 ottobre: camera ardente dalle 12.45, poi alle 14 nel Pantheon della Certosa. Ci sarà mezzo “Carlino” (tipografi, impiegati, giornalisti) perché al giornale “Bombo” sapeva farsi volere bene, aveva una battuta per chiunque, sapeva creare un clima speciale. Speciale come lui.


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